13 Agosto 2020 - 05:14

Regione Aosta. Il Pres. Rollandin: “Il finanziamento concesso al Casinò rientrava nel piano di investimento del complesso Billia”

Sulla relazione annuale 2015 della Casinò de la Vallée spa, presentata dall’Assessore al bilancio, Ego Perron, nella seduta consiliare del 15 luglio 2016, si è aperto il dibattito in Aula.

18 Luglio 2016

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Sulla relazione annuale 2015 della Casinò de la Vallée spa, presentata dall’Assessore al bilancio, Ego Perron, nella seduta consiliare del 15 luglio 2016, si è aperto il dibattito in Aula.

Nel corso della discussione è stata anche respinta, con 6 voti a favore e 27 astensioni (UV, UVP, SA e PD-SVdA) una risoluzione depositata in Aula dai gruppi ALPE e M5S per chiedere di «porre in atto ogni azione necessaria al fine di valutare la gestione esterna degli asset relativi alla ristorazione e all’ospitalità cominciando a rilevare gli interessi degli attori locali.»

 

Il Capogruppo di ALPE, Albert Chatrian, ha osservato che «in questo momento, al di là delle posizioni, in maniera laica, dobbiamo cercare di fare una fotografia il più corretta possibile sul Casinò, perché i valdostani devono conoscere la situazione nel merito. Oggi, apprezziamo le parole dell’Assessore che è stato più prudente nei toni, dopo quelli trionfalistici delle settimane precedenti. Anche se la nuova governance ha provato a fare qualcosa in questi 12 mesi di attività, l’agonia continua e la gestione è tutta in difesa. L’unico sforzo fatto in questo anno per non chiudere un bilancio in super perdita è stato quello della riduzione del costo del personale. Ad oggi, gli introiti lordi sono identici al 2015 e il trend del 2016 si sta già scrivendo con una stima di perdita di esercizio superiore ai 12 milioni di euro. La boutade della gestione in mano ai privati sembra più una mela avvelenata che altro: mi chiedo infatti chi oggi potrebbe assumersi la responsabilità di gestire una macchina che sta mangiando soldi pubblici anno dopo anno e che sta drenando tutto il capitale sociale. Io oggi proverei piuttosto a mettere in campo nuove azioni per aggredire veramente il mercato, facendo fruttare meglio l’investimento pubblico di 100 milioni di euro che è stato fatto solo tre anni fa. A fronte di questa situazione drammatica, ci poniamo alcune domande. Quale sarà il futuro dei poker boys? La risposta del signor Scordato è stata: molto incerto. Seconda domanda: c’era veramente bisogno di assumere un nuovo direttore giochi e un nuovo responsabile del marketing, se un anno fa si era deciso di snellire la struttura dirigenziale? Non abbiamo capito e ci chiediamo se all’interno di un’azienda di 700 dipendenti non ci fosse una professionalità in grado di assumere questo incarico. Dal nostro punto di vista bisogna avviare delle azioni potentissime per far stare in piedi una società che, altrimenti, continuerà ad essere un pozzo di San Patrizio, con i soldi di tutti i valdostani.»

 

Il Capogruppo di Stella Alpina, Pierluigi Marquis, ha evidenziato: «Il 2015 è stato un anno difficile, ma anche un anno con segnali di miglioramento. È stato compiuto uno sforzo incisivo che ha portato a razionalizzare le spese di gestione e quelle del personale. La parte meno rassicurante è quella dei proventi e degli incassi: l’inversione non lascia presagire un futuro migliore. Un’altra criticità su cui riflettere è rappresentata dalla continua emorragia di presenze. Maggiore attenzione va posta alle azioni di marketing per attrarre nuova clientela, anche a quello territoriale, meno selettivo di quello della clientela vip ma che non va trascurato. Bisogna guardare con un occhio nuovo al futuro, la situazione non è facile: abbiamo una struttura particolare (casa da gioco e albergo), il contesto è di crisi. Vanno allora esplorate urgentemente tutte le alternative, in modo da ottenere la sostenibilità economica della Casa da gioco. Da una parte c’è la contrazione delle spese, dall’altra però non siamo riusciti a intravvedere un margine di crescita sufficiente per garantirci un futuro di sviluppo alla casa da gioco e benessere alla comunità. Occorre concretizzare a breve azioni utili a far tornare la Casa da gioco a contribuire all’economia valdostana.»

