Tra i sistemi di pagamento, l’open banking è diventato molto più di un’opzione. E’ la nuova via maestra su cui milioni di consumatori si sono già avviati per sentirsi più
Tra i sistemi di pagamento, l’open banking è diventato molto più di un’opzione. E’ la nuova via maestra su cui milioni di consumatori si sono già avviati per sentirsi più sicuri e, al tempo stesso, per le transazioni in tempo praticamente reale. In sostanza, un pagamento Open Banking è un bonifico diretto da banca a banca avviato al momento del pagamento, in cui il cliente approva il pagamento tramite la propria app bancaria. Quindi, invece di inserire i dati della carta, l’acquirente viene reindirizzato in modo sicuro alla propria banca, conferma l’importo e il bonifico viene inviato direttamente all’esercente.
Si tratta di una tecnologia ancora relativamente “giovane” – la sua introduzione ufficiale nell’UE è iniziata a gennaio 2018 con l’entrata in vigore della Direttiva PSD2 – la cui popolarità è cresciuta man mano che un numero sempre maggiore di istituti finanziari ha iniziato a condividere i dati finanziari autorizzati dai clienti, come stabilito dai decreti di attuazione adottati dagli Stati membri (in Italia, decreto legislativo 15 dicembre 2017, n. 218).
Ovviamente, l’open banking è diventato uno strumento molto diffuso anche nel settore igaming, perché consente alla banca di connettersi direttamente ai casino online ed elimina gli intermediari lenti, garantendo depositi e prelievi più rapidi e sicuri. C’è una netta differenza rispetto ai vecchi tempi, quando i pagamenti richiedevano tempi di elaborazione considerevoli!
Sul tema della sicurezza vale la pena di spendere due parole in più. Nessuno può rubare i numeri della carta di credito perché il trasferimento diretto banca-casino non li richiede; inoltre, strumenti come l’accesso biometrico e l’autenticazione a due fattori (2FA) garantiscono che solo gli utenti autorizzati possano accedere all’account.
Ancor oggi, però, uno dei luoghi comuni più diffusi è che l’open banking sia utile soltanto per facilitare l’apertura di un nuovo conto di gioco online, evitando scartoffie e riducendo i controlli KYC.
Al contrario, questa tecnologia ha già fatto uno step evolutivo, potendo individuare rapidamente i modelli di gioco problematico e scoprire immediatamente la vulnerabilità finanziaria di un giocatore, nonché verificare la fonte dei fondi e rilevare frodi e tentativi di riciclaggio (ad esempio, multi-accounting, abuso di bonus).
L’intelligenza artificiale, opportunamente addestrata, pulisce e categorizza i dati in tempo reale, segnalando modelli di comportamento preoccupanti come il rinvio dei depositi, l’utilizzo di scoperti di conto corrente o improvvisi cambiamenti nello stile di vita, e può altresì offrire strumenti personalizzati, come gli avvisi di spesa.
Come si evince dalla tabella, l’open banking è molto più in linea con la natura frenetica dei giocatori odierni.

Tuttavia, l’implementazione dell’open banking nell’iGaming diventa problematica laddove debba integrarsi ai sistemi legacy. Anzi, possiamo dire che è praticamente impossibile. Altra sfida da affrontare è quella di superare la diffidenza dei clienti, che poco o nulla sanno di open banking; perciò gli operatori che utilizzano questo sistema di pagamento dovranno dedicarsi a un’azione di informazione chiara e comprensibile.
La crescita dell’open banking dipende in genere dal grado di cultura digitale della popolazione: ad esempio, in UK e Scandinavia è molto elevato. E questo assunto si conferma anche da noi, ma in negativo.
Dal rapporto di Bankitalia dell’ottobre scorso, infatti, risulta che, sebbene l’open banking mostri una crescita significativa, ha ancora un utilizzo marginale, coinvolgendo solo lo 0,13% dei bonifici online e concentrandosi prevalentemente nel segmento B2B, dove le imprese sfruttano l’integrazione con sistemi ERP (Enterprise Resource Planning). Il segmento retail sembra invece faticare, forse ostacolato dalla concorrenza di strumenti consolidati (carte e digital wallet), da prestazioni tecniche non ottimali e dall’assenza di una proposta di valore chiara per l’utente finale.
I concessionari igaming, quindi, oltre a doversi fare carico di un’opera di formazione/persuasione, dovranno pure con la Terza Direttiva sui Servizi di Pagamento (‘PSD3’), che ha l’obiettivo di modernizzare il quadro europeo sui servizi di pagamento, rafforzare la lotta contro le frodi e aumentare la trasparenza per consumatori e imprese. L’intesa Parlamento UE-Consiglio d’Europa, annunciata il 27 novembre 2025, ha concluso i negoziati tecnici, introducendo un pacchetto di misure che ridisegna la responsabilità dei prestatori di servizi di pagamento nonché dei grandi intermediari digitali e fornitori di soluzioni tecnologiche. Una delle novità più interessanti in chiave di sviluppo è che PSD3 PSD3 affrontano frontalmente l’attuale distorsione di mercato: le banche non potranno più discriminare i prestatori di servizi di open banking, che dovranno poter accedere ai dati dei conti alle stesse condizioni previste per i servizi tradizionali. Il regolatore introduce persino una lista di ostacoli all’accesso ai dati vietati, per evitare che la concorrenza venga soffocata tramite soluzioni tecniche formalmente lecite ma sostanzialmente escludenti. Inoltre, le nuove norme impongono anche ai produttori di dispositivi mobili e ai fornitori di servizi elettronici di permettere alle app di pagamento di accedere ai dati necessari per avviare e autorizzare transazioni, a condizioni eque, ragionevoli e non discriminatorie.
Insomma, ci sarà spazio per tutti, e il terreno italiano può diventare piuttosto fertile se approcciato nella giusta maniera.
PressGiochi
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