17 settembre 2019
ore 19:03
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Quel ‘ponci ponci popopò’ che ci piace tanto… alla faccia di ‘Bambin’ Di Maio

Di fronte all’ondata di puritanesimo che il Ministro Di Maio sta cercando di diffondere nello Stivale, scadere in ragionamenti populistici non è un rischio, ma una certezza. Eppure bisogna farlo, perché se questo è l’inizio ben presto vedremo anche la fine, per il nostro settore. E probabilmente pure di altri. La questione della pubblicità dei giochi era nota; da lì sarebbe ripartito il nuovo governo biforcuto (nel senso che ha due punte) per picconare i viziosi e perversi signori del gaming. In effetti, si sperava che il contraltare Berlusconi potesse in qualche modo bilanciare le cose, ma per ora nulla di fatto. Bambin Di Maio, però, non guarda in faccia a nessuno, nemmeno all’alleato Salvini, e tira dritto per la sua ...
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Quel ‘ponci ponci popopò’ che ci piace tanto… alla faccia di ‘Bambin’ Di Maio

Di fronte all’ondata di puritanesimo che il Ministro Di Maio sta cercando di diffondere nello Stivale, scadere in ragionamenti populistici non è un rischio, ma una certezza.

Eppure bisogna farlo, perché se questo è l’inizio ben presto vedremo anche la fine, per il nostro settore. E probabilmente pure di altri.

La questione della pubblicità dei giochi era nota; da lì sarebbe ripartito il nuovo governo biforcuto (nel senso che ha due punte) per picconare i viziosi e perversi signori del gaming.

In effetti, si sperava che il contraltare Berlusconi potesse in qualche modo bilanciare le cose, ma per ora nulla di fatto. Bambin Di Maio, però, non guarda in faccia a nessuno, nemmeno all’alleato Salvini, e tira dritto per la sua strada, dimostrando ancora una volta di vivere lontano mille miglia dalla vita reale.

Se la politica è la sana logica del compromesso – come è doveroso che sia – allora il virgulto pentastellato non ci azzecca proprio niente. #Chissenefrega, oggi, dei  700 milioni che lo Stato perderà col blocco totale della pubblicità, e #chissenefrega domani dei 2/3 miliardi che perderà con la devastazione delle slot!

E ancora, #chissenefrega della conseguente perdita di migliaia e migliaia di posti di lavoro e dei pesanti investimenti fatti dalle tante eccellenti aziende che conducono il gaming italiano.

Anzi, secondo Lui tutto questo è un bene, essendo arrivato a dire che il bilancio dello Stato è “drogato” dalle entrate dei giochi. Che scandalo!

Insomma, ‘bambin’ Di Maio si è messo in testa di dover decidere per tutti noi, persone sane di mente, che sanno vivere, che sanno come spendere. E allora, personalmente, gli dico: Bambin Di Maio, togliti dal mio groppone perché la mia vita me la decido da solo e tu non hai né il diritto né la capacità di indirizzarla diversamente!

Mi piace riagganciarmi all’ultima (e finalmente corretta) versione del “ponci ponci po po pò” di Lottomatica, perché dice tutto in due parole. “Liberi di sognare. Liberi di grattare”. SI!! Liberi di grattare, di pigiare tasti sulle slot, di scommettere, di mettere fagioli sulle cartelle del bingo, di mettere crocette sulle schedine del Superenalotto. E se poi qualcuno (e parliamo sempre di una stretta minoranza) cade nella spirale del vizio, si curerà… Come si curano gli alcolizzati e i tabagisti, che sono tanti, ma tanti, e proprio tanti di più rispetto ai giocatori incalliti.

La grande contraddizione sta proprio in questo. Che delle decine di migliaia di morti all’anno per abuso di alcol e tabacco – e dei relativi costi sociali, che sono notevolmente più elevati – se ne parla di striscio, come se fosse nell’ordine naturale delle cose. E, invece, dei “malati” di gioco, dei quali ancora non ci risulta sia morto qualcuno, se ne parla peggio dei malati di Aids.

Facile concludere che alla fine – per far contento il popolo dei benpensanti – la cosa più facile da fare è colpire ciò che è più facile colpire! Però, se è vero che a Bambin Di Maio sta tanto a cuore la sanità pubblica, che non è solo fisica, ma altresì mentale e morale, ci aspettiamo tanta fermezza anche contro gli altri fenomeni distorsivi della pubblicità. Tanto per cominciare.

Ci deve spiegare:

  • perché la pubblicità dei giochi non va bene, e quella dei prodotti erotici (notturni, ma anche semi-notturni) va bene?
  • Perché la pubblicità dei giochi non va bene e quella aggressiva e invasiva all’inverosimile (e non di rado ingannevole), che copre le pagine del web a colpi di pop-up e diavolerie annesse (e che non riesci a chiudere se non dopo una decina di colpi di click, venendo comunque reindirizzati sulla pagina dello sponsor), va bene?
  • Perché la pubblicità dei giochi non va bene e quello che è stato definito il “far west” dell’ advertising del settore sanitario, che può davvero far male alla gente, va bene?
  • Perché la pubblicità dei giochi non va bene e la valanga di sport inseriti nei cartoni animati per far venire voglie e vizi ai bambini, vanno bene?

 

Inutile andare oltre perché tanto, ad andare in suo soccorso ci sono questo e quell’istituto di ricerca, che magari nessuno aveva mai sentito nominare per decenni e che all’improvviso tira fuori la sua brava indagine sul gaming apposta per moltiplicare gli “Ooooh” dello scandalo.

 

Il Governo del rinnovamento, se veramente vuole meritarsi l’appellativo che si è dato, dovrebbe prima riflettere sui pro e sui contro delle idee che gli balzano per il cervello, sentendo anche le parti più direttamente interessate.

 

Ma qui tira tutt’altra aria, e quel settore che fino a pochi anni fa era un vanto italiano nel mondo, sarà trasformato dal governo biforcuto in una terra brutta e arida, dove imperverseranno soltanto le iene e gli avvoltoi. A buon intenditor….

 

Marco Cerigioni – PressGiochi

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