Di Francesco Crudo, esperto di aspetti normativi e regolatori di sistemi di pagamento e di gioco pubblico
Il mercato dei pagamenti elettronici in Italia nel 2024 vale circa il 43% della spesa per i consumi nazionali ed in Europa è ancora più alto superando di misura l’uso del contante e generando un settore ad alta competitività ed elevata innovazione funzionale e di prodotto.
La catena di estrazione di valore (value chain) – scrive Francesco Crudo sulle pagine di PressGiochi MAG – si viene così a frammentare e si popola di un parterre variegato di soggetti che nel panorama europeo conta circa 900 unità di cd. PSP (Payment Service Provider, tipicamente IMEL (Istituti di Moneta Elettronica) ed IP (Istituti di Pagamento): numeri che incutono timore per la capacità computazionale e transazionale connessa (miliardi di transazioni al secondo nella sola Europa).
Ma al pari dello sviluppo variegato di prodotti e strumenti si abbina anche un’eccesiva esposizione normativa disorganica e non armonizzata a livello comunitario.
Si assiste quindi ad una frequente fenomenologia di abusivismo finanziario dovuto a giurisdizioni più leggere dal punto di vista della Vigilanza, Supervisione e AML: ne deriva quindi una progressiva confusione da parte dei consumatori ma anche degli operatori economici che si rivolgono a questi soggetti (intermediari finanziari autorizzati in funzione della Direttiva Europea cd PSD2), alla guisa di ciò che avviene nel mondo del gioco online.
Arriviamo quindi al focus della nostra trattazione ovvero la situazione che si sta manifestando nel mondo del gioco pubblico a distanza con la soppressione della ricarica dei conti gioco con contanti al di fuori della franchigia di 100€/settimana/conto gioco e con il solo utilizzo di strumenti digitali tracciati.
Dall’ultima affermazione deriva la succitata confusione degli operatori economici autorizzati ex lege (concessionari) alla ricerca di siffatti strumenti, a volte senza una reale preparazione specifica, ed un’offerta massiva degli operatori finanziari comunitari che intendono traguardare un mercato dal valore di più di 90 miliardi di euro di raccolta.
Si intravede infatti, una fantasia ed una fantasiosa rappresentazione della realtà soggettiva del singolo operatore finanziario anche in mancanza di specifiche autorizzazioni regolatorie e regolamentari nazionali ed internazionali, che si concretizza in un mero operatore economico e non finanziario ovvero quello che l’EBA definisce una synthetic bank ovvero un operatore che in assenza di licenze ed autorizzazioni specifiche distribuisce in modo aggregato o meno strumenti finanziari e di pagamento utilizzando una piattaforma a più livelli od una semplice APP.
E’ utile allo scopo citare alcuni strumenti che rappresentano una valida alternativa al denaro contante perché l’hype è ‘digitalizzare il contante’ (digitalize cash) anche in funzione dell’incombente Euro Digitale: wallet digitali (anche per la detenzione di identità digitale) comunemente detti e-wallet, wallet di wallet, carte di pagamento: carte di debito, carte di credito, carte ibanizzate o non ibanizzate, appartenenti a circuiti internazionali o domestici, con schema a 3 parti o 4 parti, prepagate, voucher nominali, con PIN…
Per i non addetti ai lavori (la maggior parte) la risultante è quella progressiva confusione che sfocia in diffidenza e quindi allontanamento da questi strumenti tecnologici che dovrebbero semplificare i processi.
Nei prossimi appuntamenti passeremo in rassegna i singoli strumenti al fine di meglio comprenderne il funzionamento e la funzione, nonché la validità legale.
PressGiochi MAG
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