18 Settembre 2020 - 12:50

Osservatorio Università Milano. Il gioco d’azzardo risulta ospitale verso la criminalità, specie al Nord

Il gioco d’azzardo si va rivelando per molti aspetti ospitale verso le organizzazioni criminali, specie al Nord. Analizzando dati e inchieste degli ultimi 5 anni, da Palermo a Milano, questo

17 Aprile 2015

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Il gioco d’azzardo si va rivelando per molti aspetti ospitale verso le organizzazioni criminali, specie al Nord. Analizzando dati e inchieste degli ultimi 5 anni, da Palermo a Milano, questo racconta il secondo rapporto trimestrale sulla presenza mafiosa nelle aree settentrionali, elaborato per la presidenza della commissione Antimafia dall’Osservatorio sulla criminalità organizzata dell’Università di Milano diretto da Nando Dalla Chiesa. Il rapporto è stato presentato ieri a Como, dal presidente dell’Antimafia nazionale, Rosy Bindi, e della Regione Lombardia, Antonio Girelli.

Dal Rapporto esce un ritratto dell’economia “legale” mafiosa tutt’altro che impalpabile e liquido. Colpiscono anzi la concretezza e la varietà crescente dei mondi sociali e dei settori economici che vengono investiti e condizionati, quando non dilatati, sospinti perfino, dagli interessi mafiosi (si pensi al gioco d’azzardo). E’ un’economia terrena, ben al di là del suo incardinamento nella terra. Radicata nella vita sociale quotidiana. Colpisce la diversità e l’ampiezza degli interlocutori che essa incontra nel suo sviluppo: dagli amministratori locali alle burocrazie pubbliche, dalle professioni mediche alla grande impresa, dalle clientele di ristoranti e alberghi alla moda ai giovani delle discoteche, dai disperati che cercano la fortuna nel gioco d’azzardo all’associazionismo sportivo, lo stesso che nella antica saggezza popolare teneva gli adolescenti al riparo dalle “cattive compagnie”. E’ un ritratto che va letto in chiave dinamica, poiché subisce gli effetti della crisi (dai piani regolatori alla cosiddetta ludopatia) e dell’andamento della spesa pubblica, dei mutamenti culturali (in peggio ma anche in meglio) delle amministrazioni e dell’opinione pubblica, delle innovazioni legislative; come delle nuove opportunità e delle scelte strategiche degli stessi clan gioco d’azzardo legale e sport) si è rivelata nel nord Italia del tutto permeabile agli interessi criminali.

 

Nella gestione dei locali notturni o nel monopolio dell’installazione di macchinette videopoker nei bar si realizza compiutamente la logica di controllo del territorio e di esercizio della “giurisdizione” su cui si è ritenuto di dovere insistere nelle due Relazioni. Si tratta di forme di controllo illegittimo che beneficiano talora, e con evidenza, di una certa acquiescenza da parte delle autorità.

L’Italia ha un primato negativo: è tra i Paesi al mondo che spendono di più in gioco d’azzardo. Sia esso online, a distanza o tramite le cosiddette “macchinette” nei bar, agli italiani piace talmente tanto scommettere che quella del gioco d’azzardo è stata stimata essere la terza impresa italiana dopo la Fiat e l’Eni. Le regioni che guidano il nostro Paese in vetta alle classifiche mondiali risultano nell’ordine Lombardia, Campania e Lazio. Anche se c’è una provincia nella quale il fenomeno sembra assumere dimensioni eclatanti, tali da guadagnarsi perfino l’attenzione del New York Times: Pavia. Oltre all’elevata spesa pro capite nei giochi, a impensierire è la massiccia diffusione di slot machine negli esercizi commerciali. Queste ultime infatti costituiscono uno dei giochi più redditizi nel panorama dell’azzardo – assieme alle scommesse sportive e al gioco online – e non per nulla hanno attirato l’attenzione della criminalità organizzata di stampo mafioso. I metodi sviluppati dai clan nel settore (con esclusivo riferimento all’ambito formalmente legale) sono molteplici. Infatti, come si vedrà, oltre a controllare società che si occupano di noleggio e gestione dei videopoker, essi impongono ai commercianti l’utilizzo delle proprie apparecchiature. Le quali spesso risultano modificate o disconnesse dalla rete in modo da alterare la quota di incassi dovuta all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (AAMS), sempre che non siano completamente anonime ovvero non registrate e sconosciute presso la medesima Agenzia.

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