01 Marzo 2021 - 01:23

Proietti (Uiltucs) a PressGiochi: “Diversificare le limitazioni, magari riaprendo sale giochi e bingo in zona gialla” – Intervista Integrale

“Ci rendiamo conto del contesto pandemico, ma il Governo ha deciso di gestire questa pandemia attraverso delle disposizioni regionali, introducendo la suddivisione in fasce. Zona rossa, zona arancione, zona gialla.

23 Gennaio 2021

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Ci rendiamo conto del contesto pandemico, ma il Governo ha deciso di gestire questa pandemia attraverso delle disposizioni regionali, introducendo la suddivisione in fasce. Zona rossa, zona arancione, zona gialla. All’interno di queste fasce ci sono regole e prescrizioni diverse.

In zona gialla il ristoratore può servire al tavolo, mentre in zona arancione non si può servire al tavolo ma effettuare solamente l’asporto: quindi mi chiedo perché non ci possa essere una diversificazione delle limitazioni anche nel nostro settore. Se si aprono i ristoranti con le limitazioni che conosciamo, vorremmo che sia consentita la riapertura di questo settore anche nella fascia gialla, solo per dare un tipo di suggerimento. Se per gli altri settori ci sono regioni arancioni, gialle e rosse, il settore del gioco è solo in zona rossa”.

Lo ha dichiarato nello speciale ’15 Minuti con PressGiochi’ Paolo Proietti referente nazionale di Uiltucs nell’intervista che proponiamo oggi in versione integrale.

 

“Uiltucs – afferma Proietti – già nel mese di maggio 2020, in accordo con le associazioni del settore come FIPE-Confcommercio, EGP, FEDERBINGO e OPERBINGO, avevamo avviato un lavoro finalizzato alla definizione di un protocollo per individuare le misure di protezione dal contagio di COVID-19, per farci trovare pronti e per far trovare pronti i lavoratori del settore al momento della riapertura avvenuta nel mese di giugno 2020. Poi come sappiamo alla fine del 2020 c’è stata una nuova chiusura totale delle attività del settore e nelle settimane successive, a cavallo tra il 2020 e il 2021, abbiamo avviato un tavolo permanente per confrontarci con le organizzazioni sindacali come UILtuCS, FILCAMS, Fisascat e le associazioni già menzionate, per migliorare quel protocollo e per mandare un segnale che come sistema non sottovalutiamo il problema della pandemia e che vogliamo essere sicuri di garantire la sicurezza dei lavoratori.

Questo settore è considerato “come figlio di un Dio minore” e purtroppo subisce il condizionamento di una parte di opinione pubblica che dal mio punto di vista mi sento di definire minoritaria, ma che determina inevitabilmente il condizionamento di alcune scelte di ordine politico. Il settore dopo il lockdown dell’anno scorso è stato l’ultimo ad aprire, senza un’indicazione univoca dato che la chiusura totale per la maggioranza delle attività terminò il 18 maggio ma la riapertura del settore giochi fu decretata per il 15 giugno. Inoltre, il settore subisce anche l’influenza delle scelte delle singole regioni, alcune riaprirono nel giorno prestabilito e altre come Lazio e la provincia autonoma di Bolza i primi di luglio. C’è un problema di attenzione della politica nei confronti di questo settore, un’attenzione che in qualche modo lungi dal sostenere e supportare una ripresa delle attività finisce per determinare ulteriori prolungamenti delle chiusure probabilmente perché si ritiene che questo settore sia irrilevante, cosa assolutamente falsa dato che nel 2019 l’Erario ha incassato circa 10 miliardi dalle attività del comparto. Inoltre, anche in questo periodo, lo Stato continua ad incassare i canoni concessori dalle aziende seppur queste si trovano in una situazione in cui la concessione non può essere esercitata perché c’è un provvedimento nazionale che ne ha decretato la chiusura”.

Quanti lavoratori rischiano di perdere il proprio lavoro? Avete alcuni dati?

“Se consideriamo l’intero settore superiamo le 100mila unità, esclusivamente nell’area del Bingo e delle Gaming Hall siamo sui 30mila. Questa reiterazione delle chiusure sta ponendo dei gravi problemi di sofferenza da un lato per le aziende (canoni concessori, costi fissi ecc…) e dall’altro per i lavoratori: è vero che sono stati prorogati gli ammortizzatori sociali, ma quest’ultimi determinano una decurtazione rispetto al reddito che le persone percepiscono in condizioni normali e poi ci sono alcune situazioni in cui ancora oggi si hanno difficoltà ad avere le erogazioni da parte dell’INPS.

È vero che attraverso gli accordi stabiliti con le aziende più grandi e strutturate abbiamo garantito l’anticipazione dei trattamenti, ma ci sono anche aziende più piccole che stanno in difficoltà da molto tempo ormai e non possono garantire queste anticipazioni e quindi i lavoratori devono attendere dall’INPS.

Infine c’è da considerare anche il tema dell’inattività, che per i lavoratori prescinde l’aspetto economico. Continuando con queste chiusure, ho il sospetto e la preoccupazione che anche le aziende più strutturate potrebbero andare in difficoltà dal punto di vista finanziario con tutte le conseguenze del caso, anche dal punto di vista occupazionale”.

Questa settimana ci sono state nuove manifestazioni da parte dei lavoratori del gioco per la riapertura delle attività. Qual è la posizione di Uiltucs?

“In termini generali mi viene da dire che la libertà di manifestare e di esprimere il proprio pensiero è garantita costituzionalmente e quindi mi sembra assolutamente legittimo che le persone manifestino qualche insofferenza.

Noi in questa fase abbiamo scelto una strategia diversa che nella prima fase ci ha premiato, perché quando abbiamo elaborato quel protocollo di cui stavamo parlando prima affiancato da un avviso comune sottoscritto da noi e dalle associazioni del settore e inviato dalle istituzioni competenti, abbiamo portato una serie di pressioni che riteniamo abbiano contribuito a garantire una riapertura e quindi intendiamo continuare a muoverci su questo fronte anche in considerazione del fatto che vogliamo tenere un atteggiamento responsabile non solo nel rapporto con le istituzioni, ma che tuteli le persone. Abbiamo qualche resistenza ad avviare le iniziative di piazza, anche per dimostrare la responsabilità dei lavoratori del settore, infatti nella prima fase le aziende si sono caricate di oneri per quanto riguarda l’acquisto di mascherine, gel igienizzante, guanti e la gestione del rapporto con i singoli clienti, ma tutto questo è servito a rendere ottimali le strutture dal punto di vista della sicurezza, non registrando alcun contagio all’interno delle sale e a maggior ragione nessun focolaio.

Nelle richieste presentate, come organizzazione sindacale abbiamo voluto mettere l’accento su due aspetti: attenzionare il problema della tenuta occupazionale del settore e i ritardi dell’INPS sulle integrazioni salariali. Per quanto riguarda le aziende, invece queste hanno posto, correttamente, il tema dei ristori, che sono prettamente simbolici in quanto non riescono a garantire un equilibrio finanziario”.

 

 

PressGiochi