16 Gennaio 2026 - 17:13

Politica, blockchain e democrazia economica: il punto di vista di Marcello Coppo

Durante la conversazione con il giornalista Giampiero Moncada di PressGiochi, l’onorevole Marcello Coppo ha offerto la sua visione sul ruolo che la tecnologia blockchain e le criptovalute possono avere nel

07 Novembre 2025

Durante la conversazione con il giornalista Giampiero Moncada di PressGiochi, l’onorevole Marcello Coppo ha offerto la sua visione sul ruolo che la tecnologia blockchain e le criptovalute possono avere nel ridisegnare l’economia e la società. Da politico e da autore di un romanzo ispirato al mondo di Bitcoin (dal titolo “Tu, Satoshi, perché?”), Coppo si è posto l’obiettivo di rendere più accessibile un tema spesso percepito come tecnico e distante, mostrando invece come la blockchain possa incidere direttamente sulla vita delle persone.

Al centro della sua riflessione c’è l’idea che la blockchain rappresenti un nuovo modo di trasferire valore. Un’evoluzione che non riguarda soltanto gli esperti di finanza o tecnologia, ma tocca tutti, dai cittadini ai governi. Secondo Coppo, oggi esistono tre strumenti fondamentali per la trasmissione del valore: Bitcoin, le stablecoin e le valute digitali delle banche centrali (CBDC). Ognuno di questi modelli porta con sé una diversa visione del futuro economico.

La conversazione si è svolta durante la conferenza SiGMA Central Europe, in corso questa settimana presso Fiera Roma.

Nuovi modi di trasferire valore

Bitcoin è, per definizione, decentralizzato e accessibile, un sistema che non appartiene a nessuno ma che tutti possono usare. Le CBDC, al contrario, sono centralizzate e gestite direttamente dalle banche centrali, offrendo stabilità ma anche rischi legati alla privacy e al controllo.

Le stablecoin, infine, rappresentano per Coppo il vero ponte tra la finanza tradizionale e quella digitale: strumenti in grado di mantenere il valore delle valute fiat, ma con la flessibilità e la velocità tipiche del mondo crypto.

Secondo Coppo, è proprio in questo equilibrio che si gioca la partita tra innovazione e regolamentazione. L’Italia, spiega, ha già riconosciuto legalmente le criptovalute, introducendo normative fiscali specifiche e strumenti di inquadramento legale. Tuttavia, l’asse principale rimane quello europeo: è l’Unione a stabilire le linee guida generali, e i singoli Stati devono adattarsi. Tuttavia, il framework europeo risulta in certi frangenti troppo rigido, come nel caso del MiCA.

L’obiettivo non dovrebbe essere quello di frenare le criptovalute, ma di favorire un ambiente in cui l’innovazione possa convivere con la sicurezza. Coppo auspica un futuro in cui esistano stablecoin ancorate all’euro, strumenti che possano rafforzare la moneta europea e offrire un’alternativa reale al dominio del dollaro e delle valute digitali statunitensi.

L’Euro digitale può essere la soluzione?

Quando si parla dell’euro digitale, Coppo distingue nettamente tra questo progetto e le stablecoin. Il primo, spiega, è una Central Bank Digital Currency, quindi un sistema completamente centralizzato. È utile, ma non sufficiente: non rappresenta una vera innovazione, né risolve i limiti strutturali della finanza europea.

L’euro digitale può essere un supporto, ma non la risposta definitiva. L’innovazione, sostiene Coppo, richiede apertura, sperimentazione e un approccio più flessibile alle nuove tecnologie.

Uno dei nodi principali resta il bilanciamento tra sicurezza e sviluppo. Alla domanda se regole più permissive non potrebbero favorire l’illegalità, Coppo risponde sottolineando la necessità di applicare i regolamenti in modo proporzionale. L’errore più grande, dice, è utilizzare lo stesso framework normativo per ogni tipo di progetto, indipendentemente dalla dimensione o dalla natura.

Un sistema pensato solo per i grandi operatori finisce per soffocare le startup e l’innovazione di base, quella che genera nuove idee e nuove soluzioni.

Per questo motivo serve un approccio differenziato, in cui le regole siano calibrate sul tipo di attività e sul livello di rischio. Solo in questo modo si può mantenere il controllo necessario senza paralizzare la creatività e la crescita del settore. Tuttavia, questa sfida è ancora aperta: la politica non ha ancora trovato un equilibrio efficace tra vigilanza e sviluppo tecnologico.

Il dialogo tra politica e innovazione tecnologica

Il dialogo tra la politica e l’innovazione tecnologica è reso problematico da diversi fattori. Molti decisori non hanno una reale comprensione di cosa sia la blockchain o di come funzioni. Non è una questione di ideologia o di schieramento politico: è una mancanza di conoscenza diffusa che frena la capacità delle istituzioni di reagire al cambiamento.

Per questo diventa fondamentale creare momenti di confronto tra esperti del settore e rappresentanti politici, affinché le regole nascano da una comprensione condivisa, non da timori o pregiudizi.

L’educazione, quindi, diventa parte integrante della politica. È necessario rendere questi argomenti alla portata di tutti, perché la blockchain non è una moda passeggera, ma uno strumento per rendere più trasparente e accessibile il sistema economico.

È una tecnologia che può restituire alle persone il controllo sui propri dati, sui propri risparmi e sulle proprie transazioni. In questa visione, la democrazia economica diventa possibile solo se anche la conoscenza è democratica: se tutti, non solo gli addetti ai lavori, possono comprendere e partecipare.

In sintesi, la politica dovrebbe abbandonare l’atteggiamento difensivo verso l’innovazione e imparare a capirla, regolamentarla in modo intelligente e, soprattutto, valorizzarla. Solo così l’Europa potrà diventare protagonista del nuovo ecosistema digitale, invece di subirne le regole imposte da altri.

PressGiochi

×