 

Il Consigliere del M5S Roberto Cognetta ha affermato: «In sintesi, abbiamo avuto un altro anno di perdita. La politica ha avuto tante chances, e le ha fallite tutte. Avete solo ridotto le spese per il personale. Dove troverete i soldi per la Casa da gioco? Penserete ad un concordato preventivo di continuità, con cui si potrebbe sistemare le sperequazioni che ci sono, anche per il personale? Non ci resta che prendere atto del fallimento della gestione politica degli ultimi dieci anni, con i suoi investimenti immobiliari fallimentari: abbiamo costruito un enorme mostro che non sta in piedi. E la colpa non è del precedente Amministratore: non si potrà migliorare nulla se la politica continua a legare le mani al management, così non si va da nessuna parte. Il problema è che non si vuole risolvere la questione adesso: volete aspettare le prossime elezioni.»

 

Per il Consigliere dell’UVP Elso Gerandin, «il fiore all’occhiello è diventato una cassa integrazione in cui con regolarità si deve intervenire per ripianare le perdite. È necessaria una visione di prospettiva, non possiamo pensare di buttare a mare una realtà occupazionale non indifferente. Occorrerà fare scelte politiche coraggiose, recuperando il tempo perso cui dobbiamo rendere conto ai cittadini. E proprio alla gente bisogna spiegare perché l’Amministrazione regionale trova soldi solo per il Casinò. Non capisco perché non ci sia volontà di fare trasparenza, di avere un quadro chiaro della situazione finanziaria della società: è il minimo che si possa chiedere. Non capisco nemmeno come si pensi di far fronte alla questione della liquidità. Il peccato originale consiste nella scelta di spendere cifre esorbitanti per costruire un albergo di cartongesso, senza tenere conto degli ammortamenti, che penalizzeranno ancora per anni la società. Non c’è la ragionevole certezza di avere un attivo; leggendo il bilancio, con l’iscrizione delle imposte anticipate, si evince che si è voluta mascherare la reale difficoltà economica della società.

 

Nell’eventualità di una gestione esternalizzata, non è pensabile mettere sul mercato una società che ha avuto una diminuzione di capitale: sarebbe un messaggio devastante. Mi auguro che la politica abbia il coraggio di assumere nella massima trasparenza decisioni che vadano nell’interesse della Casa da gioco, dei suoi lavoratori, della comunità valdostana.»

 

 

Il Capogruppo dell’UVP Luigi Bertschy ha detto che «per la prima volta affrontiamo il tema dalla parte della maggioranza e vorremmo fare un’analisi che vada al di là dei numeri e dei bilanci. Limitarsi a cercare solo gli elementi di difficoltà e fare il funerale anticipato all’azienda è puro populismo, ma non è questo il compito della politica. Riconosciamo le difficoltà e la sofferenza dell’azienda, anche se la gestione oggi è più oculata rispetto al passato. Gestire bene è l’obiettivo di ogni azienda, ma per farla progredire dobbiamo porci obiettivi più alti. Per farlo, bisogna avere i soldi da investire nel marketing, nella pubblicità, con un’attenzione alla clientela. Oggi, l’Assessore ha cancellato un tabù parlando di esplorare la possibilità di una gestione privata del Casinò: una possibilità che è tra l’altro contenuta nel programma della nuova maggioranza. Oggi, dobbiamo esplorare una nuova strada, dando un mandato al Governo, per vedere se ci sono società interessate a portare capitali in Valle d’Aosta per cercare di fare crescere un’azienda, che oggi è obbligata a gestire solo l’ordinaria amministrazione. Abbiamo un patrimonio ristrutturato e valorizzato, abbiamo persone valide all’interno dell’azienda: proviamo a capire se si può dare un nuovo futuro all’azienda. Io spero che l’analisi e l’apertura dell’Assessore venga raccolta e auspico che tutti insieme, nei prossimi mesi, apriremo un ragionamento sulle prospettive del Casinò. Come gruppo UVP cercheremo di portare il nostro contributo a questa scelta, con l’attenzione che abbiamo sempre avuto nei confronti dell’azienda, del suo personale e del territorio, a partire dal Comune di Saint-Vincent che lo ospita.»

