In vista della scadenza del 13 maggio e delle nuove regole sui limiti al contante, abbiamo intervistato Raffaele Gnazzi, CEO di AdmiralPay, per capire quali saranno gli impatti sul settore
In vista della scadenza del 13 maggio e delle nuove regole sui limiti al contante, abbiamo intervistato Raffaele Gnazzi, CEO di AdmiralPay, per capire quali saranno gli impatti sul settore e quali soluzioni sono già disponibili per gli operatori.
Il 13 maggio è una data che preoccupa parte del settore. C’è davvero motivo di temere questo cambiamento?
«È una scadenza importante, questo è innegabile, e come tutte le novità può generare preoccupazione tra gli operatori. Tuttavia, per chi lavora con AdmiralPay non c’è motivo di avere timore. Abbiamo sviluppato una soluzione che consente ai PVR di continuare a operare anche oltre il limite dei 100 euro settimanali, garantendo allo stesso tempo la possibilità di gestire i pagamenti delle vincite in modo regolare e conforme.»
Come funziona concretamente questa soluzione?
«Il sistema si basa sul convenzionamento del cliente, che utilizza un’app – la PayWallet – attraverso cui può effettuare depositi e prelievi. Il denaro può essere introdotto in contanti e poi veicolato sul conto di gioco. Naturalmente il processo è più articolato di così, ma il punto centrale è che tutto avviene tramite conti bancari con IBAN italiano. Questo garantisce tracciabilità, sicurezza e piena conformità normativa.»
Possiamo dire che AdmiralPay è qualcosa di più di un semplice istituto di pagamento?
«Sì, il nostro posizionamento è particolare. Questo progetto nasce diversi anni fa, quando già immaginavamo l’evoluzione del mercato del gioco online. Abbiamo sempre avuto una visione di lungo periodo: il passaggio al cashless è inevitabile, come è già avvenuto in molti altri settori. Il nostro obiettivo è accompagnare questa transizione.»
Il cashless può diventare un ponte tra retail e online?
«Assolutamente sì. Oggi si parla molto di omnicanalità, ma il mercato del gioco è ancora frammentato: non esiste un unico prodotto o un’unica concessione che integri tutto. Noi abbiamo scelto di partire dai pagamenti, che rappresentano l’esigenza primaria del giocatore, sia nella fase di deposito sia in quella di incasso delle vincite. È lì che si può creare un vero collegamento tra i diversi canali.»
C’è il rischio che sistemi di pagamento troppo complessi allontanino i giocatori?
«È un rischio reale. Quando la tecnologia complica l’esperienza, il giocatore può essere spinto a cercare alternative. Per questo lavoriamo con grande attenzione per rendere il pagamento il più possibile invisibile: deve essere veloce, integrato e naturale. Il giocatore non deve preoccuparsi di come paga, ma deve concentrarsi sull’esperienza di intrattenimento.»
Qual è quindi la direzione verso cui si muove il settore?
«La direzione è chiara: soluzioni sempre più semplici e fluide, che non interrompano il momento di gioco. Noi, come operatori, vendiamo intrattenimento e divertimento. Tutto ciò che può rappresentare un ostacolo deve essere eliminato. La sfida è proprio questa: innovare senza complicare.»
Dopo il 13 maggio cosa dobbiamo aspettarci?
«Sarà un momento di verifica importante. Vedremo come il mercato reagirà e faremo un bilancio. Ma sono convinto che chi ha investito per tempo in soluzioni tecnologiche adeguate affronterà questa fase con serenità.»
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