11 dicembre 2019
ore 03:12
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Piemonte. Rossi (PD): “La legge da sola non risolve il problema del gioco, è un tema culturale”

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Piemonte. Rossi (PD): “La legge da sola non risolve il problema del gioco, è un tema culturale”

«Quando nel 2016 la legge è stata approvata in Regione, arrivavamo da un percorso di un anno in cui c’erano un disegno di legge della giunta, una proposta di legge della minoranza e una proposta di legge dei comuni che hanno dato vita a un lavoro di commissione da cui è scaturito un testo unico poi votato all’unanimità dall’intero consiglio regionale. Abbiamo dovuto fare un ragionamento su quelle che erano già esistenti trovando una mediazione: 18 mesi per la regolarizzazione di bar e tabaccherie, 36 mesi per le sale gioco vlt e 5 anni per quelle aperte nei due anni precedenti. Il problema è che tutte le regioni italiane che avevano stabilito un tempo transitorio, hanno poi dato una proroga; solo il Piemonte è stato rigido: in un certo senso è vero che è si è creato un danno economico a un certa categoria, ma è necessario metterlo in conto se tra l’interesse legittimo privato e la tutela della salute pubblica, si sceglie responsabilmente la seconda”.

 

Ad affermarlo è Domenico Rossi, il consigliere regionale che tra il 2015 e il 2016 aveva lavorato attivamente alla legge per la prevenzione e il contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico.

“I dati – continua Rossi – dicono che dove i sindaci hanno fatto ordinanze serie il gioco è diminuito. Poi è chiaro che la legge da sola non risolve il problema che è profondamente culturale: se le persone vedono nella lotteria l’unica possibilità di crescita ed emancipazione personale, allora siamo di fronte a  una crisi culturale. Bisogna tornare a credere che il proprio futuro non migliora con il gioco, ma con il lavoro, lo studio e l’impegno. Il Piemonte ha investito 6 milioni di euro in questo progetto che non solo allontana le macchinette dai luoghi della vita, ma prevede percorsi di educazione e informazione, formazione del personale, divieto di pubblicità, obbligo di ordinanza per i sindaci e distanza dai luoghi sensibili. Ovviamente si tratta di una partita culturale che non può essere giocata solo territorialmente, ma è necessario un lavoro condiviso a livello nazionale”.

 

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