17 agosto 2019
ore 13:26
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Pubblicità di giochi e scommesse: il divieto rischia di diventare censura

Una nuova circolare del Ministero dell’economia e delle finanze è pronta a decretare il divieto di ogni forma di pubblicità di giochi, scommesse e azzardo, anche sul fronte della semplice informazione generica. Ad annunciarlo è stato il Sottosegretario con delega ai giochi, Alessio Villarosa, che fino ad oggi si era occupato veramente poco della questione giochi, preferendo lasciare la parola ad altri esponenti del Governo e del Movimento. Ma di fronte alla crisi che si sta seriamente aprendo in Parlamento tra Di Maio e Salvini, o potremmo meglio dire tra il premier Conte e il candidato premier leghista, è necessario far la voce grossa e tenere il punto su quelle vittorie portate a casa fino ad oggi dal Movimento stellato. Prima fra tutte quella sul gioco d’azzardo. ..
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Pubblicità di giochi e scommesse: il divieto rischia di diventare censura

Una nuova circolare del Ministero dell’economia e delle finanze è pronta a decretare il divieto di ogni forma di pubblicità di giochi, scommesse e azzardo, anche sul fronte della semplice informazione generica.

Ad annunciarlo è stato il Sottosegretario con delega ai giochi, Alessio Villarosa, che fino ad oggi si era occupato veramente poco della questione giochi, preferendo lasciare la parola ad altri esponenti del Governo e del Movimento.

Ma di fronte alla crisi che si sta seriamente aprendo in Parlamento tra Di Maio e Salvini, o potremmo meglio dire tra il premier Conte e il candidato premier leghista, è necessario far la voce grossa e tenere il punto su quelle vittorie portate a casa fino ad oggi dal Movimento stellato.

Prima fra tutte quella sul gioco d’azzardo.

Villarosa annuncia che: “La circolare ministeriale sul divieto di pubblicità per giochi, scommesse e gioco d’azzardo è stata redatta sua mia iniziativa ed attualmente è all’attenzione del Ministro Tria e del Capo Gabinetto Carbone per le dovute formalità”.

 

Ma è necessaria una tele urgenza e modalità? Va detto che sia il Sottosegretario (Villarosa) che il Ministero guidato da Giovanni Tria, oltre ovviamente all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, sono stati più volte interpellati e consultati dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni durante il lungo lavoro di redazione delle linee guida per l’applicazione dell’articolo 9 del Decreto Dignità. Lo scopo era proprio quello di evitare contestazioni e critiche successive.

 

Evidentemente se c’è stata collaborazione da parte del Ministero – come più volte confermato da Agcom – probabilmente non c’è stata da parte del sottosegretario e dello stesso M5S che, dopo la pubblicazione delle linee guida il 26 aprile hanno fatto decorrere anche i tempi per un eventuale ricorso confermando quindi la linea adottata dalla stessa Authority incaricata di applicare e controllare quel divieto.

 

Ma la questione ritorna a metà luglio, quando il decreto dignità entra effettivamente in vigore essendo esaurito anche il tempo dato dal Governo per la conclusione dei contratti in essere. Alcuni esponenti dei Movimenti no-slot e del Gruppo 5Stelle denunciano che Agcom ha annacquato il divieto lasciando spazi troppo ampi per le aziende per fare comunicazione ‘informativa’.

 

E proprio sulla differenza tra comunicazione di marketing e quella informativa si è giocato il lavoro svolto da Agcom che all’art. 5 delle linee spiega l’importanza della “distinzione tra comunicazioni di contenuto informativo, escluse dal divieto in quanto funzionali a favorire scelte di gioco consapevoli e oggetto di specifici obblighi informativi imposti dalla legge e dalle concessioni, e comunicazioni di tipo commerciale/promozionale, vietate perché induttive al gioco, in linea con la ratio della norma”.  AGCOM, cerca di fornire tra le due forme di comunicazione, alcuni criteri distintivi, nonché alcune ipotesi esemplificative riconducibili all’una o all’altra categoria.

 

Tornando alla norma primaria, dobbiamo ricordare che il Decreto stabilisce che dal luglio 2019 entra in vigore il divieto di “qualsiasi forma di pubblicita’, anche indiretta,  relativa a giochi o scommesse con  vincite  di  denaro  ((  nonché  al  gioco d’azzardo )), e  si  applica  anche  alle sponsorizzazioni di  eventi,  attivita’,  manifestazioni,  programmi, prodotti o servizi”.

