Nel 2024 la raccolta complessiva del gioco legale in Italia ha raggiunto circa 156 miliardi di euro, con una spesa effettiva dei giocatori – cioè la differenza tra raccolta e
Nel 2024 la raccolta complessiva del gioco legale in Italia ha raggiunto circa 156 miliardi di euro, con una spesa effettiva dei giocatori – cioè la differenza tra raccolta e vincite – stimata in 20 miliardi di euro. È quanto emerge dal Report 2025 della CGIA di Mestre, illustrato oggi a Palazzo Wedekind dal ricercatore Daniele Nicolai, nel corso del convegno promosso da As.Tro.
«Una parte di questa spesa – ha spiegato Nicolai – rappresenta il gettito erariale, che ammonta a circa 11 miliardi di euro, mentre il resto costituisce il margine operativo lordo delle imprese del settore, pari a circa 10 miliardi. Rispetto al 2019, il gioco complessivo è cresciuto di 47 miliardi di euro, ma la distribuzione interna è cambiata in modo significativo».
Il gioco con apparecchi (AWP e VLT) ha subito una contrazione rilevante, mentre sono aumentati i volumi in altri comparti, soprattutto lotterie e scommesse sportive, che complessivamente sono cresciuti di oltre 5 miliardi di euro.
«Il gioco fisico nel 2024 ha totalizzato circa 65 miliardi di euro, in linea con il 2023 ma ancora inferiore del 12% rispetto al 2019 – ha precisato Nicolai –. All’interno di questo, gli apparecchi con vincita in denaro restano il comparto principale, pur avendo perso circa 30% della raccolta rispetto al periodo pre-pandemico. Rappresentano oggi il 50% del gioco fisico, contro il 63% del 2019 e il 68% del 2011».
I giochi numerici e le lotterie, al contrario, mostrano una tendenza positiva: «rispetto al 2019 sono cresciuti del 18%, raggiungendo quasi 9 miliardi di raccolta».
Dal punto di vista fiscale, il gioco legale continua a essere una fonte rilevante di entrate pubbliche: nel 2024 l’Erario ha incassato circa 15,5 miliardi di euro, di cui quasi la metà (46%) proveniente dal comparto degli apparecchi.
«L’incidenza del prelievo erariale sugli apparecchi – ha aggiunto Nicolai – è salita in media al 24%, con punte che raggiungono quasi il 70% del margine lordo. È un dato che pesa sull’equilibrio economico delle imprese e sul futuro sostenibile del settore».
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