Vaccari: “Serve una riforma organica, il riordino del gioco è stato affrontato a pezzi”
Il tema del gioco d’azzardo torna al centro del dibattito pubblico con la presentazione del libro “Non è un gioco, è azzardo”, scritto da Stefano Vaccari con prefazione del Cardinale Matteo Maria Zuppi. La conferenza stampa di questa mattina presso la Sala Santi della CGIL Nazionale a Roma, rappresenta un momento di confronto tra esponenti del mondo politico, sindacale, sociale e dell’antimafia sui rischi e sulle implicazioni del fenomeno dell’azzardo nel nostro Paese.
Accanto all’autore sono intervenuti, tra gli altri, Don Armando Zappolini, coordinatore della campagna “Mettiamoci in gioco”, Simona Bonafè, vicepresidente vicaria del Gruppo PD alla Camera, Roberto Montà, presidente di Avviso Pubblico, Gianpiero Cioffredi di Libera e Filippo Torrigiani, consulente della Commissione parlamentare Antimafia.
Ad aprire il dibattito è stato Don Armando Zapponini che ha introdotto subito il tema della riforma del gioco fisico: “Le priorità sono due. La prima è di natura politica, la seconda riguarda le strategie interne. Il Parlamento deve recuperare la sua dignità e avere accesso ai dati. C’è una legge che impedisce di esaminare i dati, di verificare come e dove vengono spesi quei soldi, e di monitorare soprattutto quei 5 milioni di giocatori problematici, di cui 1,5 milioni di giocatori patologici. Ancora, per quanto riguarda le priorità politiche, è necessario rafforzare l’intesa con gli enti locali, che sono quelli che – anche interagendo con associazioni e soggetti del Terzo settore – si occupano dei giocatori problematici. L’altra priorità riguarda le strategie interne e, su questo fronte, occorre che tutti i soggetti in campo facciano quadrato, superando ognuno i propri recinti ideologici. È necessario fissare degli obiettivi comuni e portarli avanti tutti insieme. Anche perché alcuni esponenti politici, o alcuni partiti, non intervengono sulla questione perché hanno degli interessi nel settore”.
“Per anni ci hanno raccontato che se lo Stato gestisse in maniera autonoma il settore, avrebbe guadagnato una montagna di soldi” ha dichiarato Filippo Torrigiani, annunciando il suo ultimo intervento pubblico sulla materia del gioco. “Ma lo Stato ha affidato il settore in concessione e lo ha messo nelle mani di multinazionali e fondi di investimenti esteri”. E sotto il profilo dei ricavi che lo Stato ne ha tratto: “dal 2004 al 2025, il giocato l’italiano è stato 1940 miliardi, tanto per avere l’idea della portata del fenomeno, è più del PIL dell’Italia del 2021, che si è attestato a 1780 miliardi di euro. Ma di questi soldi allo Stato che sono rimasti 198 miliardi”. Secondo Torrigiani, “Questa cosa è scappata di mano a tutti i governi che si sono succeduti, perché mancano i soldi e si va a strascico”. E ancora, ha ricordato che “Decine di indagini hanno dimostrato che il gioco legale non è sicuro, perché i clan riescono a riciclare ingenti quantità di denaro grazie alla rete legale del gioco. La commissione Antimafia in una relazione aveva chiesto di tracciare ogni flusso di denaro, e questo non è avvenuto”. Sotto il profilo del riordino: “Il Governo attuale è rimasto schiacciato, da un lato ci sono le multinazionali, dall’altro le piccole che rischiano di essere tagliate fuori”.
“Il settore del gioco non può essere trattato come una mera materia fiscale. È l’errore intrinseco della delega per il riordino, c’è necessità di una riforma organica e invece la delega è incentrata sull’aspetto fiscale. A nostro avviso l’urgenza è la tutela del giocatore”. Simona Bonafè, vicepresidente del PD alla Camera ha sottolineato che “Lo Stato incassa dal gioco circa 11 miliardi l’anno, ma in questa cifra non mette in conto i costi sociali dell’azzardo”. E quindi ha ricordato che gli unici interventi sul settore sono stati fatti con le le manovre finanziarie, ma “si sono rivelati addirittura peggiori, perché è stato azzerato l’Osservatorio che doveva monitorare l’evoluzione delle dipendenze. Inoltre, sono state ridotte le risorse, tra cui il Fondo per il contrasto al gioco patologico che è stato azzerato”.
“Le campagne sul gioco responsabili sono irritanti, la responsabilità cade solo sul giocatore, sulla vittima” ha detto Gian Piero Cioffredi che ha analizzato le connessioni tra azzardo e illegalità, ricordando che “147 clan sono interessati al settore, dalle grandi mafie ai piccoli clan, passando per le organizzazioni cinesi o turche. Il moltiplicatore dell’azzardo è superiore a quello del narcotraffico, 1 euro investito nelle droghe ne frutta 6 o 7, un euro investito nell’azzardo ne frutta 8 o 9. C’è poi un legame sempre più forte con l’usura, il 30% delle vittime di usura hanno debiti di gioco, ma in alcune aree si arriva addirittura al 50%”. Il componente della Presidenza Nazionale di Libera ha quindi lanciato un appello, affinché “non prosegua la normalizzazione dell’azzardo”. E sulla delega per il riordino, ha censurato le fasce orari che “consentono di giocare tutta la notte, uno scempio” e ha auspicato che “le Regioni tornino indietro sulla compartecipazione al 5% sul gettito del gioco”.
