Si è conclusa con il passaggio in decisione l’udienza davanti alla Sesta Sezione del Consiglio di Stato sui ricorsi contro la disciplina dell’Albo dei Punti Vendita e Ricarica. Tra i
Si è conclusa con il passaggio in decisione l’udienza davanti alla Sesta Sezione del Consiglio di Stato sui ricorsi contro la disciplina dell’Albo dei Punti Vendita e Ricarica. Tra i temi maggiormente approfonditi dal Collegio c’è stato il limite di 100 euro settimanali per le ricariche in contanti dei conti di gioco, introdotto dalla disciplina di riordino del gioco a distanza. Nel corso della discussione, il presidente del Collegio si è soffermato in particolare sui profili di potenziale illegittimità costituzionale della normativa per eccesso di delega, sollevati dai ricorrenti.
Secondo i legali che hanno rappresentato alcuni dei ricorrenti – Alvise Vergerio, Luca Porfiri e Maria Teresa Farrelli, Marco e Riccardo Ripamonti – il Governo, nel procedere al riordino del gioco a distanza, avrebbe oltrepassato i limiti della delega conferita dal Parlamento.
La discussione si è quindi concentrata sul limite dei 100 euro, che i legali considerano discriminatorio e irragionevole per gli esercizi pubblici che operano come Pvr, oltre che potenzialmente lesivo degli interessi degli operatori e dei giocatori.
«È evidente che nel mercato c’è un problema di sostenibilità», ha spiegato Luca Porfiri, sottolineando come nel corso dell’udienza siano stati rappresentati al Collegio anche gli effetti prodotti dalla misura sul mercato e le difficoltà incontrate dagli operatori. «Abbiamo fatto presente anche quali sono stati gli accadimenti del mercato in questo tempo, l’angoscia degli operatori, l’insofferenza dei giocatori rispetto a questo limite». Il Collegio, ha precisato Porfiri, ha tuttavia mantenuto il confronto sul piano della legittimità della norma, senza entrare nella valutazione della sua sostenibilità economica o degli effetti prodotti sul mercato.
Sul piano strettamente giuridico, i legali hanno contestato soprattutto la ricostruzione delle finalità alla base del limite. La norma sarebbe stata introdotta facendo riferimento, da un lato, alla tutela del giocatore e, dall’altro, a esigenze di tracciabilità e contrasto al riciclaggio.
«Abbiamo continuato a sottolineare sul piano giuridico il fatto che c’è un travisamento totale», ha affermato Porfiri, riferendosi proprio alle finalità attribuite alla misura.
Su questo punto si è soffermato anche Alvise Vergerio, secondo il quale il limite avrebbe un profilo riconducibile soprattutto alla disciplina antiriciclaggio e non sarebbe invece direttamente riconducibile al contrasto al disturbo da gioco d’azzardo. «La norma che riordina il gioco a distanza prevede altri strumenti per il contrasto al gioco patologico», ha osservato Vergerio, ricordando inoltre che il nuovo bando di gara per le concessioni online prevede specifici requisiti in materia di prevenzione del disturbo da gioco d’azzardo e richiede agli operatori rilevanti investimenti.
La questione dell’antiriciclaggio è stata quindi uno dei passaggi centrali della discussione. Secondo la ricostruzione dei legali, infatti, vi sarebbe un problema nella stessa qualificazione delle operazioni effettuate presso i Pvr.
«Sul piano dell’antiriciclaggio c’è un travisamento totale in quanto le operazioni che vengono messe in atto dai giocatori sono operazioni di versamento e non trasferimento di denaro», ha spiegato Porfiri. Il punto, secondo i legali, è che il denaro versato presso il Pvr viene destinato al conto di gioco dello stesso giocatore, e non trasferito a un soggetto terzo.
«La differenza è sostanziale – ha aggiunto Vergerio – il trasferimento avviene tra il giocatore e una terza parte, mentre in questo caso si tratta di un versamento da una tasca destra alla sinistra dello stesso soggetto. La norma antiriciclaggio parla di trasferimento a terzi, e non è certo questo il caso».
La discussione davanti al Consiglio di Stato ha dunque riportato al centro uno degli aspetti più controversi della disciplina dei Pvr, rimasto finora senza una pronuncia di merito.
Ora il Consiglio di Stato è chiamato a pronunciarsi anche su questi profili. Il Collegio, al termine dell’udienza, si è riservato la decisione e i ricorsi sono quindi formalmente passati in decisione. La sentenza potrebbe arrivare entro i prossimi 30 giorni.
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Fonte immagine: AIGEN






