24 Settembre 2020 - 23:12

Mantova. Arrivato fino al tar il caso delle slot, ma il primo round è del comune

Iniziativa privata contro interesse pubblico. Libertà imprenditoriale contro disperazione sociale. Vicenda aggrovigliata, quella del gioco d’azzardo lecito, che intreccia diverse dimensioni. Mescolando diritto e opportunità. A mettere un nuovo punto

14 Aprile 2015

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Iniziativa privata contro interesse pubblico. Libertà imprenditoriale contro disperazione sociale. Vicenda aggrovigliata, quella del gioco d’azzardo lecito, che intreccia diverse dimensioni. Mescolando diritto e opportunità. A mettere un nuovo punto (provvisorio) è il Tar di Brescia, al quale si era rivolta una società di gaming di Mantova che gestisce una sala bingo in centro, pretendendo la sospensiva immediata dell’ultima ordinanza del sindaco. Quella che comprime gli orari di funzionamento delle macchinette mangiasoldi, ammettendone l’accensione dalle 9 alle 12 e dalle 18 alle 23. Così anche per gli apparecchi installati nelle sale bingo, dove si può comunque continuare a giocare a tombola durante gli orari proibiti. Ordinanza severa, motivata con il compito di «contrastare i fenomeni di patologia connessi al gioco compulsivo».

Prestando un occhio di riguardo ai soggetti psicologicamente più fragili e sensibili alla sirena ingannatrice dei facili guadagni. Come se bastasse la pressione di un dito a girare verso e svoltare vita. Ordinanza che il Comune ha costruito scrupolosamente, cercando di blindarla quanto più possibile a prova di ricorso.

Il punto messo dal presidente della seconda sezione del Tar di Brescia,Giorgio Calderoni, è provvisorio ma marcato. Per disinnescare subito l’ordinanza del sindaco, in attesa dell’udienza di merito, la sala Bingo si era rivolta direttamente al presidente. Procedura accelerata, quella della tutela cautelare monocratica, consentita al ricorrente soltanto nei casi di «estrema gravità e urgenza». Quando non c’è nemmeno il tempo di aspettare la data della camera di consiglio per la trattazione collegiale. Fissata, in questo caso, il 29 aprile, circa un mese dopo il deposito del ricorso.

Annota il presidente della seconda sezione del Tar che «le problematiche che agitano la controversia rivestono una valenza di carattere generale e sono da tempo al centro del dibattito pubblico (non solo giuridico), nonché di un contenzioso assai diffuso». Il giudice bresciano arriva a frenare la pretesa della società del bingo. Non c’è fretta alcuna. Al contrario. Il primo round è del sindaco.

PressGiochi