Nell’ambito di Enada Rimini 2026, si discute di “Pagamenti digitali e iGaming: guidare la crescita nel nuovo mercato dei giochi”, un confronto dedicato al ruolo sempre più strategico dei sistemi
Nell’ambito di Enada Rimini 2026, si discute di “Pagamenti digitali e iGaming: guidare la crescita nel nuovo mercato dei giochi”, un confronto dedicato al ruolo sempre più strategico dei sistemi di pagamento nell’evoluzione del comparto. L’incontro riunisce alcuni tra i principali protagonisti del settore, tra cui Marco Castaldo (CEO Microgame), Luca Giacobbe (Avvocato, Studio Legale Giacobbe & Associati), Francesco Crudo (Esperto in digital payments e regolamentazione iGaming), Daniele Tagliarini (Advisor, Aircash) e Domenico Trodella (CEO MBSnet), impegnati ad analizzare le prospettive di crescita dell’iGaming alla luce della trasformazione normativa e tecnologica in atto.
A moderare il dibattito è Giampiero Moncada, (Giornalista, PressGiochi), che guida il confronto su temi chiave come l’integrazione tra canali fisici e digitali, l’evoluzione dei PVR, la compliance dei sistemi di pagamento e le nuove sfide legate a tracciabilità, sostenibilità e fiducia nel mercato regolamentato.
Luca Giacobbe nel suo intervento ha ricordato come, fino a ottobre 2025, l’ADM abbia sottoscritto le nuove concessioni con gli operatori, al termine di un percorso normativo lungo e articolato, avviato con la delega fiscale n. 111 del 2023. Il bando, pubblicato a dicembre 2024, ha richiesto investimenti significativi da parte delle aziende partecipanti, con un costo di accesso pari a circa 7 milioni di euro, che ha di fatto rappresentato anche un elemento di selezione del mercato.
Tra gli aspetti di maggiore impatto introdotti dalla riforma, Giacobbe ha evidenziato innanzitutto il punto vendita ricarica (PVR), per il quale è prevista l’istituzione di un apposito Albo. Il PVR viene configurato come soggetto dedicato all’erogazione di servizi accessori, quali la ricarica e la sottoscrizione del conto di gioco. Su questo fronte, incide in modo rilevante anche il limite alla raccolta in contanti, fissato a 100 euro settimanali.
Un altro cambiamento rilevante riguarda la scomparsa delle cosiddette “skin”: in passato ogni concessionario poteva avvalersi di operatori virtuali, mentre oggi la concessione stabilisce che la raccolta possa avvenire esclusivamente attraverso un sito proprietario.
Guardando all’impatto delle nuove norme sui giocatori, Giacobbe ha sottolineato come l’attuale contesto regolamentare non favorisca l’omnicanalità, introducendo limiti alla possibilità per l’utente di passare agevolmente da un canale di gioco all’altro. Secondo Giacobbe, è inoltre riduttivo parlare di “giocatore” in senso astratto: esistono infatti segmentazioni diverse, con abitudini e comportamenti differenti. Alcuni utenti sono già orientati verso pagamenti digitali e wallet, mentre altri restano fortemente legati al contante e potrebbero quindi tornare al gioco terrestre. Per questo, risulta difficile formulare una valutazione uniforme.
In questo scenario, i pagamenti digitali possono rappresentare un elemento chiave di integrazione tra online e retail, diventando il vero vettore per sviluppare un’omnicanalità efficace. Allo stesso tempo, contribuiscono a rafforzare la compliance, in quanto il sistema normativo italiano si fonda su strumenti di pagamento tracciabili.
Infine, Giacobbe ha affrontato il tema della formazione della filiera, evidenziando come i concessionari siano già oggi soggetti a obblighi particolarmente onerosi. L’investimento richiesto corrisponde al 10% dell’una tantum versata, pari a circa 700mila euro, mentre a partire dal terzo anno i costi sono parametrati alla raccolta nazionale, con impatti economici rilevanti. Tali risorse devono includere anche la formazione del personale. Inoltre, il decreto prevede la possibilità per i concessionari di dotarsi di strumenti di intelligenza artificiale per il monitoraggio di frodi e anomalie, con ulteriori investimenti tecnologici che si sommano a quelli già necessari per la formazione.
