21 Settembre 2020 - 06:06

Mantova. Il quartiere protesta contro l’apertura di una sala Vlt

Nemmeno il regolamento comunale, irrobustito dalla successiva delibera regionale, può offrire un argine contro l’apertura di una nuova sala vlt in via Ariosto tanto contestata dai cittadini. La distanza minima

01 Aprile 2015

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Nemmeno il regolamento comunale, irrobustito dalla successiva delibera regionale, può offrire un argine contro l’apertura di una nuova sala vlt in via Ariosto tanto contestata dai cittadini. La distanza minima di 500 metri dai “luoghi sensibili” non si applica alle sale con “video lottery terminal” (vlt), per le quali è prevista l’autorizzazione della Questura. Vlt, ovvero postazioni collegate in rete a un sistema centrale. «Siamo molto dispiaciuti perché quello delle slot è il mondo della solitudine e della disgregazione sociale e va abbastanza in direzione opposta al percorso che abbiamo intrapreso – commenta Antonia Araldi, presidente del circolo Arci Fuzzy che coordina le iniziative di rigenerazione del quartiere – Ma non ci scoraggiamo e speriamo in un’inversione di marcia o, comunque, che altre tipologie di attività possano aprire ed emarginare questo tipo di attività». Insomma, il malumore c’è ma non scheggia lo smalto del gruppo che, a braccetto con i talenti di Rum, è al lavoro per fare di Valletta Valsecchi un esperimento pilota. Sia dal punto di vista sociale sia da quello commerciale. Pure togliendo la sala slot, restano quindici negozi sfitti da riabitare.

«È evidente la nostra preoccupazione per l’ennesima apertura in un contesto in cui si sono avviate buone pratiche di quartiere e che verrebbe “inquinato” facendo “respirare” a soggetti a rischio il “veleno” di questa dipendenza» osserva Giuseppina Nosè, dell’associazione di volontariato Oltre la Siepe, che ha allargato a 15 realtà del terzo settore il fronte della lotta al gioco patologico (e allo Stato biscazziere). Bene i gruppi di auto mutuo aiuto e bene gli slotmob, per premiare il coraggio dei baristi che staccano la spina. Il prossimo passo, più politico, sarà sollecitare sul tema i candidati sindaci. Perché non basta invocare la chiusura delle sale da gioco, «serve essere cittadini attivi». Andare al centro del disagio che scava dentro i giocatori, consumando dita e speranze.

PressGiochi