 

Il Consigliere Leonardo La Torre (UV) ha sostenuto: «È un bilancio che ci ha dato del fiato, ma non basta un’analisi contabile, piuttosto bisogna pensare al futuro della Casa da gioco. Non si superano i problemi concentrandoci solo sul Casinò, bisogna avere una visione d’insieme, delle notevoli potenzialità turistiche della regione, per poter finalmente fare un salto di qualità. Dobbiamo avere un respiro diverso, innanzitutto internazionale, smettendo di dire che la Valle d’Aosta è isolata; dobbiamo guardare all’esterno e inquadrare la Casa da gioco nel contesto valdostano, dal Forte di Bard al criptoportico, passando per lo sci e il Parco nazionale del Gran Paradiso. Siamo di fronte al riassetto del turismo internazionale: è in questo quadro che dobbiamo leggere le potenzialità della Valle d’Aosta e del Casinò. Non abbiamo bisogno di un gestore, ma di partner internazionali per il rilancio regionale; dobbiamo essere protagonisti, diventare la Sun Valley dell’Europa. Bisogna però iniziare immediatamente, in modo da scongiurare che il soffitto ci cada in testa. Da oggi si cambia il sistema, ci si muove in modo diverso, si pensa in grande e lo si fa in tempi stretti, dando un mandato alla Giunta di cercare soluzioni per rilanciare la Valle d’Aosta e il Casinò.»

 

 

Per il Capogruppo del PD-SVdA, Jean-Pierre Guichardaz, «l’approccio al tema è oggi più consapevole e responsabile rispetto agli anni passati. Tutti riconosciamo le difficoltà della società, ma siamo davanti a delle prospettive che possono riconsiderare la situazione del casinò per rilanciarlo in un’ottica positiva. Oggi c’è un problema di sostenibilità, non solo finanziaria, ma esistenziale del Casinò e del Grand Hôtel Billia: c’è quindi bisogno di una nuova partecipazione da parte di tutti – personale dell’azienda, Regione e operatori del territorio – altrimenti la macchina rischia di incepparsi in maniera irreversibile. La relazione sulla gestione dà l’idea di una maggiore attenzione al controllo dei costi, con una dirigenza che è presente, anche nelle piccole cose. Ma non si possono contrarre i costi e le spese all’infinito, perché l’azienda si colloca in un target alto che ha come riferimento una clientela che è disposta a spendere e quindi la struttura deve offrire prestazioni di qualità, che non possono essere compromesse dalla continua contrazione delle spese. Io credo che la parte alberghiera sia stata ricondotta alla propria mission originale, che è quella di una struttura di alto livello, e che sia in atto una nuova collaborazione con gli operatori del comprensorio, in un’ottica sinergica: gli alberghi devono portare clienti al casinò e il casinò deve creare un indotto per il territorio. Lo scorso anno, il cambio del vertice dell’azienda è stato un passaggio positivo che ha dato nuove prospettive; oggi, avviamo un ragionamento sulla privatizzazione, ben sapendo che i tentativi fatti in altre realtà non sono andati a buon fine, ma dobbiamo intraprenderlo. In particolare, credo che il ragionamento vada fatto per la gestione del Billia, perché sono convinto che la vocazione del pubblico non sia quella di fare gli albergatori e i ristoratori. Siamo in presenza di un patrimonio che fino ad ora ha creato grandi utili per la nostra Regione, sul quale sono stati realizzati grandissimi investimenti e quindi credo che vada aperta una riflessione per dare un nuovo percorso di crescita all’azienda.»

 

 

Per il Consigliere di ALPE Alberto Bertin, «la discussione di oggi è servita alla maggioranza per annunciare la possibilità della cessione a privati. Ma, in questo contesto, è un’ipotesi irreale: un’operazione di distrazione di massa dai problemi del Casinò. La Casa da gioco è un disastro, chi mai vorrà gestire una situazione del genere? Si sono investiti centinaia di milioni di euro in cemento per rifare e ingrandire le strutture, con l’idea di poter così tornare ai fasti del passato. Il mercato del gioco è completamente cambiato, anche soltanto per via delle nuove tecnologie. I danni compiuti si trascinano e si trascineranno ancora: il Direttore Scordato non ci farà scordare il passato, “scurdammoce u passato” in questo caso non funziona. Bisogna prendere atto della tragica realtà e correggere gli errori compiuti. Così com’è, questo Casinò potrebbe interessare solo alle mafie come grande lavatrice per il denaro sporco.»