Nel suo intervento, Daniele Tagliarini (AirCash Advisor) ha dichiarato: “La nuova normativa avrà un impatto sostanziale per tutti gli attori della filiera. Non si tratta solo di gestire transazioni di pagamenti ma anche di gestire il rischio. Il fornitore di una governance deve essere in grado di soddisfare i requisiti delle nuove norme.
Per soddisfare tali requisiti, gli operatori di gioco dovrebbero pensare a partnership con fornitori di servizi di pagamenti.
Non si deve analizzare solo la correttezza della transazione ma anche la robustezza della governance. Entrando in gioco anche i servizi pagamento, non si devono soddisfare unicamente i requisiti di ADM ma anche i requisiti richiesti dalla Banca d’Italia.
Quale è invece l’impatto sul cliente? Naturalmente anche la sua esperienza subirà delle modifiche. Ad oggi, il consumatore tende a voler terminare una transizione nel minor tempo possibile. Ma il cliente deve essere abituato ed educato a sottoporsi ad una transizione leggermente più lunga ma più sicura.
Se gli operatori di pagamento e quelli di gioco costruiscono una partnership, si crea un ecosistema stabile ed è possibile assicurare al giocatore servizi aggiuntivi per tutelarlo ulteriormente.
Ci sono tre elementi che devono essere combinati: l’esperienza del giocatore che subisce un impatto; le sfide normative e conformarsi (è importante percepire la compliance come un’opportunità) e i servizi aggiuntivi, creare sistema complesso che dà grandi opportunità.
Non va demonizzato l’utilizzo del contante. Utilizzare unicamente strumenti di moneta elettronica può creare delle problematiche, dunque è essenziale trovare un equilibrio.
Alla base della filiera, troviamo il giocatore che deve esser educato ai nuovi sistemi di pagamento. I PVR dovranno passare da programmi di formazione regolare ed ottenere delle certificazioni, per legge. Il concessionario ha un ruolo particolare: il personale deve essere formato sulle peculiarità dei sistemi dei pagamenti.
Il servizio di pagamento non necessita una formazione sul tema ma deve informarsi ed adattarsi alle norme nazionali del mercato in cui intende operare.
La tecnologia rappresenta uno strumento per garantire i servizi che assicurano la conformità al sistema normativo”.
Francesco Crudo ha evidenziato come il settore del gioco sia da tempo al centro dell’attenzione della UIF, che lo individua tra quelli maggiormente esposti ai rischi di utilizzo del denaro a fini di riciclaggio. Proprio per questo, gli operatori sono ormai abituati a confrontarsi con normative stringenti in materia di antiriciclaggio, ulteriormente rafforzate oggi da controlli più incisivi sui pagamenti e da un elevato livello di tracciabilità, che rappresenta una peculiarità del sistema italiano.
Secondo Crudo, il mercato si sta evolvendo verso un ecosistema integrato, in cui operatori diversi sono chiamati a coesistere con l’obiettivo di rendere l’esperienza del cliente il più semplice possibile, pur nella consapevolezza che non sarà identica a quella attuale. In questo contesto, il tema dei wallet assume un ruolo centrale: non solo strumenti finanziari, ma anche soluzioni di identificazione digitale, integrabili con una molteplicità di servizi. Un’evoluzione che richiede, tuttavia, piena conformità sia alle normative del settore gioco sia a quelle del comparto finanziario.
Crudo ha inoltre sottolineato come la convergenza tra canale digitale e fisico non debba essere demonizzata. Nel 2024, in Italia, le transazioni digitali hanno superato quelle in contanti, pur senza eliminare il ruolo di quest’ultimo, che resta rilevante. Il contante, ha osservato, comporta costi spesso sottovalutati, così come esistono costi anche per il digitale, seppur generalmente inferiori. Un esempio concreto riguarda le commissioni sostenute dai gestori di apparecchi da gioco per il deposito del contante. In prospettiva, l’introduzione dell’euro digitale rende necessario iniziare a riflettere anche sull’utilizzo dei wallet in modalità offline.
