“Misurare l’invisibile – Il mercato del gioco non regolato in Italia”, è l’evento che si sta tenendo oggi a Roma e dedicato all’analisi del fenomeno del gioco illegale, delle sue
“Misurare l’invisibile – Il mercato del gioco non regolato in Italia”, è l’evento che si sta tenendo oggi a Roma e dedicato all’analisi del fenomeno del gioco illegale, delle sue dimensioni economiche e dei rischi legati alla criminalità organizzata. L’incontro è organizzato da Novomatic in collaborazione con Fortune Italia. L’appuntamento riunisce rappresentanti delle istituzioni, delle forze dell’ordine, del mondo accademico e dell’industria del gaming per discutere delle dimensioni del mercato non regolato e delle possibili strategie di contrasto.
Il mercato del gioco illegale in Italia vale 30 miliardi di euro l’anno e per l’85% viaggia online. Può contare su un bacino di 5,5 milioni di giocatori, la maggior parte dei quali (4,2 milioni) frequenta agenzie di scommesse e sale non autorizzate. Gli utenti dei siti illegali sono invece 1,8 milioni.
“La gran parte del gioco illegale è tutto nella mani della criminalità” ha detto Mauro D’Attis, vicepresidente della commissione di inchiesta sul fenomeno delle mafie, che ha quindi posto l’accento sul ruolo che hanno le organizzazioni transnazionali. “Questo fenomeno lo abbiamo analizzato in Commissione Antimafia, prendendo in esame anche l’utilizzo delle nuove tecnologie da parte delle mafie. Le organizzazioni dispongono degli stessi strumenti, di cui disponiamo noi, forse anche più evoluti. Con una differenza non banale, se la Guardia di Finanza ha bisogno di strumenti anche finanziari, per contrastare il fenomeno, deve sottoporsi a delle procedure amministrative. Banalmente, deve fare una gara per individuare il fornitore del servizio. La mafia va dal miglior ingegnere informatico. Per questo stiamo per consegnare alla Commissione Attività Economiche una relazione sul rapporto tra mafie e nuove tecnologie. Alla Guardia di Finanza, ai magistrati, dobbiamo dare strumenti flessibili e non strumenti che debbano attendere periodicamente l’aggiornamento da parte del Ministero dell’Interno”.
“Il primo errore politico da evitare è far parlare lo stomaco invece che il cervello”, ha detto ancora D’Attis, riferendosi agli errori da evitare quando si interviene per disciplinare il settore del gioco. “No bisogna fingere di contrastare un aspetto e girarsi dall’altra parte senza contrastare il fenomeno più importante. Non considerare ciò che magistrati, Guardia di Finanza, Procure ci dicono rispetto al gioco illegale sia una grande omissione della politica”. Tuttavia “l’errore politico più grande è concentrarsi sul controllo del gioco legale – come con i distanziometri – e omettere la lotta al gioco illegale. La mafia esiste e controlla volumi d’affari a volte che superano quelli del gioco del gioco legale. Molti li abbiamo determinati, perché le operazioni ci dicono che poi non sappiamo veramente cosa c’è”.

“Le giornate passate in Commissione sul Decreto Dignità nella scorsa legislatura ci hanno dato un esempio chiaro di qual è il modo sbagliato di approcciare al mondo dell’impresa, ma soprattutto al tema del gioco. Credo che questi obiettivi sulle sponsorizzazioni siano delle ipocrisie, anche perché poi sono facilmente aggirabili”. Lo ha detto nel suo intervento Marco Osnato Presidente della Commissione Finanze della Camera, riferendosi agli errori da evitare nel regolamentare il gioco. “Credo che regolare per permettere, piuttosto che vietare, per impedire, sia la cosa migliore. Se ci sono delle perplessità, si affrontano, si discutono insieme”. In termini generali, “C’è un’attenzione particolare alla tutela del cittadino anche in funzione delle nuove tecnologie che sono molto importanti. Ho visitato alcune sedi delle società, ho potuto vedere quanto siano avanzati i sistemi computerizzati utilizzati. E oltre alla tutela del giocatore, consentono di intervenire in maniera diretta – ad esempio, nel caso delle scommesse – quando ci sono dei flussi non propriamente trasparenti”. Secondo Osnato, “il sistema concessorio consente di individuare dei parametri molto chiari, molto stringenti sulle capacità e sulla professionalità degli operatori. E questa è la principale tutela che lo Stato ha”.
“Questo tipo di studi – ha detto Marco Piatti di Prisma illustrando la ricerca sulla diffusione del gioco illegale – serve per inquadrare il fenomeno e per aiutare a gestire l’altro tema che è emerso, ovvero che la regolazione ha bisogno di una continua manutenzione, perché cambiano le tecnologie e oggi lo stanno facendo molto rapidamente; cambia anche l’approccio nei confronti del gioco tra persone di età differenti”.
