19 Aprile 2026 - 20:34

Regno Unito. Premier League: fino a 80 milioni di sterline di perdite dal divieto sul gambling

La Premier League si prepara a fare i conti con un impatto economico rilevante legato allo stop alle sponsorizzazioni del gioco d’azzardo sulle maglie. Secondo un’analisi del Guardian, i mancati

07 Aprile 2026

La Premier League si prepara a fare i conti con un impatto economico rilevante legato allo stop alle sponsorizzazioni del gioco d’azzardo sulle maglie. Secondo un’analisi del Guardian, i mancati ricavi complessivi potrebbero arrivare fino a 80 milioni di sterline nella prossima stagione.

Il dato emerge mentre il campionato inglese si avvicina all’entrata in vigore del divieto volontario, concordato con il governo britannico, che impedirà ai brand di betting di comparire sulla parte frontale delle divise. Una misura che, se da un lato risponde a esigenze di tutela, dall’altro sta generando un vero e proprio terremoto nel mercato delle sponsorizzazioni.

Nove club senza sponsor (per ora)

Secondo il quotidiano britannico, nove club non hanno ancora trovato uno sponsor principale per la prossima stagione e dodici non hanno firmato alcun accordo definitivo. Il rischio concreto è che alcune squadre possano iniziare il campionato senza alcun marchio sulla maglia.

La situazione è particolarmente complessa per i club al di fuori delle cosiddette “big six”, che storicamente beneficiano di accordi commerciali più solidi e internazionali.

Per anni gli operatori di gioco – soprattutto attivi nei mercati asiatici – hanno garantito cifre molto elevate in cambio di visibilità globale. La loro uscita dal mercato ha innescato una forte contrazione dei valori. Secondo fonti interne ai club citate dal Guardian, le nuove offerte per le sponsorizzazioni sulle maglie risultano inferiori anche del 50%, passando da una forchetta di 8-12 milioni di sterline a circa 4-5 milioni annui. Una dinamica che riflette un mercato diventato improvvisamente più competitivo ma con meno risorse.

Alcuni club stanno tentando soluzioni alternative: il Bournemouth, ad esempio, ha spostato il proprio sponsor di stadio sulla maglia, mentre il Brentford è vicino a promuovere il partner del training kit come sponsor principale. In altri casi si punta a riorganizzare gli accordi esistenti, sfruttando spazi pubblicitari ancora consentiti come le maniche o le attività a bordo campo.

Big club sempre più lontani

Il divieto sta anche ampliando il divario economico interno alla lega. Club come Arsenal F.C., Liverpool F.C., Manchester City F.C. e Manchester United F.C. possono contare su accordi pluriennali con sponsor globali dal valore compreso tra i 50 e i 60 milioni di sterline annui, rendendoli meno esposti agli effetti del nuovo scenario.

Al contrario, per gli altri club la ricerca di nuovi partner si sta rivelando complessa e, in molti casi, economicamente penalizzante.

L’uscita dei brand di gambling dal principale spazio commerciale delle maglie sta inoltre generando effetti indiretti su altri segmenti della sponsorizzazione, come sleeve e training kit, con una redistribuzione delle risorse che rischia di comprimere ulteriormente i ricavi. In controtendenza, le serie inferiori inglesi potrebbero beneficiare della situazione: la English Football League, che non ha introdotto restrizioni analoghe e mantiene accordi con operatori di scommesse, potrebbe attrarre parte degli investimenti in uscita dalla massima serie. Il nuovo equilibrio del mercato appare quindi ancora in fase di assestamento, ma una cosa è certa: il rapporto tra calcio inglese e industria del gioco sta entrando in una fase profondamente diversa.

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