Sul fronte della formazione e della compliance, Crudo ha ricordato come gli intermediari finanziari siano soggetti a molteplici livelli di controllo, con presidi pensati per tutelare il consumatore e garantire la sicurezza dei dati, che transitano attraverso canali protetti. In questo ambito si inseriscono anche sistemi avanzati di identificazione e pagamento, che contribuiscono a rafforzare i controlli.
Infine, un passaggio chiave riguarda il concetto di compliance, che – ha sottolineato Crudo – non deve essere considerata un costo, bensì un investimento. Il vero costo, infatti, è rappresentato dalle sanzioni previste dalla normativa antiriciclaggio, spesso molto elevate, come dimostrano i casi che hanno coinvolto alcuni PVR. Al contrario, le risorse destinate alla formazione e all’innovazione tecnologica costituiscono investimenti strategici. Per quanto riguarda i pagamenti, inoltre, i relativi costi non gravano direttamente sugli operatori di gioco, ma sui sistemi di pagamento.
Ha preso poi la parola il Ceo di MBSnet, Domenico Trodella: “Da circa un anno c’è confusione su questa nuova normativa: tanti punti di vista su una via che sembra molto chiara, ma per noi non lo è.
C’è stato una vera e propria evoluzione sotto questo punto di vista: il consumatore si sta avvicinando sempre di più verso la possibilità dei pagamenti digitali. Anche gli operatori, dunque, dovrebbero pian piano adattarsi.
La mia società sviluppa sistemi che integrano servizi con il mondo dei pagamenti digitali. Negli ultimi dieci anni abbiamo assistito ad una forte evoluzione. Abbiamo creato dei sistemi che permettono di integrarsi perfettamente con il mondo del gioco.
La cosa corretta è avere un equilibrio tra il contante e il pagamento digitale. Non deve verificarsi la situazione che la normativa porti ad utilizzare tassativamente l’una o l’altra modalità.
La tecnologia oggi ci permette di far rispettare le regole senza dover necessariamente dar vita ad un presidio umano pressante. Quindi la formazione si concretizza con la conoscenza approfondita dei sistemi digitali da parte dell’operatore”.
Il giro di interventi si è concluso con il Ceo di Microgame, Marco Cataldo: “Gli operatori del segmento dei PVR hanno in media un’incidenza di circa la metà sulle transazioni per le attività di gioco.
All’operatore spetta una decisione cruciale. Deve capire quale mezzo di pagamento deve essere adottato per sostituire il contante. Ma non solo, deve anche considerare l’impatto dell’aggravio dei costi sulla sua attività. Quindi la nuova normativa in materia avrà un impatto significativo sulle aziende da un punto di vista strategico ed economico.
Molta preoccupazione da parte degli operatori: dobbiamo confrontarci con tanti giocatori diversi. Alcuni potrebbero preferire una forma di pagamento tracciato, altri invece il contante. Sostituire il contante rappresenta un’incognita, per questo gli operatori tendono ad aspettare la fatidica scadenza e non intendono integrare altre modalità prima del tempo anche perché potrebbe rappresentare uno svantaggio competitivo rispetto ai competitor che preferiscono attendere.
Ciò che è certo è che è necessario comprendere quanto prima con quale strumento di pagamento debba essere sostituito il contante.
Il tema dell’omnicanalità è molto semplice: se l’operatore di gioco presidia più momenti della vita del consumatore ha maggiore possibilità di fidelizzarlo. Non credo che saranno i pagamenti a creare questa dinamica, anzi sarà uno degli elementi a creare ulteriore divisione tra online e retail.
La sfida per gli operatori è puramente logistica: una volta scelta la modalità di pagamento digitale, è necessario comprendere come implementarla in modo efficace. Bisogna interagire con il punto vendita e comprendere se è d’accordo con la modalità prescelta. L’operatore deve segmentare la base utenti e capire quale soluzione di pagamento sia più adatta”.
PressGiochi






