Il governo intende concedere ai consigli locali nuovi poteri senza precedenti per limitare la diffusione dei punti gioco, soprattutto nelle aree più esposte al rischio di gioco problematico, nell’ambito di una strategia più ampia per il rilancio delle città e delle high street britanniche.
Crescono nel Regno Unito le pressioni politiche affinché il primo ministro Keir Starmer abolisca una norma definita “obsoleta” che limita il potere delle comunità locali di impedire l’apertura di agenzie di scommesse e sale slot aperte 24 ore su 24 nelle vie commerciali. A riportarlo è The Guardian.
In una lettera inviata al premier, quasi 300 tra parlamentari, amministratori locali e attivisti hanno chiesto di superare la cosiddetta regola dell’“aim to permit”, introdotta nel 2005 con la liberalizzazione del settore del gioco durante il governo Labour di Tony Blair. La norma impone alle autorità di licenza – come i consigli comunali o la Gambling Commission – di orientarsi, per legge, verso l’autorizzazione di nuove attività di gioco.
Secondo la deputata laburista Dawn Butler, che ha coordinato l’iniziativa, questa impostazione ha di fatto reso i consigli comunali inermi di fronte alle richieste di nuove licenze, anche in presenza di una forte opposizione da parte dei residenti. “Le nostre high street vengono svuotate da un aumento di sale scommesse e slot h24, mentre le comunità locali restano senza strumenti di difesa”, ha dichiarato Butler.
Lo scorso anno il governo aveva promesso di rafforzare i poteri degli enti locali, consentendo loro di valutare l’impatto cumulativo della presenza di sale gioco e agenzie di scommesse in una determinata area.
I firmatari della lettera – tra cui anche il sindaco della Greater Manchester Andy Burnham – pur accogliendo positivamente l’introduzione delle valutazioni di impatto cumulativo, ritengono che le misure annunciate non siano sufficienti. L’obiettivo, spiegano, non è vietare le scommesse occasionali, ma proteggere le strade commerciali, sostenere i cittadini vulnerabili e restituire potere decisionale alle comunità locali.
Secondo i promotori, la revisione della regola dell’“aim to permit” rappresenterebbe un passaggio cruciale di una normativa che costituisce uno dei pilastri della regolamentazione britannica del gioco fin dall’entrata in vigore del Gambling Act nel 2007. In precedenza, gli operatori erano tenuti a dimostrare l’esistenza di una domanda non soddisfatta prima di poter aprire nuovi punti gioco.
Dawn Butler ha inoltre annunciato la presentazione di una proposta di legge tramite la procedura del 10-minute rule bill, uno strumento che consente ai deputati di illustrare brevemente nuove iniziative legislative e che viene spesso utilizzato per testare l’orientamento del Parlamento.
La lettera è stata sottoscritta da 280 persone, tra cui 46 deputati, sei membri della Camera dei Lord e 216 consiglieri locali, oltre a numerosi attivisti per una riforma della regolazione del gioco. I promotori citano dati secondo cui oltre un milione di persone nel Regno Unito soffrirebbe di problemi legati al gioco, con effetti diretti o indiretti fino al 20% della popolazione, inclusi costi per i servizi pubblici, difficoltà finanziarie e suicidi.
Di diverso avviso l’industria del settore. Un portavoce della Betting & Gaming Council ha ricordato che le sole agenzie di scommesse sostengono 46mila posti di lavoro e contribuiscono con quasi 1 miliardo di sterline l’anno in tasse dirette, oltre a 60 milioni in imposte locali. Dal 2019, ha aggiunto, il numero dei betting shop è comunque diminuito del 29%, con oltre 2.300 chiusure.
Il Department for Culture, Media and Sport ha infine ribadito che il governo intende concedere ai consigli locali nuovi poteri senza precedenti per limitare la diffusione dei punti gioco, soprattutto nelle aree più esposte al rischio di gioco problematico, nell’ambito di una strategia più ampia per il rilancio delle città e delle high street britanniche.
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