Negli Stati Uniti si apre un nuovo fronte nel confronto tra autorità federali e regolatori statali sul futuro dei prediction market. L’amministrazione guidata da Donald Trump potrebbe infatti intervenire a
Negli Stati Uniti si apre un nuovo fronte nel confronto tra autorità federali e regolatori statali sul futuro dei prediction market. L’amministrazione guidata da Donald Trump potrebbe infatti intervenire a sostegno di Kalshi nel contenzioso davanti alla Corte d’Appello del Nono Circuito, depositando un “amicus curiae” a favore della competenza federale della Commodity Futures Trading Commission (CFTC).
Al centro della disputa c’è Kalshi, piattaforma che offre contratti su eventi futuri – dalle condizioni meteo agli sviluppi geopolitici fino agli esiti sportivi – e che sta contestando un’ordinanza restrittiva emessa in Nevada. Il provvedimento è arrivato dopo l’azione del Nevada Gaming Control Board, che ha accusato Kalshi e Polymarket di operare come bookmaker non autorizzati nello Stato.
Un giudice federale ha concesso un’ingiunzione temporanea che vieta a Kalshi di operare in Nevada. L’eventuale intervento della CFTC nel procedimento d’appello rafforzerebbe la tesi secondo cui i contratti “event-based” rientrano nella disciplina federale sui derivati, e non nelle leggi statali sul gioco.
Il presidente della CFTC, Michael Selig, ha rivendicato con forza la giurisdizione esclusiva dell’agenzia, dichiarando che gli Stati non possono prevaricare la supervisione federale in materia di mercati dei derivati.
Il nodo giuridico è chiaro: per la CFTC i prediction market sono assimilabili ad altri contratti futures, strumenti finanziari che consentono di coprirsi da rischi (hedging) legati, ad esempio, a condizioni climatiche o prezzi energetici. Per diversi Stati, invece, la realtà operativa racconta altro.
I dati sui volumi sono significativi: circa il 90% delle negoziazioni su Kalshi e circa il 50% su Polymarket riguardano eventi sportivi. Solo sul Super Bowl, Kalshi ha registrato oltre un miliardo di dollari di volumi. Numeri che, secondo i regolatori statali, rendono l’attività molto più simile alle scommesse sportive che non ai tradizionali strumenti di copertura del rischio.
Ulteriore elemento di attrito riguarda l’età minima: molte piattaforme consentono l’accesso ai maggiorenni (18+), mentre il gioco regolamentato in diversi Stati americani è riservato agli over 21.
La vicenda presenta anche risvolti politici. Donald Trump Jr. ha investito in Polymarket attraverso la propria società di venture capital ed è strategic advisor di Kalshi. Intanto, la CFTC ha annunciato la creazione di un “Innovation Advisory Committee” con 35 membri, tra cui i CEO di Polymarket, Kalshi, Coinbase, Robinhood, FanDuel e DraftKings, con l’obiettivo di contribuire alla definizione di nuove regole su criptovalute e prediction market.
L’espansione del perimetro CFTC negli ultimi anni – anche per effetto della crescita delle cripto-attività – ha rafforzato il ruolo dell’agenzia nei mercati finanziari, riaccendendo però il dibattito sui confini tra finanza innovativa e gambling.
Mentre negli Stati Uniti si gioca la partita giuridica tra competenza federale e statale, in Oceania i regolatori hanno adottato una linea più netta.
In Nuova Zelanda, il Department of Internal Affairs (DIA) ha stabilito che operatori come Kalshi e Polymarket non sono autorizzati a offrire prodotti qualificabili come gioco ai residenti. Secondo la direttrice per il gambling, Vicki Scott, eventuali scommesse accettate da clienti neozelandesi configurerebbero una violazione della legge vigente.
Il quadro normativo locale distingue tra online wagering e online casino, in un sistema che attualmente prevede un monopolio per le scommesse online attraverso la piattaforma TAB, gestita operativamente da Entain. Parallelamente, il Parlamento sta esaminando un disegno di legge che prevede l’assegnazione tramite asta di 15 licenze per casinò online, segnando una possibile riforma strutturale del settore.
In Australia, l’orientamento è stato ancora più incisivo. L’Australian Communications and Media Authority (ACMA) ha qualificato i prediction market come gioco d’azzardo e ha disposto il blocco di Polymarket, ordinando ai provider internet di impedirne l’accesso dal territorio nazionale. L’autorità ha rilevato che la piattaforma non aveva bloccato gli IP australiani e che tra novembre 2024 e maggio 2025 si sono registrati circa 1,9 milioni di accessi dall’Australia.
Sebbene restino possibili aggiramenti tramite VPN, il segnale regolatorio è chiaro: per Canberra, i contratti su eventi sportivi non sono strumenti finanziari, ma scommesse.
Il confronto tra Stati Uniti e Oceania evidenzia due approcci opposti. Da un lato, Washington discute se i prediction market debbano essere incardinati nell’alveo dei derivati finanziari; dall’altro, Australia e Nuova Zelanda li ricondurranno senza ambiguità al perimetro del gambling.
La questione di fondo resta aperta: quando un contratto su un evento sportivo, scambiato a pochi centesimi e legato a una probabilità, smette di essere uno strumento finanziario e diventa una scommessa? La risposta, sempre più, non sembra solo giuridica ma anche politica – e destinata a ridefinire i confini tra innovazione finanziaria e regolazione del gioco a livello globale.
PressGiochi
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