16 Settembre 2021 - 14:01

Piemonte. Jarre (Asl To3) a PressGiochi: “La legge sul gioco ha liberato risorse senza aver compromesso la rete commerciale”

I numeri  dei soggetti in carico sono passati da 1.400 circa del 2016 a poco più di 1000 nel 2019, quindi sono proprio dati oggettivi questi.

29 Gennaio 2021

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“La relazione che è stata presentata ieri è fondata in parte su dati correnti forniti dai Monopoli di Stato, sia quelli contenuti nei libri blu annuali che quelli che la Regione ha ottenuto da richieste specifiche  di approfondimento, quindi sono dati ufficiali tutti quelli relativi a raccolta, spesa, andamento nel corso degli anni relative alle diverse tipologie di gioco”.

Lo dichiara a PressGiochi il dr. Paolo Jarre, Direttore del Dipartimento delle patologie da dipendenza della Asl Torino 3 commentando la relazione presentata ieri in Regione Piemonte relativa agli effetti della legge regionale sul gioco d’azzardo patologico a tre anni di distanza dalla sua entrata in vigore.

“Quelli relativi alla situazione occupazionale, che sono uno dei temi più controversi,- spiega – sono i dati che derivano dall’Osservatorio regionale del  lavoro, quindi un servizio istituzionale che ha rilevato come nell’arco di questi ultimi anni (diciamo fino al 2019) non c’erano state variazioni significative nei numeri degli occupati, ovvero nel rapporto tra cessazioni e nuove assunzioni, sia nel settore delle sale giochi, sia nel settore degli esercizi generalisti, bar e tabacchi.

In più, poi sono stati presentati i dati della ricerca epidemiologica, del CNR, relativamente alla diffusione  del gioco problematico e patologico nella popolazione piemontese.

Tutti i dati sembrerebbero convergere in modo inequivocabile rispetto ad un effetto positivo della legge senza significativi effetti collaterali, nel senso che è ridotto il numero dei giocatori, ridotto il numero dei giocatori problematici, ridotta di gran lunga la spesa  che i piemontesi affrontano per il gioco, liberate quindi risorse per altre tipologie di acquisti e per i risparmi, senza aver compromesso la filiera commerciale, quindi dimostrando come quelli che erano i mancati introiti, anche per l’Erario, per la filiera commerciale erano sostanzialmente margini di profitto che hanno potuto comprimere senza comportare grossi problemi a livello occupazionale”.

 

I numeri relativi a raccolta e occupazione hanno già sviluppato un dibattito con le associazioni che affermano che gli effetti siano diversi. Le chiedo però un commento sulla questione del gioco patologico visto che lavora sul campo. Lei riscontra una reale diminuzione di soggetti presi in cura?

“Si negli ultimi due anni in Piemonte le posso confermare per tutti i servizi regionali, perché sono coordinatore nei servizi della Regione, c’è stata una  riduzione delle richieste di presa in carico a partire dal 2016, anzi, l’unica realtà in cui questo non è accaduto è l’ASL di Novara, territorio che confina con la Lombardia quindi si può ipotizzare che un certo numero di giocatori in situazione di restrizione dell’offerta abbiano usufruito  dell’offerta confinante.

Questo è un dato comune a tutti i servizi, complessivamente a livello regionale: i numeri  dei soggetti in carico sono passati da 1.400 circa del 2016 a poco più di 1000 nel 2019, quindi sono proprio dati oggettivi questi. E questo è in controtendenza rispetto a quello che è successo in  tutte le altre regioni italiane”.

Lei ritiene che il volume delle giocate sia sempre lo stesso e che quindi comprimendo l’offerta legale ci sia il rischio di spostare parte dei giocatori sul canale illegale?

“No, non sono d’accordo. Sono dell’opinione che sia stato un fenomeno fortemente condizionato dalla pervasività dell’offerta, non credo nel concetto di emersione del mercato illegale grazie a quello legale. Non è così. Sicuramente c’è stata una domanda condizionata dall’offerta, ci sono tanti giocatori che sono diventati tali per via della capillarità dell’offerta”.

 

Le associazioni di categoria denunciano numeri totalmente diversi per quanto riguarda le perdite occupazionali. Molte sale sono state chiuse e anche la CGIA di Mestre in un recente rapporto ha presentato dei dati molto diversi da quelli discussi ieri in Regione. Lei come se lo spiega?

“Non so quali siano le fonti alla base di questi studi. Noi con l’ufficio regionale ci siamo rivolti al servizio istituzionale che li gestisce. Quello che posso dire è che proprio sale chiuse per la legge regionale (escludendo il Covid, quindi fino al 2019, puntualizza Jarre) io non ne ho riscontro. Nel 2019 è entrata in vigore la legge per le sale a maggio, abbiamo confrontato i dati delle VLT tra il primo e secondo semestre ed effettivamente c’è stata una riduzione del’8/9% della raccolta e questo verosimilmente non si può attribuire a delle sale che sono state chiuse. Però la proporzione è quella. Non è un cataclisma…”.

 

PressGiochi