Il Betting and Gaming Council (BGC) interviene sul dibattito relativo alla pubblicità del gioco d’azzardo nel Regno Unito, mettendo in guardia dai possibili effetti di un divieto generalizzato sulla tutela
Il Betting and Gaming Council (BGC) interviene sul dibattito relativo alla pubblicità del gioco d’azzardo nel Regno Unito, mettendo in guardia dai possibili effetti di un divieto generalizzato sulla tutela dei consumatori.
Grainne Hurst, CEO del Betting and Gaming Council, ha definito il rapporto «profondamente fuorviante», sostenendo che le proposte contenute nel documento rischierebbero di indebolire, anziché rafforzare, la protezione dei consumatori.
«La Gran Bretagna dispone già di norme rigorose in materia di pubblicità del gioco, specificamente concepite per proteggere i minori e le persone vulnerabili – ha dichiarato Hurst -. Gli operatori associati al BGC sono andati oltre, introducendo il divieto “whistle-to-whistle” durante gli eventi sportivi trasmessi in diretta e ulteriori restrizioni al marketing digitale».
Secondo il BGC, uno degli aspetti più preoccupanti del rapporto sarebbe la scarsa considerazione riservata alla crescita del mercato illegale del gioco. «Il rapporto sembra voler respingere la minaccia, in rapida crescita, rappresentata dal mercato illegale semplicemente perché non si adatta alle sue conclusioni», ha affermato Hurst.
Il BGC sottolinea quindi la differenza tra gli operatori autorizzati e quelli illegali, evidenziando come la possibilità di fare pubblicità rappresenti uno degli elementi distintivi del sistema regolamentato. Gli operatori autorizzati devono rispettare rigorose regole pubblicitarie, effettuare verifiche sull’età dei clienti, offrire strumenti di autoesclusione e adottare interventi di gioco più sicuro, oltre a contribuire attraverso la fiscalità e il finanziamento di attività di trattamento, prevenzione e sostegno allo sport britannico. «Gli operatori illegali non fanno nulla di tutto questo», ha aggiunto Hurst.
Nel suo intervento, il BGC richiama anche alcune esperienze internazionali. «Ci sono importanti lezioni che arrivano dall’estero e che non dovrebbero essere semplicemente ignorate», ha affermato la CEO. Tra gli esempi viene citata l’Italia, dove il divieto pressoché totale della pubblicità del gioco è stato introdotto diversi anni fa, ma il mercato illegale continua, secondo il BGC, a rappresentare un fenomeno significativo.
Viene inoltre richiamato il caso dei Paesi Bassi, dove le restrizioni alla pubblicità sono state notevolmente rafforzate. Secondo quanto riportato dal BGC, l’autorità di regolamentazione olandese avrebbe messo in guardia dall’introduzione di un divieto totale della pubblicità, rilevando al contempo che circa la metà della spesa per il gioco avverrebbe attualmente presso operatori autorizzati.
«Tutto questo non significa essere contrari a regole pubblicitarie rigorose – ha precisato Hurst -. Significa sostenere una regolamentazione proporzionata e basata sulle evidenze, che riconosca la differenza fondamentale tra le imprese che operano all’interno di uno dei settori più strettamente regolamentati dell’economia e gli operatori illegali, che ignorano ogni regola».
Secondo il BGC, un divieto generalizzato della pubblicità eliminerebbe uno degli elementi di vantaggio competitivo derivanti dall’essere autorizzati e sottoposti a regolamentazione, senza impedire agli operatori illegali di rivolgersi ai consumatori britannici.
«Questo rischio merita di essere preso seriamente in considerazione, non liquidato», ha concluso Hurst.
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