01 Ottobre 2020 - 03:19

Todi. Pacifici (ISS): “Sul trattamento del gioco d’azzardo patologico siamo all’anno zero; l’offerta va eliminata dai luoghi della socialità”

Todi – Si è aperta questa mattina a Todi sotto il patrocinio della regione Umbria e della Usl Umbria 1 la giornata di lavori dedicati al tema del gioco d’azzardo

23 Giugno 2016

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Todi – Si è aperta questa mattina a Todi sotto il patrocinio della regione Umbria e della Usl Umbria 1 la giornata di lavori dedicati al tema del gioco d’azzardo patologico dal titolo “Non è più un gioco. Prevenzione, contrasto e cura del gioco di azzardo patologico, esperienze e prospettive”, con l’obiettivo di informare sull’entità di un fenomeno in rapida crescita che ha pesanti ricadute di tipo sociale, sanitario ed economico e proporre una panoramica sulle risposte approntate a livello regionale e nazionale e approfondire i contenuti della legge regionale 21/2014 ancora in fase di attuazione.

“Vorrei sottolineare che sul problema del Gap abbiamo un grande sommerso- ha dichiarato Roberta Pacifici direttrice dell’osservatorio sulle dipendenze dell’istituto superiore della Sanità -. A parte coloro che presentano i segnali della patologia c’è una popolazione già associata ad un comportamento problematico che tuttavia non ha ancora sviluppato la problematicità. Di questo fenomeno non abbiamo ancora le dimensioni chiare.

Vorrei spiegare cosa si è fatto ad oggi a partire dal Decreto Balduzzi del 2012  che ha introdotto il Gap nei Lea e che oggi sono stato inseriti nei nuovi Lea che verranno a breve approvati, inoltre si è intervenuti sulle regole e sui divieti pubblicitari.

L’altro importante intervento normativo è stata le ricostituzione dell’Osservatorio permanente del gioco d’azzardo patologico che ha un ruolo decisivo nel tenere sotto controllo il fenomeno che coinvolge numerosi professionisti che si occupano della patologia e prevede un fondo di investimento da dare alle Regioni come finanziamento aggiuntivo che va rivolto alla prevenzione.

Altro punto significativo è l’introduzione nel DS5 dell’introduzione dei disturbi del Gap tra le dipendenze. Questa è chiaramente una patologia che va ricondotta in un contesto simile a tutte le altre dipendenze ma di fatto siamo all’anno zero su come trattare la dipendenza e sul percorso terapeutico da sostenere. Sul territorio abbiamo da un lato i servizi pubblici delle dipendenze e dall’altro il privato sociale che accoglie spesso le esigenze del territorio e che ha  coperto dei vuoti importanti non coperti dal Serd. Tuttavia il percorso diagnostico e terapeutico che si fa è ancora frastagliato e disomogeneo.

I dati a disposizione per la relazione al Parlamento del DPA 2015 ci dicono che sono 12400 i soggetti in trattamento anche se stiamo lavorando ai nuovi dati. Il Ministero della Salute ci ha affidato il compito di fare una mappatura sulle situazioni presenti nel territorio. Dalla rilevazione svolta ad oggi possiamo dire dai dati forniti dal 62% dei servizi delle dipendenze attive sul gap che si verifica un andamento in crescita delle attività di assistenza e cura.

L’85% dei giocatori dichiara di giocare sul circuito del gioco legale mentre il 15% dichiara di giocare sull’online non regolare.

I soggetti sentono problemi nel condividere nel Serd gli spazi con i tossicodipendenti e di coinvolgere la famiglia.

Inoltre, è fondamentale che luogo del gioco va isolato e l’offerta non va trovata ovunque negli ambienti di condivisione della socialità. Occorre inoltre intervenire affinché il soggetto giocatore non si sovra indebiti. Sono soggetti assolutamente normali con un identikit di italiano medio con titolo di studio, casa di proprietà, lavoro”.

 

“Si parla molto oltre che dell’aspetto sociale anche delle realtà – di gestione – che hanno interessi ad incentivare il mercato del gioco. Il concetto del gioco responsabile – ha dichiarato Luciano Bondi del Centro antifumo e  dipendenza da gioco della Asl Umbria 1 – è un concetto importante da chiarire in maniera determinante con l’intervento anche politico sia a livello regionale che nazionale.

Si tratta di un ambito di attività in cui il volume delle giocate si aggira intorno agli 87mila milioni di euro. In Umbria la situazione non è diversa: si spende una quota media superiore ai mille euro l’anno pro capite considerando tutti i residenti, anche chi non gioca.

Nell’ambito dell’asl 1 esistono varie attività per il gioco d’azzardo. Nella zona di Perugia abbiamo una 50ina di persone in carico mentre l’anno scorso sono state una settantina. I servizi  che offriamo cercano di rispondere alle necessità individuali con metodologie di lavoro certificate che sostengano e permettano ai soggetti di superare il problema della dipendenza. Importante anche il lavoro di gruppi di auto mutuo aiuto. Siamo in una situazione di intervento che cerca anche di agire sulla componente sommersa del problema”.

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