Piatti ha quindi spiegato che la ricerca ha provato “a pesare l’ombra”: alla difficoltà di misurare i volumi di un mercato sommerso si somma infatti un’offerta in continuo cambiamento. E ancora: “Può distorcere quelle che sono le statistiche di mercato per l’adozione di eventuali politiche di regolazione e di eventuale contrasto del gioco illegale. Altera anche le traiettorie di evoluzione dei soggetti che giocano e che magari sono affetti da dipendenza”.
Piatti ha quindi riassunto i dati della ricerca: “I giocatori del mercato illegale sono circa un quarto dei giocatori totali: 5,5 milioni su una platea complessiva di 23-25 milioni. Di questi 5,5 milioni, 4,2 milioni scelgono il fisico, mentre 1,8 milioni scelgono il canale online. Prevalentemente sono uomini, hanno un’età media di circa 40 anni, una buona istruzione, in gran parte sono anche laureati, e sono lavoratori attivi per più del 70%. C’è inoltre una significativa presenza di genitori con figli minorenni. La diffusione territoriale appare prevalente nelle regioni meridionali e la motivazione principale è il divertimento”.
Su cosa spinga i giocatori a frequentare i siti illegali, è intervenuto Cesare Pozzi, direttore del GRIF della LUISS. “Un terzo delle persone non sanno che sia illegale quello che stanno facendo, altri la ritenono una violazione marginale. E’ una questione di cultura perché la precedenza varia molto da un Paese all’altro. Ancora, ci sono dei comportamenti, delle situazioni che sono veramente sfumati, perché se più o meno il gioco è quasi lo stesso è difficile capire la differenza. Paradossalmente questo dipende dal tipo di regolazione, dal sollecitare i concessionari legali a generare innovazione e cambiamento”. Secondo Pozzi, occorre “ripensare la regolazione, per consentire l’evoluzione del portafoglio e dei prodotti di gioco andando ad intercettare quelle che sono le esigenze di maggiore pay-out, maggiore libertà. Questo potrebbe ridurre lo spazio dell’illegale”.
Per contrastare l’illegale, occorre “trovare strumenti efficaci per perseguire, cercare, investigare: qualcosa passa nelle maglie, anzi abbiamo visto che passano delle cifre molto importanti. Dall’altra parte dobbiamo uscire da una sorta di ipocrisia, perché nel parlare del gioco c’è un pezzo importante della politica che fa con difficoltà la distinzione tra gioco legale e gioco illegale”. Lo ha detto Ettore Rosato, della Commissione Difesa della Camera.
“Dire ‘chiudiamo il gioco’ vuol dire trasferire le entrate dello Stato agli operatori illegali. E quindi occorre pensare a come coprire il buco. Quindi la prima cosa che bisogna fare per combattere il gioco illegale è quella di normalizzare la discussione politica”.
Rosato è intervenuto anche sul decreto di riordino: “Occorre far uscire il decreto legislativo che deve essere emanato da anni per mettere quelle poche regole che servono. E in questo caso le responsabilità sono numerose, diffuse, bipartisan”.
“Sul fisico, il volume è molto molto inferiore rispetto all’online, ed è limitato ad alcuni settori. Per quanto riguarda le scommessa, purtroppo ancora non riusciamo a debellare il fenomeno dei Ctd. Nel settore apparecchi crediamo che con la nuova normativa, sicuramente riusciremo a trovare un sistema per debellare definitivamente anche le illegalità infrastrutturale dello scollegamento degli apparecchi della rete. O quanto meno diminuire significativamente”. E’ il quadro che ha tracciato Mario Lollobrigda, direttore dei giochi di ADM. Per l’online, invece, “purtroppo questi operatori sono fuori dal territorio nazionale spesso in paradisi fiscali e non sono facilmente raggiungibili anche attraverso le indagini della polizia. Purtroppo l’inibizione dei siti non sempre funziona, soprattutto nel caso dei siti clonati. Su questo fronte, stiamo cercando di sensibilizzare tutti i nostri colleghi europei e stiamo valutando la possibilità di sensibilizzare la Commissione che dovrà eventualmente implementare le regole di guida”.
“Gli operatori legali devono sostenere costi elevati, devono investire in licenze, in autorizzazioni, in hardware, in sistemi di controllo, in compliance e anche in fiscalità. Gli operatori illegali? No”. Lo ha detto Markus Buechele, spiegando che questo “crea una competizione asimmetrica nella quale gli operatori del gioco legale devono sostenere elevati costi e quelli che operano fuori dal sistema sono addirittura in grado di creare un’offerta più attrattiva per il consumatore. Il rischio è che il gioco legale perda competitività e questo lo vediamo già, per esempio, con gli apparecchi, con le scommesse e con il bingo. Il gioco legale deve rimanere sicuro, ma deve poter contare anche sull’innovazione, perché se ci sono prodotti troppo rigidi, senza innovazione, rischiamo che la domanda piano piano si sposti verso il mercato con meno regole o proprio senza regole”.
PressGiochi






