16 Luglio 2024 - 21:40

Registro Unico degli Esclusi dal gioco: l’Università Tor Vergata presenta la IIa fase della ricerca

Si apre questa mattina a Roma presso Palazzo Valentini la presentazione da parte dell’Università Tor Vergata della seconda fase della ricerca sul Registro Unico degli Esclusi con focus sul gioco

10 Luglio 2024

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Si apre questa mattina a Roma presso Palazzo Valentini la presentazione da parte dell’Università Tor Vergata della seconda fase della ricerca sul Registro Unico degli Esclusi con focus sul gioco fisico.

La ricerca ha inteso approfondire l’argomento sia al fine di un ampliamento dell’attuale sistema dell’autoesclusione, ad oggi è limitato al solo gioco online, sia per valutare le possibili modalità di realizzazione della c.d “eteroesclusione”, intesa come esclusione dal gioco di un giocatore da parte di soggetti terzi rispetto al giocatore stesso. In questa seconda fase si è voluto analizzare le modalità per la realizzazione di un Registro Unico delle Esclusioni (R.U.E.) del settore terrestre dei giochi con vincita in denaro.

Hanno partecipato all’evento il rettore dell’Università Tor Vergata, Nathan Levialdi Ghiron, Stefano Marini, preside facoltà di medicina, Pasquale Farsetti del dip scienze cliniche, Cristiano Iurilli, Responsabile area legale del Gruppo ricerche diritti e salute del giocatore consumatore, Laura D’Angeli, componente del Gruppo e Roberto Basile del Dip Ingegneria dell’Impresa.

Il Presidente del Consiglio Regionale del Lazio Antonio Aurigemma è intervenuto affermando: “E’ importante ascoltare la voce degli operatori del settore per permettere alla politica di fare sintesi tra gli giusti interventi. Interventi del passato, anche a livello locale non hanno fatto altro che far passare il gioco dal canale legale a quello illegale. Occasioni come queste permettono di mettere in evidenza le ricerche degli studiosi. Come detto dal viceministro Leo è necessario anche uniformare le norme. Si è ipotizzato di destinare una parte delle risorse derivanti dall’offerta di gioco proprio agli enti locali per permettere loro di attivare strumenti di contrato e gestione della dipendenza da gioco.

Da parte della nostra Regione c’è la massima disponibilità. E’ importante condividere con gli altri presidenti delle regioni una proposta da sottoporre all’Agenzia ADM” ha concluso.

Nella prima fase della ricerca, i ricercatori dell’Università Tor Vergata avevano condotta un’analisi comparata delle esperienze su tale tema di: Belgio, Francia, Gran Bretagna, Spagna, Germania, e Arizona.

Una efficace strategia di esclusione dal gioco, come emerge dalle evidenze scientifiche e dall’analisi comparativa internazionale, dovrebbe basarsi su un sistema che sia per quanto possibile indipendente dalle tipologie di gioco, mediante un approccio che dia maggiore rilevanza al concetto di responsabilizzazione di tutti gli attori della filiera del gioco, alla qualificazione dell’offerta di gioco, alla realizzazione di adeguati e nuovi modelli di habitat di gioco, il tutto mediante un trend collaborativo.

“Dagli studi realizzati nella prima fase del progetto ci siamo accorti che non esistono molte best practices, soprattutto per quanto riguarda il gioco fisico – ha affermato Laura D’Angeli.

Quando parliamo di esclusione parliamo di uno strumento volontario, non punitivo. Ma occorre considerarlo tra le misure di prevenzione nella tutela del giocatore. Per attuarla non basta realizzare un registro, ma occorre avere un approccio olistico che tenga conto delle necessità del giocatore.

Dalle nostre analisi abbiamo evidenziato come la tipologia del punto vendita incida sulla implementazione del RUE.

Dal 2021 al 2023 nel gioco online si registra una crescita dell’utilizzo di questo strumento probabilmente proporzionale alla crescita della domanda verso questo canale di gioco. Il giocatore usa più volte questo strumento, mostrando tra le varie durate. Il RUE può essere usato anche per fissare il budget di spesa degli utenti.

