14 Gennaio 2026 - 05:55

Pucci (Astro): “I divieti al gioco non bastano, serve un impegno condiviso tra le parti sociali”

“Il settore dei giochi ha fatto molto, ma evidentemente non è ancora sufficiente, come indicano i dati di cui discutiamo oggi. Potrei parlare dell’impegno del settore verso la formazione, ma

18 Novembre 2025

“Il settore dei giochi ha fatto molto, ma evidentemente non è ancora sufficiente, come indicano i dati di cui discutiamo oggi. Potrei parlare dell’impegno del settore verso la formazione, ma i numeri ci dicono altro: il 17% dei giovani intervistati non conosce l’esistenza del divieto di gioco per i minori.

Non credo che questo sia un problema risolvibile solo con divieti “verticali”: serve un approccio “orizzontale”, che coinvolga un’unione di parti sociali per affrontare queste tematiche in maniera più ampia. Dobbiamo riconoscere che una parte del problema ci è sfuggita e che le dipendenze da gioco sono spesso interconnesse con altre forme di dipendenza”.

Lo ha dichiarato Massimiliano Pucci, Presidente AS.TRO – Confindustria SIT partecipando alla presentazione dell’edizione 2025 Venduto ai Minori da parte del Moige.

Il divieto di gioco ai minori di 18 anni è un punto di partenza necessario, ma non sufficiente a garantire una reale protezione dei minori, così come accade in tutti i settori che trattano prodotti sensibili. I dati dell’Istituto Piepoli confermano che c’è ancora molto da fare: la ricerca presentata oggi, infatti, ci offre una lettura chiara delle criticità e delle aree su cui intervenire che noi raccogliamo con un forte senso di responsabilità. Studi come questo sono fondamentali per comprendere la dimensione del fenomeno e possono aiutarci a rafforzare gli strumenti a difesa dei più giovani.”

“Quello che sto ascoltando oggi – prosegue Pucci – non fa che rinforzare la mia consapevolezza sul fatto che, da parte nostra, come operatori del gioco lecito, il lavoro da fare sul fronte della tutela dei minori è ancora tanto, qualcosa abbiamo già fatto ma, evidentemente, non è ancora abbastanza.

Avrei potuto modulare questo intervento rifugiandomi in una confort zone e appellarmi all’esistenza del divieto di gioco per i minori e alle pesanti sanzioni che conseguono alla sua violazione, ai significativi sbarramenti che il gioco on line legale pone contro il gioco minorile, ai corsi di formazione, a cui la nostra associazione partecipa fornendo anche il personale docente, in cui l’argomento della tutela dei minori assume una posizione centrale.

Ma sarebbe da ipocriti pensare che tutto questo possa essere sufficiente. Serve, invece, quel quid pluris che io individuo nel confronto continuativo tra tutte le parti interessate. Non siamo al cospetto di un problema che si può affrontare limitandosi a soluzioni “verticali” come quelle rappresentate dai divieti. È un problema che va affrontato anche, se non soprattutto, attraverso una visione “orizzontale”, nel senso che tutte le componenti della società devono sentirsene coinvolte: tutte le associazioni di categoria che, come la nostra, si occupano di settori imprenditoriali che hanno a che fare con prodotti sensibili, gli addetti ai punti vendita di prodotti sensibili, le famiglie, la scuola e coloro che interagiscono con i giovani in qualsiasi spazio organizzato di aggregazione.

Dobbiamo, in sostanza, sentirci tutti “ingaggiati” dal problema, ed impegnati a tracciare percorsi virtuosi.

Il concetto di visione “orizzontale” implica, a mio avviso, anche la necessità di inquadrare il problema all’interno della cornice più ampia del disagio giovanile che sta caratterizzando, con dimensioni preoccupanti, la società contemporanea. Stanno aumentando i giovani affetti da forme di dipendenza (droga, alcol gioco, ecc.) e, dato ancora più preoccupante, stanno emergendo nuove forme di dipendenza che coinvolgono principalmente i giovani (come, ad esempio, tra le tante, la dipendenza dai social e dalla pornografia). Tutto è indicativo di un disagio che trova conferma anche, come leggevo giorni fa sul Corriere della Sera, nel raddoppio del consumo degli psicofarmaci tra i giovani rispetto al 2016.

Per quanto riguarda il gioco, dobbiamo lavorare insieme, ognuno nei suoi ambiti di intervento, su quegli aspetti problematici che emergono dall’indagine condotta dall’Istituto Piepoli, secondo cui:

  • il 19% di minori crede che giocare frequentemente non abbia effetti negativi
  • il 17% dei giovani non sa che ai minori è vietato giocare
  • l’8% non sa che è vietato entrare in una sala giochi
  • il 29% dei minori interpellati è entrato in una sala giochi nonostante il divieto
  • il 12% dei minori ha già giocato on line

AS.TRO, l’associazione che rappresento, dovrà, dal canto suo, lavorare su quel

  • 50% di soggetti che, secondo l’Istituto Piepoli, hanno venduto gioco ai minori
  • 68% dei rivenditori che, sempre secondo l’Istituto Piepoli, non hanno spiegato i rischi del gioco ai minori

Ma per portare avanti questo compito abbiamo bisogno di approfondimenti, tant’è vero che abbiamo già messo in moto gli strumenti di cui ci siamo dotati attraverso la nostra Data Room per approfondire le conoscenze di quella fascia sociale che è indispensabile tutelare di più e meglio di quanto avviene oggi.

Tra questi strumenti disponiamo di un software che, indagando nella rete, è in grado di monitorare come, all’interno di quel mondo, le dinamiche giovanili si esprimono. Quindi, non si tratta soltanto di approfondire il rapporto tra i giovani e l’alcol, il gioco e gli stupefacenti ma di estendere l’oggetto di indagine a tutte le tendenze che caratterizzano il mondo giovanile.

Apprendo dal “Libro Blu” di ADM che nel 2023 sono stati eseguiti 12.360 controlli finalizzati all’individuazione delle violazioni del divieto di gioco minorile e sono state irrogate 113 sanzioni (ossia il 9% rispetto ai controlli effettuati).

Il mio impegno, e quello dell’associazione che rappresento, è quello di rivederci il prossimo anno e raccontare del dimezzamento, se non, addirittura, dell’azzeramento degli accertamenti delle violazioni” ha concluso.

PressGiochi