Nel corso dell’audizione davanti all’Ufficio di Presidenza della Commissione Cultura del Senato sul ddl n. 1902 sulle Disposizioni in materia di sistema calcistico italiano, il presidente della FIGC Giovanni Malagò
Nel corso dell’audizione davanti all’Ufficio di Presidenza della Commissione Cultura del Senato sul ddl n. 1902 sulle Disposizioni in materia di sistema calcistico italiano, il presidente della FIGC Giovanni Malagò ha affrontato anche il tema delle risorse economiche destinate al calcio, soffermandosi in particolare sui fondi derivanti dal contrasto alla pirateria e sulla possibilità di destinare una quota della raccolta delle scommesse al sistema sportivo.
“Nella proposta Marcheschi – afferma Malagò – c’è l’intenzione di individuare dei fondi di finanziamento del sistema calcistico. Il sistema calcio, questo è chiarissimo, che a tempo stesso non debbano ricadere sul bilancio dello Stato e che debbano essere destinate alla valorizzazione del sistema di vivai del settore giovanile. Perché dico non debba ricadere sul bilancio dello Stato? Perché spesso e forse anche volentieri negli anni passati, forse anche decenni, molte cose che sembravano ben fatte si sono stoppate, si sono fermate, si sono interrotte perché non c’era la famosissima copertura finanziaria, per cui bellissimi propositi poi si sono arenati su qualche spiaggia. E qui c’è una traccia di idee che onestamente molto apprezziamo”.
Sul fondo alimentato dalle somme recuperate attraverso il contrasto alla pirateria audiovisiva, Malagò ha commentato la proposta di destinare una quota al calcio: “Il senatore Marcheschi propone che il 10% di questo fondo, logicamente articolo 3, debba e possa essere destinato a favore del sistema calcio, sempre a favore della valorizzazione dei settori giovanili, non, consentitemi di dire, per comprare un ennesimo giocatore, magari straniero”. Una quota che, secondo il numero uno della FIGC, potrebbe essere anche superiore: “Questi sono dei fondi che vengono presi e detratti al nostro sistema e quindi lo Stato fa semplicemente il suo diritto dovere di pubblica sicurezza, di ordine, di organizzazione del sistema. Secondo me questa percentuale, una volta che si entra in questo ordine, la mia idea è che deve essere al 100%”. “Non ho capito perché qualcun altro debba beneficiare una volta requisiti questi fondi, non dico per intero, ma quasi per interi. Ci si può mettere anche qualche situazione, oltre che giovani, magari che riguarda il sociale, anche per dare dei segnali che non ci sia una reiterazione del reato”, ha aggiunto Malagò.
Ampio spazio anche al tema della quota derivante dalle scommesse sportive destinata al calcio, una questione che da anni viene discussa senza arrivare a una soluzione definitiva: “La storia relativa alla percentuale delle scommesse che dovrebbero gravare sul sistema calcio e che però non hanno mai trovato una sua chiave concreta di soluzione”.
Malagò ha quindi richiamato il confronto internazionale: “Andiamo sui benchmark, non esiste da quasi nessuna parte al mondo che se ci sono dei protagonisti, se fai conto c’è un incontro di taekwondo tra Francesco Boccia e Giusy Versace e ci stanno delle scommesse su Boccia e Versace sul ring, questi non prendono un euro di tutte le persone che scommettono su di loro”. “Ma secondo voi può esistere uno sport dove Francesco Boccia e Giusy Versace non prendono un euro di tutte le persone che scommettono su di loro? Lo trovate giusto? Lo trovate corretto? Lo trovate normale?”, ha proseguito.
La destinazione delle risorse, ha precisato Malagò, non dovrebbe necessariamente essere individuale: “Uno può anche dire che non li diamo direttamente a Francesco Boccia, così come se ci sono delle scommesse su un singolo tenista non hanno a fuoco il tenista, ma a fuoco quello di un sistema, perché quella società ovviamente deve investire in qualche modo infrastrutture, impianti sportivi, ritorniamo sui vivai, sgravi fiscali”. Sul contributo del 2% previsto dalla proposta Marcheschi, Malagò ha aggiunto: “Il senatore Marcheschi tocca perfettamente il tema e indica in una percentuale del 2%, che più o meno è sempre stata quella suggerita. Proprio per evitare che ci sia il tema della copertura finanziaria indica che questa cifra debba essere riconosciuta dai concessionari”.
Il presidente FIGC ha però evidenziato la necessità di aggiornare il riferimento normativo: “Sul testo si fa riferimento agli ex Totocalcio, questo secondo me va un attimo rivisto, perché in realtà sono state molte evoluzioni in questi anni. Il Totocalcio non è più quello che ha accompagnato un pezzo della mia vita e anche di molte persone che sono qui”. “Oggi ci sono dinamiche di reti, di concessionari che non sono Totocalcio ma invece hanno scommesse importanti nel mondo del calcio e questo sarebbe una cosa meravigliosa. Questo sistemerebbe praticamente tutto”, ha concluso Malagò.
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