15 ottobre 2019
ore 16:19
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Manovra: la tassa sulle vincite al 23% e non toccherà solamente i grandi jackpot

L'intenzione del governo, alla affannosa ricerca di risorse per la prossima manovra di bilancio, è quella di introdurre una maxi-tassa sulle super-vincite. Un prelievo del 23 per cento contro l'attuale 12 per cento. In futuro chiunque vincerà più di 100 milioni di euro, se la norma allo studio del governo andrà in porto, si vedrà immediatamente tagliato l'assegno del 23 per cento. La verità però, è un'altra- scrive Andrea Bassi su Il Messaggero. Dietro la foglia di fico della maxi-tassa sulle super-vincite, si celerebbe altro: l'applicazione della tassa sui giochi anche alle micro-vincite, quelle sotto i 500 euro, oggi esenti da qualsiasi prelievo da parte dello Stato. In questo caso l'erario incasserebbe pochi euro ma su milioni e ...
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Manovra: la tassa sulle vincite al 23% e non toccherà solamente i grandi jackpot

L’intenzione del governo, alla affannosa ricerca di risorse per la prossima manovra di bilancio, è quella di introdurre una maxi-tassa sulle super-vincite. Un prelievo del 23 per cento contro l’attuale 12 per cento. In futuro chiunque vincerà più di 100 milioni di euro, se la norma allo studio del governo andrà in porto, si vedrà immediatamente tagliato l’assegno del 23 per cento.

La verità però, è un’altra- scrive Andrea Bassi su Il Messaggero. Dietro la foglia di fico della maxi-tassa sulle super-vincite, si celerebbe altro: l’applicazione della tassa sui giochi anche alle micro-vincite, quelle sotto i 500 euro, oggi esenti da qualsiasi prelievo da parte dello Stato. In questo caso l’erario incasserebbe pochi euro ma su milioni e milioni di vincite degli italiani. Per comprendere l’eventuale portata della misura, bastano pochi dati. In Italia ogni anno vengono giocati circa 100 miliardi di euro. I soldi che però, materialmente escono dalle tasche dei cittadini sono solo circa 20 miliardi. Gli altri 80 miliardi sono vincite che vengono poi rigiocate. Il caso, per fare un esempio, di una vincita di 5 euro al Gratta & Vinci che viene incassata comprando un altro tagliandino. Insomma, il giocatore ha giocato per 10 euro, ma in realtà ne ha spesi solo 5.

E qui sta il primo problema della tassazione delle micro-vincite. Con la tassa al 12 per cento, la vincita scenderebbe da 5 a 4,4 euro. A quel punto il giocatore, invece di spendere altri 60 centesimi, potrebbe decidere di incassare la vincita. In realtà, sulla rigiocata, lo Stato incassa di più, oltre il 16%.

E lo stesso meccanismo vale sostanzialmente per tutti i giochi, dal Superenalotto alle scommesse sportive. Il rischio, insomma, è che la misura dal lato dei conti pubblici possa avere un effetto contrario a quello desiderato. Minori problemi presenta invece la tassazione delle vincite più alte, anche perché in questo caso il prelievo avrebbe un minore effetto di scoraggiamento. L’intenzione del governo, comunque, sembrerebbe di procedere con delle tasse per «scaglioni», un po’ come avviene con l’Irpef, partendo da un’aliquota minima del 12% per arrivare fino al 23%. In questa sorta di armonizzazione, verrebbe ricompreso anche il gioco del Lotto, che oggi sconta una tassazione inferiore (l’8%).

 

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