14 ottobre 2019
ore 10:47
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Neri (Anci) a PressGiochi: “Gioco lecito non basta a contrastare l’illegalità, serve nuova Legge quadro nazionale”

Uno dei temi più cari agli Enti Locali è certamente quello dell’approvazione di una Legge quadro Nazionale che tuttavia salvaguardi l'autonomia comunale in termini di regolazione della distribuzione spaziale ed oraria del gioco lecito sul proprio territorio, tenendo conto delle problematiche sociali specifiche. Lo afferma a PressGiochi Simona Neri, sindaco di Laterina Pergine Valdarno e rappresentante di Anci Toscana che oggi siede al tavolo di Coordinamento Nazionale sul gioco istituito all’interno dell’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani. “In assenza di una Legge quadro nazionale a cui anche le Questure possano riferirsi per il rilascio delle ...
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Neri (Anci) a PressGiochi: “Gioco lecito non basta a contrastare l’illegalità, serve nuova Legge quadro nazionale”

Uno dei temi più cari agli Enti Locali è certamente quello dell’approvazione di una Legge quadro Nazionale che tuttavia salvaguardi l’autonomia comunale in termini di regolazione della distribuzione spaziale ed oraria del gioco lecito sul proprio territorio, tenendo conto delle problematiche sociali specifiche.

 

Lo afferma a PressGiochi Simona Neri, sindaco di Laterina Pergine Valdarno e rappresentante di Anci Toscana che oggi siede al tavolo di Coordinamento Nazionale sul gioco istituito all’interno dell’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani.

 

“In assenza di una Legge quadro nazionale a cui anche le Questure possano riferirsi per il rilascio delle autorizzazioni, – spiega il sindaco – i Comuni sono lasciati spesso soli a dover gestire le conseguenze del ‘gioco lecito’ in Italia senza aver capacità di controllo della distribuzione territoriale degli apparecchi da gioco (se non per gli effetti delle Leggi Regionali che lo consentano) né sugli orari di apertura degli stessi esercizi.

Misure contenute nell’intesa raggiunta ormai nel settembre 2017 in Conferenza Unificata ed alla quale però non è ancora stata data attuazione con l’approvazione dei decreti attuativi.

 

 

Prima della crisi di Governo, il M5S aveva innescato una battaglia contro AGCOM per le linee guida del decreto dignità, in materia di divieto di pubblicità all’azzardo. Condivide il punto di vista adottato anche in AGCOM sul fatto che vietare la comunicazione del gioco favorisce gli operatori illegali a danno dei concessionari che operano legalmente?

 

Non lo condivido, tutte le misure che in questi pochi decenni hanno tentato di regolamentare il comparto del ‘gioco lecito’ non sono state efficienti in termini di eliminazione dell’illecito. La mafia ha continuato a fare affari sul settore e proliferare, senza contare che una Regione come la Toscana, si trova attualmente a detenere il triste primato nazionale per numero di indagini sul riciclaggio.

Come vede tutte le attività di responsabilità sociale attuate dagli operatori?

Esiste uno spazio di confronto molto ampio che vede protagonisti mondo della sanità, Comuni, Terzo Settore ed operatori del gioco: riguarda la formazione del personale operante nelle sale (reso obbligatorio dall’aggiornamento della Legge Regionale della Toscana che come Anci abbiamo proposto, ad esempio) e l’aggiornamento ai dipendenti degli Enti Locali che si occupano di controllo del territorio ed attività produttive (Suap e Polizia Municipale). Questo già avviene in Toscana dove le associazioni di categoria del comparto gioco hanno partecipato sempre attivamente al percorso di modifica della Legge suddetta e condiviso idee per limitare l’emergenza sanitaria. Ritengo che lo stesso ‘tavolo di lavoro’ debba formarsi a livello nazionale per iniziare a discutere sul tema della regolamentazione delle fasce orarie di apertura/chiusura degli spazi gioco.

Ci vuole, in generale, un maggior coordinamento tra tutti i soggetti sopra citati ed il mondo della scuola e del terzo settore, perché occorre soprattutto prevenire la patologia educando al gioco sano bambini ed adolescenti ma anche quelle categorie più fragili che non hanno ben compreso i rischi dell’azzardo.

Quali strumenti suggerisce di adottare?

 

Pensiamo a quanto potrebbero risultare utili i dati che potrebbero essere estrapolati da un’eventuale creazione di una banca dati, con accesso coerente alle norme sulla privacy e strettamente ad uso medico, dove si leggano le abitudini di gioco del giocatore: tempi medi di giocata, tipologia di gioco prevalente, soldi puntati. Uno studio approfondito di queste informazioni potrebbe certamente aiutare psicologi e psichiatri a capire qualcosa in più circa le modalità di progressione e nascita della malattia, dal gioco occasionale, al gioco abituale, a quello problematico fino a quello patologico. Accanto a questo si potrebbero identificare quegli utenti, definiamoli come ‘casi limite di spesa’, su cui effettuare controlli incrociati a cura della Guardia di Finanza per capire se effettivamente tali giocatori possano permettersi certi standard di spesa mensile o se ci siano sospette casistiche di riciclo di denaro sporco e quindi presenza di infiltrazioni criminali alle spalle dello stesso soggetto. Una misura insomma che potrebbe, da sola, apportare molti benefici nel contrasto al gioco d’azzardo patologico ed anche ai fenomeni di illegalità. Gli Enti Locali necessitano di supporto per formare il personale interno sul rilascio delle licenze ma anche sul trattamento e l’attivazione dei percorsi di trattamento della patologia e reinserimento sociale.

 

PressGiochi

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