Divieto effettivamente entrato in vigore, visto che di pubblicità in Tv e nei campi da calcio non c’è più traccia, ad eccezione dei casi di errori di qualche emittente Tv che ancora manda in onda le immagini di repertorio nelle quali compaiono gli sponsor del betting sulle maglie dei calciatori.

 

Ma allora cosa ha fatto veramente infuriare i Pentastellati? Perché si ritiene che la norma sia stata annacquata?

Al di là della più generale considerazione che il ‘partito’ ha la necessità di tornare a far forza su un tema che gli ha permesso di ottenere grande consenso, analizziamo i contenuti dell’art. 5 delle linee guida Agcom che lasciano spazio alla semplice informazione generica.

 

Agcom prevede il via libero alle comunicazioni di mero carattere informativo fornite dagli operatori di gioco legale. Quelle limitate alle sole caratteristiche dei vari prodotti e servizi di gioco offerto, le informazioni che sono rese disponibili nei siti di gioco o nei punti fisici di gioco, riguardanti le quote, il jackpot, le probabilità di vincita, le puntate minime, gli eventuali bonus offerti. I servizi informativi di comparazione di quote o offerte commerciali dei diversi competitors non sono da considerarsi come forme di pubblicità; i c.d. servizi gratuiti di indicizzazione mediante algoritmo forniti direttamente dai motori di ricerca o dai marketplace (es. Apple Store, Google Play) che consentano all’operatore di gioco di avere un posizionamento migliore nei risultati di ricerca dell’utente; il logo o il riferimento a servizi di gioco presenti sulle vetrofanie degli esercizi, nonché la mera esposizione delle vincite realizzate presso un punto vendita che offre servizi di gioco.

 

Ratio di tale scelta sta nella necessità di permettere all’utente e quindi al giocatore di accedere a quelle comunicazioni che mantengano un’esclusiva finalità descrittiva, informativa ed identificativa dell’offerta di gioco legale, funzionale a consentire una scelta di gioco consapevole, (e dunque in linea con l’obiettivo di tutela del consumatore enunciato nell’art. 9 del decreto n. 87/18) e che possa permettergli di distinguere e riconoscere il gioco legale da quello illegale.

 

Che siano i cartelloni del jackpot del Superenalotto presenti in tabaccheria a non andar giù al Governo? Analizzando online i rari casi di pubblicità emersi in queste poche settimane, la maggior parte di essi sono legati tutti a operatori esteri, sui quali il divieto o l’eventuale nuova circolare ministeriale non avrebbe potere.

Che sia allora solo una nuova mossa politica.

 

Modestamente, da piccoli osservatori quali siamo, ci sembra che il Movimento stia giocando d’azzardo con il gioco pubblico.

Forse dimentica l’importanza di questa industria, non solo per far cassa, ma anche per garantire il rispetto delle regole in un settore estremamente a rischio. E, ovviamente, non potremmo che essere dalla parte delle aziende che operano regolarmente.

 

Ma in estrema sintesi la considerazione che vogliamo fare è: un eventuale estremizzazione del divieto come quella paventata dal sottosegretario Villarosa, aiuterà veramente il giocatore patologico?

 

Non basta il divieto importante già messo in atto? Applicare alla lettera un divieto tanto assoluto significa negare l’esistenza stessa di un mercato dal quale lo Stato pretende di ottenere ogni anno introiti maggiori, come è scritto nero su bianco sullo stesso decreto Dignità che aumenta sensibilmente il prelievo fiscale sul settore.

Un divieto che penalizza soprattutto giochi online e scommesse, ma che inevitabilmente spinge la domanda a spostarsi forse verso la rete terrestre. Ennesima dimostrazione di come il gioco sia una domanda che resta anche di fronte al proibizionismo. Lo vediamo in Piemonte, dove calano le giocate alle slot ma aumentano quelle verso altri giochi.

 

Inoltre, il Governo sembra dimenticare la Raccomandazione della Commissione del 14 luglio 2014 sui principi per la tutela dei consumatori e degli utenti dei servizi di gioco d’azzardo online che prescrive precisi obblighi informativi a carico degli operatore proprio al fine di tutelare il consumatore.

 

Colpire la semplice informazione generica ha tanto odore di censura.

Per una giornalista come me, che quotidianamente fotografa tutti i fatti che circondano il mondo del gaming, viene da chiedersi se l’estensione del divieto alla semplice informazione generica riguarderà anche quella della stampa informativa e se, come negli anni 30’, dovremo tornare a dipingere solo ed esclusivamente le bellezze di un’Italia senza gioco.

 

Cristina Doganini – PressGiochi

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