24 ottobre 2019
ore 04:38
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Pastorino (STS): “Il proibizionismo politico sul gioco rappresenta un vero autogol”

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Pastorino (STS): “Il proibizionismo politico sul gioco rappresenta un vero autogol”

“Negli ultimi anni attaccare il gioco pubblico sembra diventato uno sport nazionale. Parlamentari di ogni colore, sindaci, politici locali, giornali, associazioni del terzo settore: tutti convinti che il gioco con vincite in denaro vada vietato per il bene dei cittadini. Gli unici a non curarsi della questione sono i giocatori, che continuano a divertirsi come hanno sempre fatto e coloro i quali non giocano, che hanno altro a cui pensare.

Il mese di giugno- ha affermato Giorgio Pastorino del Sindacato dei Totoricevitori Sportivi –  ha però evidenziato un salto di qualità nella rincorsa al proibizionismo: il Comune di Bergamo ha approvato un proprio regolamento che non si limita ad interdire solo le slot per diverse ore al giorno, ma anche il 10eLotto, il Gratta e Vinci e le scommesse a quota fissa.
Sperando che altri sindaci non cerchino di stabilire nuovi record, è evidente che la situazione di Bergamo è paradossale: il 10eLotto fa parte della stessa concessione del Lotto in capo al tabaccaio e non è regolabile a livello locale, i Gratta e Vinci sono un prodotto molto gradito dai giocatori per via di un pay-out più elevato rispetto ad altri giochi ”terrestri”, le scommesse sportive funzionano quando ci sono eventi giocabili di cui data e ora dipendono dalle federazioni internazionali e non dal Sindaco.

Ogni giorno, insomma, il gioco trova un nuovo nemico. E’ curioso che la stessa battaglia non sia combattuta contro altri prodotti che creano dipendenze come, per esempio, l’alcool che provoca realmente qualche milione di dipendenti. Forse il motivo è che l’industria legata agli alcolici in Italia ha radici antiche, mentre quella del gioco si è sviluppata solo di recente, per rispondere alla domanda di mercato altrimenti intercettata dalla criminalità organizzata; non c’è ancora, nel nostro Paese, una vera percezione del settore industriale di cui anche noi facciamo parte.

Ma cosa dice realmente la politica per giustificare la deriva proibizionistica a cui stiamo assistendo?

Prima di tutto che il gioco è un prodotto “cattivo” e come tale va vietato; poi, che chiunque si avvicini al gioco finirà per rovinare se stesso e i propri cari, motivo per cui non possiamo lasciargli libertà di scegliere. Infine che il gioco attira maggiormente le fasce deboli della società: i giovani perché non hanno più alle spalle famiglie in grado di educarli e non hanno svaghi, gli anziani perché sono spesso soli e ai margini della società, gli altri perché fanno lavori precari e sono vittime della crisi.

Rispetto a queste idee ci permettiamo di dire la nostra.

Il gioco, ovviamente, non è né buono né cattivo: anche un coltello da cucina può essere utilizzato per tagliare il pane o per uccidere qualcuno, ma a nessuno è venuto in mente di vietarne la vendita; allo stesso modo ci sono giocatori (pochissimi) che esagerano, mentre la stragrande maggioranza accede agli stessi giochi senza rovinarsi.

L’idea poi che gli italiani siano incapaci di intendere e di volere e che la buona politica abbia il dovere di scegliere per loro ci fa semplicemente rabbrividire.

L’ultima questione è però particolarmente interessante. Se ci sono migliaia di giovani senza futuro, se nessuno si cura degli anziani, se le imprese chiudono e il lavoro non c’è oppure è precario è colpa del gioco?

Siamo convinti che il governo e gli amministratori locali dovranno valutare ogni aspetto, al di là della ricerca del facile consenso. Giustificare il proibizionismo certificando il fallimento del modello economico e sociale delle nostre città si potrebbe rivelare, per la politica, un clamoroso autogol.

Qualcuno dirà che anche noi stiamo facendo demagogia. Auguriamoci che il clima cambi presto”.

 

PressGiochi

 

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