09 Agosto 2020 - 17:05

Piemonte e lo stop al gioco nel giorno di pagamento delle pensioni. Caritas: “Norma discriminatoria”

“Il gioco d’azzardo di massa gestito da operatori economici allo scopo di profitto ci pare uno strumento che ha creato gravi danni sociali, perdite economiche ingenti, sfaldamento del legame comunitario

03 Marzo 2020

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“Il gioco d’azzardo di massa gestito da operatori economici allo scopo di profitto ci pare uno strumento che ha creato gravi danni sociali, perdite economiche ingenti, sfaldamento del legame comunitario e non ha contribuito a combattere l’offerta di azzardo illegale che è invece aumentata. Non esitiamo a definire l’azzardo una vera e propria tassa sui poveri nel momento in cui i principali fruitori sono le persone maggiormente vulnerabili come dimostrano numerose ricerche nazionali sul tema”.

 

E’ quanto afferma la Caritas Diocesana di Torino nella memoria presentata al Consiglio Regionale per la modifica alla legge n. 9 del 2016 proposta sia dal M5S che dalla Lega.

 

“I due PDL in oggetto, – spiega la Caritas – così come formulati, apportano modifiche che vanno in senso inverso alla completa attuazione della legge che andrebbero a modificare”.

Relativamente alla proposta del M5S di inserire uffici postali e servizi di trasferimento denaro (money transfer) tra i luoghi sensibili la Caritas commenta che “vi riscontriamo un legame indebito tra l’utilizzo dei servizi finanziari postali o il money transfert e le categorie fragili della popolazione, e tra queste ultime e una presunta attitudine ad operare azioni delinquenziali o patologiche. Pur ammettendo che la fasce più povere possano essere potenzialmente più esposte, la posizione di cui sopra va ritenuta ingiustificata e irricevibile soprattutto se sottesa al dettato di un testo di Legge”.

La legge prevede inoltre che l’applicazione delle distanze si applica anche se gli apparecchi sono collocati in un comune differente da quello sul quale insiste il luogo sensibile. Per la Caritas, la proposta è troppo debole quanto alla strumentazione data agli enti territoriali per esercitare de factu il compito della responsabilità di controllo.

“L’ampliamento del tempo disponibile per l’utilizzazione e il gioco fino a dieci ore giornaliere – seppur suddivise in fasce orarie –, eccessivo ed intrinsecamente negativo rispetto alla funzione educativa espressa nella totalità della disposizione di legge vigente, nonché indirizzato prevalentemente a sostenere le sole ragioni commerciali rispetto a quelle della crescita delle persone e della legalità, soprattutto se in situazione di fragilità.

Proponiamo, pertanto, di mantenere il dettato originale della Legge in oggetto. I dati disponibili, infatti, certificano ad oggi un netto cambiamento di abitudini dei giocatori proprio grazie all’accorgimento della limitazione temporale.

Infine giudichiamo la proposta di disattivare gli apparecchi nel giorno di pagamento delle pensioni come elemento dalle dimensioni fin anche discriminatorie nei confronti degli anziani e dei pensionati: la disattivazione degli apparecchi per tutto il corso della giornata di riscossione delle pensioni crea un legame diretto tra queste persone e la tendenza al gioco tale da indurre a considerare le prime ex natura giocatori”.

 

La Caritas poi intervene a commentare la pdl presentata dalla Lega per l’eliminazione della retroattività delle distanze. “La proposta ci pare sia di natura discriminatoria perché, di fatto, andrebbe a creare due categorie di esercenti; con chiari segni di definizione lobbistica a tutela di interessi – seppur legittimi – di categorie che da più tempo hanno azione in tale ambito; potenzialmente lesiva gli elementi basilari della leale concorrenza in materia economica e di commercio che, invece, un testo di legge dovrebbe sostenere; potenzialmente facilitante l’inserimento di interessi illegali proprio su quegli esercizi commerciali che si troverebbero in situazione di oggettivo miglioramento circa le opportunità di vendita; non riconducibile alla protezione della cosiddetta non retroattività dei provvedimenti legislativi perché non vieta il possesso ne l’utilizzo degli strumenti, ma semplicemente ne regola le modalità di fruizione.

Occorre – conclude il direttore Pierluigi Dovis – proseguire sulla strada intrapresa con la Legge 9/2016 e non fare passi indietro che potrebbero rappresentare un segno negativo nei confronti delle migliaia di famiglie afflitte dal problema del gioco d’azzardo patologico”.

 

 

PressGiochi