Il gioco tra i giovani non può essere analizzato soltanto come fenomeno individuale, ma va letto alla luce del profondo cambiamento introdotto dagli smartphone e dalle dinamiche sociali digitali. Lo
Il gioco tra i giovani non può essere analizzato soltanto come fenomeno individuale, ma va letto alla luce del profondo cambiamento introdotto dagli smartphone e dalle dinamiche sociali digitali. Lo ha spiegato il Dott. Domenico Pellegrini (Presidente del Tribunale per i minorenni di Genova) intervenendo agli Stati Generali ADM dedicati al settore giochi.
“I ragazzi giocano sempre di più perché il gioco rappresenta un momento di crescita e di sviluppo del cervello umano. Il problema non è il gioco in sé, ma la mancanza di regolamentazione del tempo dedicato al gioco”, ha affermato Pellegrini, sottolineando come proprio l’uso non controllato possa portare verso forme problematiche di relazione con il gioco.
Secondo il professore, il vero elemento di rottura è stato l’avvento dello smartphone: “Lo smartphone ha cambiato completamente il modello di vita e le modalità di relazione. Oggi il gioco non è più soltanto individuale: ha assunto una dimensione sociale molto forte, soprattutto tra i giovani”.
Pellegrini ha evidenziato come i ragazzi giochino prevalentemente “in comunità”, condividendo esperienze e dinamiche online con altri coetanei. “Molti videogiochi sono basati sull’interazione sociale e sul senso di appartenenza al gruppo. Questo elemento crea coinvolgimento, ma può anche aumentare il rischio di comportamenti problematici”.
Nel corso del suo intervento, il docente ha richiamato l’attenzione anche sui meccanismi psicologici utilizzati nei videogiochi e nelle app. “I giochi sono costruiti attraverso piccoli sistemi di ricompensa che producono gratificazione immediata. Ogni livello superato genera un effetto di piacere che stimola a continuare”.
Particolare attenzione è stata dedicata al fenomeno dei microacquisti digitali. “Uno dei punti di confine più delicati riguarda proprio le microtransazioni nelle app e nei videogiochi. Il ragazzo inizia con importi minimi, magari 50 centesimi, per acquistare strumenti o miglioramenti virtuali, ma in questo modo entra progressivamente in una logica economica che può avvicinarlo anche al gioco con vincita in denaro”.
Secondo Pellegrini, spesso i segnali di disagio emergono solo indirettamente: “Molte situazioni vengono scoperte quando si approfondiscono altri comportamenti problematici dei ragazzi. In quei casi emerge un percorso psicologico e sociale già avviato, legato anche alla ricerca di denaro per sostenere acquisti e attività di gioco online”.
Il professore ha infine sottolineato la necessità di una maggiore consapevolezza educativa e sociale sul tema: “Il fenomeno non riguarda soltanto il gioco d’azzardo, ma più in generale il rapporto dei giovani con gli strumenti digitali, con le dinamiche di gratificazione immediata e con la gestione del denaro all’interno degli ambienti online”.
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