03 Agosto 2020 - 13:36

Operazione ‘mani in pasta’ in 9 regioni: gli affari di Cosa nostra anche nel settore dell’ippica e dell’azzardo

Cosa nostra pronta a sfruttare la crisi generata dall’emergenza Covid: prestando soldi a usura, interessandosi ad aziende sull’orlo della crisi, offrendo “aiuto” – anche cibo – a disoccupati e magari

12 Maggio 2020

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Cosa nostra pronta a sfruttare la crisi generata dall’emergenza Covid: prestando soldi a usura, interessandosi ad aziende sull’orlo della crisi, offrendo “aiuto” – anche cibo – a disoccupati e magari affiliando nuovi adepti.

C’è anche questo aspetto da considerare nella maxi operazione della Guardia di finanza di Palermo che ha arrestato 91 tra boss, gregari, estorsori e prestanome di due storici clan palermitani.

C’è anche la frode sportiva e il riciclaggio di denaro sporco realizzato attraverso l’acquisito di puledri di razza nell’inchiesta. Cosa nostra investe nel settore dell’ippica e avrebbe truccato gare corse in ippodromi di Torino, Villanova d’Albenga, Siracusa, Milano e Modena. In particolare dall’indagine, che ha portato anche al sequestro di 12 cavalli, è emerso che un uomo della cosca era incaricato di gestire la combine all’interno degli ippodromi, corrompendo e minacciando chi si opponeva. Tra gli investimenti c’è anche quello nel nel settore dei giochi e delle scommesse, vera e frontiera della economia della criminalità organizzata. I magistrati parlano di vera e propri corsa all’accaparramento di “punti gioco” e sale scommesse diffusi sul territorio e che operano la raccolta delle scommesse sportive o del gioco d’azzardo on line. Scommesse gestite illecitamente ed attraverso l’utilizzo esclusivo del denaro contante. I boss delle famiglie Fontana e Ferrante fanno cartello e annientano la concorrenza. “Il tutto – dice il giudice – secondo relazioni di tornaconto reciproco, giacché Cosa Nostra può contare su ‘professionisti’ seri ed obbedienti e costoro su una rete di protezione che li mette al riparo dai comuni rischi di impresa”

L’inchiesta ha svelato gli interessi dei clan negli appalti e nelle commesse sui lavori eseguiti ai Cantieri navali di Palermo, nelle attività del mercato ortofrutticolo, nella gestione delle scommesse online e delle slot-machine, oltre che in quella “storica” del traffico di droga e nelle corse dei cavalli.

Lunghissima la lista delle attività commerciali sottoposte al racket del pizzo.

Sequestrati anche beni del valore di circa 15 milioni di euro. L’operazione è in corso in Sicilia, Lombardia, Piemonte, Liguria, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Marche e Campania. Impegnati 500 uomini delle Fiamme Gialle, con l’appoggio di un mezzo aereo e di cani addestrati per la ricerca di armi, stupefacenti e valuta.

Con le attività ferme per il lockdown, una drammatica crisi economica, imprese sull’orlo della chiusura i mafiosi erano pronti a entrare in azione. Il giudice per le indagini preliminari, Piergiorgio Morosini, che ha disposto gli arresti, parla di “contesto assai favorevole per il rilancio dei piani dell’associazione criminale sul territorio d’origine e non solo”. Il quadro dipinto, non frutto di prognosi secondo inquirenti e investigatori ma basato su dati di inchiesta, è allarmante.

“Le misure di distanziamento sociale e il lockdown su tutto il territorio nazionale, imposti dai provvedimenti governativi per il contenimento dell’epidemia, hanno portato alla totale interruzione di moltissime attività produttive, destinate, tra qualche tempo, a scontare una modalità di ripresa del lavoro comunque stentata e faticosa, se non altro – scrive il giudice – per le molteplici precauzioni sanitarie da adottare nei luoghi di produzione. Da una parte, l’attuale condizione di estremo bisogno persino di cibo di tante persone senza una occupazione stabile, o con un lavoro nell’economia sommersa, può favorire forme di soccorso mafioso prodromiche al reclutamento di nuovi adepti“.

“Dall’altra, il blocco delle attività di tanti esercizi commerciali o di piccole e medie imprese – spiega – ha cagionato una crisi di liquidità difficilmente reversibile per numerose realtà produttive, in relazione alle quali un ‘interessato sostegno’ potrebbe manifestarsi nelle azioni tipiche dell’organizzazione criminale, vale a dire l’usura, il riciclaggio, l’intestazione fittizia di beni, suscettibili di evolversi in forme di estorsione o, comunque, di intera sottrazione di aziende ai danni del titolare originario“.

 

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