 

La Consigliera di ALPE, Patrizia Morelli, ha aggiunto: «Il nuovo corso, anche se implicitamente, sconfessa la precedente gestione fallimentare e le scelte operate dal Governo regionale, improntate principalmente se non unicamente alla riqualificazione edile. Sono scelte che noi abbiamo sempre confutato, a partire dalla realizzazione di due strutture alberghiere sovradimensionate, concorrenziali nei confronti del territorio e, per di più, oggi deficitarie. È evidente che le gravi difficoltà odierne sono anche la diretta conseguenza delle decisioni sbagliate del passato, per le quali esistono responsabilità precise della maggioranza.  Il casinò è un’azienda importante, dà lavoro a settecento famiglie: va trattata con le opportune cautele e non la spavalderia degli anni passati. È giusto fare tutte le valutazioni possibili su ogni soluzione e noi non ci sottrarremo a questo tipo di confronto. Riteniamo che la questione non sia tanto gestione pubblica o privata, quanto piuttosto che bisogna puntare ad una gestione manageriale vera, libera dalle troppe ingerenze politiche.»

Dopo la chiusura del dibattito generale, hanno replicato l’Assessore alle finanze e il Presidente della Regione.

 

 

L’Assessore Perron ha sottolineato: «Il nostro approccio non ha mai negato in nessuna sede le difficoltà che la società si è trovata ad affrontare. Abbiamo fatto delle scelte, anche in discontinuità rispetto al passato, intervenendo sulla riorganizzazione interna, che è un tema difficile e impopolare, ma bisogna sostenerlo perché qualunque modello gestionale nuovo non potrà non fare i conti con una necessaria riorganizzazione interna dell’azienda. Dal punto di vista degli introiti, avremmo auspicato dei dati più robusti nella ripresa, ma c’è una scommessa che sta timidamente iniziando ad essere vinta ed è quella del Resort. Il Resort, seppur con fatica, si sta affermando come entità autonoma rispetto al casinò, con un aumento nel 2016 del 16% della clientela propria, a testimonianza di un trend, che vorremmo sicuramente tutti più forte, ma che è in crescita. A fronte di un necessario contenimento dei costi, si sta quindi lavorando per rimettere in moto tutti i processi di sviluppo. Io credo che il Billia sia un valore per la Valle d’Aosta e sono convinto che i coraggiosi investimenti realizzati comincino a dare i frutti. Il dibattito che si è sviluppato oggi in Aula rilancia una prospettiva nuova che porta il Governo regionale a lavorare con rinnovato impegno. Riguardo all’aggiornamento del programma di Legislatura, abbiamo riaffermato che la proprietà di quel bene deve rimanere pubblica e molto semplicemente ci apriamo a dei ragionamenti supplementari. Pur riconoscendo l’inversione di marcia, non è immaginabile risanare in modo definitivo il resort con queste percentuali di crescita: quindi dobbiamo immaginare tutte le soluzioni per migliorare in modo strutturale gli incassi del casinò e della struttura alberghiera. La scelta di privatizzare deve essere fatta con enorme prudenza: sono in corso delle valutazioni, ci sono dei confronti e delle idee per dare un approccio di prospettiva, ma non c’è nessuna decisione in un senso piuttosto che in un altro. Non ci riconosciamo quindi nei contenuti della risoluzione, perché è una proposta frammentata e parziale che non tiene conto della complessità del tema.» Ha quindi annunciato l’astensione della maggioranza.

 

 

Il Presidente della Regione, Augusto Rollandin, ha precisato: «A un certo punto la struttura non è più stata gestibile, nemmeno da un punto di vista logistico. L’opzione era chiudere temporaneamente per la ristrutturazione a cura dell’Amministrazione regionale, ma i tempi sarebbero stati biblici (basta pensare alle tempistiche degli appalti pubblici). Invece i lavori sono stati effettuati in tre anni senza chiudere, consci dei disagi e delle conseguenze negative, e oggi però disponiamo di un complesso che ci viene invidiato. Il prestito concesso al Casinò, rapportato all’impegno complessivo, è un quinto; abbiamo concesso un finanziamento alla Società proprio perché rientrava nell’ambito dell’investimento. La parte alberghiera darà un ulteriore beneficio, sarà un traino della Casa da gioco. Ci troviamo finalmente di fronte ad un cambiamento di tendenza notevole: si è riscontrata una diminuzione delle perdite. I tre cardini su cui ci siamo basati erano la struttura, il personale e i giochi: oggi abbiamo l’esigenza di insistere su di essi, sulla valorizzazione di un investimento forte ma indispensabile. La decisione sarà premiante. Questa relazione è quindi franca, credibile, non ha toni trionfalistici né fornisce facili soluzioni prive di sacrifici; dà però possibilità di intervento anche in tempi ristretti per il rilancio del Casinò, ha prospettive innovative in cui noi crediamo e che vogliamo valorizzare nei prossimi mesi.»

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