31 maggio 2020
ore 09:44
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Piemonte. Leone (Lega): “La ludopatia non si combatte uccidendo chi ha investito”

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Piemonte. Leone (Lega): “La ludopatia non si combatte uccidendo chi ha investito”

Spegnere le slot machine per combattere la ludopatia è come dire: abbattiamo tutti i vigneti così non c’è più rischio alcolismo. Non mi sembra normale», dice a fine chiacchierata Claudio Leone, consigliere regionale della Lega e primo firmatario della proposta di legge che vuole modificare la norma approvata nel 2016 dal centrosinistra per contrastare il gioco d’azzardo patologico. Una possibilità che — come rivelato ieri dal Corriere Torino — allarma associazioni e ordini professionali che aiutano i malati e pure i partiti politici di minoranza che hanno promesso battaglia.

Leone, anzitutto può spiegare cosa volete fare?
«È semplice: noi vogliamo ripristinare la situazione che c’era nel 2016. E cioè eliminare gli effetti della legge per tutti quegli imprenditori, intendo bar, tabaccherie, sale da gioco ed eventuali altre attività economiche, che all’epoca dell’approvazione della legge avevano le macchinette».

Insomma, volete cancellare l’obbligo per loro di rispettare il distanziometro e quindi spegnere le slot vicine ai luoghi sensibili? «Esatto. La legge non deve più essere retroattiva. Gli imprenditori che hanno il diritto acquisito di avere le macchinette devono poterle accendere. È la prima parte della nostra proposta».

E la seconda?
«Vogliamo aprire un tavolo per scrivere una nuova legge che rivaluti quali sono i luoghi sensibili e le distanze che i punti di gioco devono mantenere da questi».

Però in tanti vi contestano. Come reagisce?
«Credo che la ludopatia vada contrastata con campagne di sensibilizzazione che partono dalle scuole, dai giovani, a cui si deve far capire che le macchinette non fanno diventare ricchi e spiegare che la dipendenza dal gioco d’azzardo è come quella dalla droga o dall’alcol. E credo che serva una legge più bilanciata».

Vi accusano di fare gli interessi dei gestori di attività con le macchinette. Come replica?
«Da sempre io e il mio partito sosteniamo l’imprenditoria. La ludopatia non si combatte uccidendo chi ha investito capitali, fatto debiti e ora non può andare avanti. Il Piemonte è in ginocchio e noi facciamo una battaglia per una legge che non ha effetti».

I numeri dicono di sì. Macchinette e giocatori sono diminuiti, o no?
«Ma nel frattempo tante persone che non hanno trovato più il gioco lecito, normato dallo Stato, hanno alimentato quello illegale arricchendo la criminalità organizzata. Lo dicono altri dati».

Quali?
«Ce n’è uno simbolico. Nel 2016, nella sola provincia di Torino, le denunce per slot machine modificate e quindi non collegate ai monopoli erano state 51. Nel 2017 se ne segnalavano 2.400».

Dunque concorda con l’ex procuratore e oggi presidente Eurispes, Antonio Rinaudo, che ieri sottolineava proprio questo aspetto?
«Sì. Questa legge ha aperto una voragine sull’illegalità. Mentre noi siamo da sempre per il rispetto delle regole».

Ma c’è anche chi dice che modificate la norma per ripagare promesse elettorali. Come risponde?
«Il mio partito è per il buon senso. In campagna elettorale abbiamo sposato questa causa perché crediamo che sia di buon senso e, come tale, la portiamo avanti. E in questo tutto il centrodestra è unito, non c’è soltanto la Lega: penso anche al presidente Alberto Cirio e all’assessore al Bilancio, Andrea Tronzano».

Ma non si pensa che una norma così dimentichi la salute? Le persone che oggi sono malate dicono che la legge le ha aiutate.
«Io credo che chi vuole farsi aiutare debba essere aiutato ed è bene che al tavolo di concertazione siedano anche i servizi per le dipendenze e le associazioni. Ma ribadisco: non è mettendo i lucchetti alle macchinette che si risolve il problema. Concluso l’esame delle commissioni, il prima possibile vogliamo portare il testo in aula».

 

 

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