14 ottobre 2019
ore 10:39
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Open Face Chinese: la nuova frontiera del poker

Da noi è ancor poco conosciuto, ma l’Open Face Chinese Poker (OFC) è un gioco praticato nei maggiori casino mondiali e spesso fa da complemento ai grandi eventi agonistici, attirando anche celebrati campioni del Texas hold’em e del poker in genere. Dopo l’esordio nel WSOF del 1995, ha cominciato a diventare popolare nel 2000, quando, in Europa, partendo dalla Finlandia, si diffuse in Russia grazie al pokerista Alex Kravhenko. Più o meno in contemporanea, al Binion's Horseshoe di Las Vegas, venne organizzato un torneo di Open Face nelle World Series. Ma la vera e propria esplosione si è avuta da 5/6 anni a questa parte. Nel 2013, l'EPT Grand Final 2013 di Monte Carlo ha visto l'aggiunta di un side event OFC, con un buy-in di 2.150 euro e un'opzione per il rientro; 52 i giocatori ...
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Open Face Chinese: la nuova frontiera del poker

Da noi è ancor poco conosciuto, ma l’Open Face Chinese Poker (OFC) è un gioco praticato nei maggiori casino mondiali e spesso fa da complemento ai grandi eventi agonistici, attirando anche celebrati campioni del Texas hold’em e del poker in genere.

 

Dopo l’esordio nel WSOF del 1995, ha cominciato a diventare popolare nel 2000, quando, in Europa, partendo dalla Finlandia, si diffuse in Russia grazie al pokerista Alex Kravhenko. Più o meno in contemporanea, al Binion’s Horseshoe di Las Vegas, venne organizzato un torneo di Open Face nelle World Series.

 

Ma la vera e propria esplosione si è avuta da 5/6 anni a questa parte. Nel 2013, l’EPT Grand Final 2013 di Monte Carlo ha visto l’aggiunta di un side event OFC, con un buy-in di 2.150 euro e un’opzione per il rientro; 52 i giocatori partecipanti, che hanno generato un montepremi pari a 135.800 euro. Nello stesso anno, Poker Stars lo ha incluso nel programma del Caribbean Adventure. Subito dopo, le WSOP del hanno offerto un evento OFC da $ 5,000 USD con 48 partecipanti e un montepremi da $ 225,600.

 

Nel dicembre 2014 TonyBet (UK/Estonia) ha organizzato il primo campionato mondiale, nell’ambito del Poker Festival di Praga, dando poi il via alle OFC Grand Prix Series online. Non c’è dubbio che la compagnia che nacque come OmniBet, e così ridenominata dopo l’acquisto da parte del magnate Tony G (Antanas Guoga), sia quella che ancor oggi crede maggiormente nell’Open Face. E pian piano la sua tenacia sta mietendo i frutti sperati.

Non fosse altro perché rivendica radici cinesi (si ispira all’antenato Pai Gow), l’OFC in questi ultimi anni sta spopolando soprattutto in Asia, entrando come side event in molte competizioni APT.

 

Ciò non toglie che pure in Europa si stia facendo strada, visto che è ormai in pianta stabile nei programmi del circuito EPT.

 

 

Adesso, è il momento di spiegare di cosa stiamo parlando. In realtà, qui di poker c’è ben poco, se non la scala delle combinazioni. Si gioca con 13 carte, che vanno distribuite su tre file da 3-5-5 (front/middle/back hand). Nella prima mano ne vengono consegnate 5; nelle successive una per volta nella versione classica e 3 (con uno scarto obbligatorio) nella pineapple, dove figura anche la speciale mano bonus fantasyland (vi si accede dopo aver piazzato un QQ nella prima fila).

 

 

La gran parte dell’esito della partita dipende dalla prima mano. Tenendo presente che i valori delle combinazioni di carte devono esser progressivi (ovvero, se mettiamo un tris nella prima riga, poi dovremmo realizzare, ad esempio, una scala e un full in quelle successive), bisogna stare molto attenti a come collocare le carte sulle tre file, perché poi non si torna più indietro.

 

I giocatori, nel corso, non fanno alcuna puntata. Alla fine, confrontando le combinazioni messe insieme dai giocatori (massimo 4) se ne ricavano dei punteggi.

 

Ad esempio: un full dà 12 punti nella middle hand e 6 nella back; un poker rispettivamente 20 e 10. Nella front hand, ovviamente, non è possibile andare oltre al tris; quello di 4 paga 12 punti, quello di assi 22. Per quanto riguarda le coppie, si va dalla 6-6 (1 punto), fino alla A-A (12 punti). Nei tornei high-stakes si va da 500 a 5000 dollari al punto, perciò con l’OFC ci si può far male, e parecchio! Di contro, però, può imporsi anche come gioco da intrattenimento, se le puntate vengono tenute basse, anche perchè è molto più strategico del poker texano. Pensate che un recente torneo a Praga è stato vinto da una maestra di scacchi di Philadelphia, Jennifer Shahade!

 

Sul fronte online l’OFC non è ancora molto diffuso, probabilmente perché, essendo un gioco dai meccanismi complicati, comporta difficoltà maggiori di altri giochi nella programmazione del software. Oltre a TonyBet, l’autentico leader di mercato, lo propongono pochi operatori, tra cui i principali sono PPPoker e Pokamax.

 

 

Può sfondare in Italia? A nostro avviso può raccogliere una discreta fascia di appassionati, sia quelli che si sono stancati del texas hold’em e dei suoi derivati, sia gente nuova, dotata di cervello e sangue freddo. Di certo, non è per gli amanti del “veloce e facile”, né tantomeno per quelli che basano tutto sul bluff, o peggio ancora per gli “animal” (quelli che vanno in overbet e rilanciano sempre). OFC, lo ribadiamo, è un gioco dove l’abilità prevale nettamente sull’alea. E giocarlo a carte completamente coperte (nel pineapple non è visibile solo quella scartata) fa salire parecchio l’adrenalina; della serie: sembra più facile, invece…

 

 

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