“Le perdite dei giocatori in rappresentano il 2% dei redditi complessivi degli italiani, ma vanno a colpire le famiglie più bisognose che sono il 4%. L’azzardo non colpisce tutti allo stesso modo, ma colpisce chi più e chi meno. È una vera tassa sulla povertà”. Secondo Alessandra Tersigni, responsabile nazionale delle Politiche Sociali della CGIL “Se facessimo una valutazione effettiva dei costi e dei benefici del gioco, vedremmo che i conti non tornano, a guadagnarci sono esclusivamente i grandi operatori, mentre i costi sociali sonio elevatissimi”. Tersigni ha quindi sottolineato che il gioco si diffonde principalmente nelle aree del Paese caratterizzate da altre criticità: “si intreccia con povertà, salute mentale, esclusione sociale, cura delle dipendenze e lavoro precario.” Tersigni ha quindi ricordato che la CGIL ha lanciato una raccolta firme per sostenere una proposta di legge che rilancerà il Servizio Sanitario Nazionale: “nel testo abbiamo dedicato un articolo proprio sulle dipendenze, il titolo è Dipendenze, comprese quelle comportamentali come il gioco d’azzardo. Non è una scelta casuale ed è il riconoscimento che l’azzardo è prima di tutto una questione di salute pubblica e di diritti”.
Molto critico nei confronti della regolamentazione del gioco Roberto Montà, presidente di Avviso Pubblico: “Nel momento in cui non riesco da un punto di vista giudiziario e legale a vincere la tua capacità di resistere sul punto, io ti prendo per la gola e per il portafoglio. È un impegno che noi stiamo cercando di portare avanti affinché i nostri enti soci e anche chi in qualche modo sta nei ruoli di rappresentanza non ceda a questa tentazione pericolosissima.”
Montà ha quindi fatto riferimento agli amministratori e ai politici che nel corso degli anni hanno cercato di limitare la diffusione del gioco “hanno fatto regolamenti, hanno fatto ordinanze, si sono visti impugnare questi atti, si sono visti chiedere decine di milioni di euro di risarcimento, hanno subito intimidazioni e pressioni da parte di operatori economici. Ma possiamo contare decine e centinaia di amministratori che hanno resistito e abbiamo le ordinanze e regolamenti”. Per Montà, i ricavi che lo Stato trae dal gioco sono “una tassa risibile, un prelievo risibile su una cosa che getta nella miseria milioni di persone e i loro familiari. E quindi ha sottolineato che “in Piemonte si sta riaprendo la discussione sul provare a tornare indietro” sulla legge regionale del gioco e quindi ripristinare le limitazioni che nel corso degli anni sono state allentate. “Anche chi aveva partecipato a questo grande esercizio di lobby, si sta rendendo conto che è un disastro”. E sul divieto di pubblicità: “è una roba vergognosa. Abbiamo visto tutti gli aggiramenti possibili e immaginabili”. E ha fatto riferimento anche a “ iniziative delle federazioni oggetto di sponsorizzazioni camuffate”. Credo sia partita in queste ore una lettera anche al presidente Malagò”. E sulla riforma dl gioco, Montà è partito dal presupposto che questo Governo non porterà a termine la delega: “dobbiamo costruire consenso in maniera trasversale, sapendo che ci sono alcuni parlamentari, forze politiche, soggetti politici che hanno opinioni chiare, sapendo che probabilmente ce ne sono alcune che hanno opinioni totalmente divergenti da quelli che noi rappresentiamo, ma sapendo che c’è anche una fetta in mezzo, che è una fetta a cui noi dobbiamo rappresentare la responsabilità. È su questo provare a chiedere di prendere degli impegni. Io penso che questa sia la grande opportunità per smontare tante delle sciocchezze che purtroppo sono accadute. Più gioco legale, meno gioco illegale, una balla clamorosa. Perché le organizzazioni criminali fanno il doppio degli affari, grazie a questo grande business”.
A chiudere l’evento l’on. Stefano Vaccari che ha affermato: “Non è un saggio contro qualcuno, ma un modo per raccontare un’esperienza politica e di vita, e per mettere un punto sulle mie convinzioni di antiproibizionista e sulle condotte che provocano dipendenze”. Vaccari ha quindi stigmatizzato una serie di ipocrisie, a iniziare dal programma di Malagò per la presidenza della FIGC che prevede un allentamento del divieto di sponsorizzazione, alla vulgata il gioco legale sia il miglior modo per contrastare l’illegale. “Ho voluto mettere in ordine un po’ di cifre” ha detto affrontando anche la questione della riforma del settore che è andata avanti “a pezzi anziché in modo organico: l’online prima del fisico. In due anni l’online ha moltiplicato per 180% le entrate, perché ha moltiplicato i canali di fruizione, mentre il prelievo non ha beneficiato di grandi variazioni”. Sul fronte dei giocatori, la spesa media è di “3340 euro pro capite dei maggiorenni con punte di 9-10.000 euro all’anno. Le persone che hanno giocato almeno una volta nel 2025 sono 22 milioni, di cui 1 milione che hanno prodotto 1 milione e mezzo di famiglie impattate dall’azzardo patologico grave. Eh Il 50% di questi giocatori patologici che ricorrono a usura”. Inoltre, “dalla relazione che è stata presentata da sulle dipendenze al Parlamento, su 340.000 studenti nel 2025 – studenti di medie e superiori, quindi minorenni – 14% ha dichiarato di aver giocato almeno una volta online e si contano 87.000 casi di azzardo a rischio o problematici. Questo dà la dimensione, se lo mettiamo a fianco al fatto che è stato tolto l’Osservatorio Nazionale, e al fatto che i 50 milioni che c’erano ne soni rimasti 33 messi e sono stati messi dentro lo stesso calderone delle dipendenze, gli strumenti messi i n campo si sono indeboliti e diventa tutto più complicato”. Vaccari ha quindi ricordato che i proventi della vendita del libro saranno usati per sostenere la campagna Gioca il Giusto.
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