Il fatto che il RUE sia utilizzato online significa che è uno strumento che funziona quindi dobbiamo capire come implementarlo anche nell’offerta fisica.

Analizzando le tipologia di punti vendita -spiega D’Angeli – possiamo dire che ci sono delle fasi comuni per i vari luoghi di gioco nei quali il giocatore può essere informato sulla possibilità di autocontrollare il proprio gioco. Occorre intervenire in queste fasi con l’intervento del personale oppure attraverso gli schermi informativi interni alle sale o agli esercizi”.

“la strategia della comunicazione è un passaggio fondamentale. E’ importante rafforzare la parte informativa, con fasi nelle quali si può informare l’utente nei luoghi fisici: magari realizzando anche un portale dell’autoesclusione dove trovare tutte le informazioni necessarie per usare  e trarre beneficio da questo strumento. Usiamo anche i tutorial e tutti gli strumenti usati e sviluppati dal giocatore” ha concluso.

Roberto Basili ha spiegato come dovrebbe effettivamente funzionare il RUE per il gioco fisico. Dopo la registrazione da parte del giocatore si attiva una fase di monitoraggio. Dopo di che se l’utente entra in una sala si attiva la fase dell’Alerting e l’informazione viene resa disponibile al concessionario e all’autoescluso.

“Nei luoghi di gioco, una volta informato il concessionario, si può attivare il contatto tra sala e autoescluso.

Lo scambio delle informazioni verso tutti gli attori è un aspetto chiave. Sono fondamentalmente tre gli attori del RUE: il portale web di riferimento a cui il giocatore ha accesso, il sistema centralizzato di autoesclusione e il vero e proprio registro”.

Interessante l’esposizione del prof. Basili in merito alle tecnologie che possono essere usati per essere autoesclusi dal gioco, come il ricorso a dispositivi indossabili per supportare l’utente in questa scelta. Altra possibilità è quella dell’uso del telefonino, con applicazioni che rilevano gli spostamenti del giocatore e che può contattare il concessionario sulla presenza dell’autoescluso.

“Tra le vie possibili si è valutato anche l’uso di telecamere con riconoscimento visivo. Ricordiamo che il tracciamento digitale molto spesso rappresenta un’opportunità e non solo un limite.

In conclusione, le tecnologie basate sul cellulare rappresentano quelle più flessibili e meno impattanti sulle attuali condizioni di gioco” ha concluso Basili.

“Nella ricerca abbiamo cercato di concentrarci su tutti gli strumenti attivabili. Ma ora va valutata la normativa italiana e come il legislatore può attuare l’autoesclusione prevista nella legge delega – ha affermato l’avv. Cristiano Iurilli.

La parte dell’informazione è importante, e andrà affrontato anche l’aspetto pubblicità, magari rivedendo in futuro la norma.

Abbiamo realizzato un bilanciamento degli interessi, sia quelli legati alla tutela delle imprese, sia quelle legate alla tutela della salute e delle entrate erariali dello Stato.

Lo strumento dell’autoesclusione può essere ricondotto all’autonomia privata e che consente al giocatore di intervenire su un contratto privato, quello di gioco.

Sicuramente l’uso delle nuove tecnologie apre il problema della privacy, che dovrà essere affrontato dal Legislatore. Anche il tema dell’anonimato va considerato. Occorre fare distinzione tra identificazione fisica e anagrafica, in modo che un soggetto venga individuato senza ricorrere al trattamento dei dati personali, che vanno coinvolti nella minor misura possibile.

Infine ci sono i sistema di AI, capre i rischi possibili, i pro e i contro, che secondo noi sono limitati visto che l’autoesclusione è una volontaria attività di esclusione dal gioco”.

Iurilli ha parlato anche di autoesclusione inclusiva, attivabile non tramite gli strumenti digitali ma grazie a Poste Italiane. Lo Stato andrà coinvolto e dovrà supportare l’autoescluso nella fase post autoesclusione.

 

PressGiochi

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