La Giunta della Regione Lazio ha approvato il Piano regionale triennale 2025–2027 dedicato al contrasto del gioco d’azzardo patologico e delle dipendenze patologiche, stanziando oltre 29 milioni di euro provenienti
La Giunta della Regione Lazio ha approvato il Piano regionale triennale 2025–2027 dedicato al contrasto del gioco d’azzardo patologico e delle dipendenze patologiche, stanziando oltre 29 milioni di euro provenienti da fondi nazionali. La quota principale delle risorse, pari a circa 27 milioni di euro distribuiti in tre anni attraverso il Fondo Dipendenze Patologiche, sarà affiancata da ulteriori 2 milioni destinati alle Comunità terapeutiche accreditate tramite il Fondo Prevenzione e Recupero.
Il provvedimento punta a rafforzare l’integrazione tra area sanitaria e area sociale, attraverso una collaborazione strutturata tra assessorati regionali, ASL, ASP ed enti del Terzo Settore. L’obiettivo è costruire percorsi continui di assistenza che accompagnino le persone sia nella fase clinica della cura sia nel successivo reinserimento sociale, con particolare attenzione ai giovani e ai soggetti più vulnerabili.
Le linee di intervento previste dal piano si concentrano su prevenzione, potenziamento dei servizi e percorsi di cura e inclusione. Tra le iniziative programmate figurano attività di sensibilizzazione nelle scuole, programmi nei luoghi del divertimento e l’impiego di unità mobili dedicate alla riduzione del danno. È inoltre previsto un rafforzamento della diagnosi precoce, soprattutto nei confronti dei minori e delle persone con doppia diagnosi, insieme a protocolli specifici rivolti alla popolazione detenuta e a misure alternative alla detenzione.
Una parte importante del progetto riguarderà anche l’inclusione sociale, attraverso l’istituzione di un tavolo regionale finalizzato a favorire l’accesso all’abitazione e all’inserimento lavorativo delle persone coinvolte nei percorsi di recupero.
Il piano comprende infine interventi per il rafforzamento del sistema dei servizi, con nuove assunzioni, percorsi di formazione continua per gli operatori e attività di ricerca epidemiologica finalizzate a individuare anche i cosiddetti “sommersi”, ovvero le persone con dipendenze che non risultano ancora in carico ai servizi di assistenza.
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