Le piattaforme di gioco online e l’ecosistema dei videogiochi sono sempre più utilizzati dalla criminalità organizzata come strumenti per comunicare in modo riservato, sfruttando ambienti digitali nei quali le conversazioni
Le piattaforme di gioco online e l’ecosistema dei videogiochi sono sempre più utilizzati dalla criminalità organizzata come strumenti per comunicare in modo riservato, sfruttando ambienti digitali nei quali le conversazioni illecite si confondono con quelle quotidiane di milioni di utenti. È uno dei passaggi più significativi contenuti nella relazione della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie, intitolata “La rete invisibile della mafia: dalle criptovalute alle comunicazioni cifrate”, approvata il 15 luglio 2026.
Nel documento, si evidenzia come l’evoluzione tecnologica stia modificando profondamente anche le modalità operative delle organizzazioni criminali. Se da un lato la relazione analizza l’impiego di criptovalute, sistemi di cifratura e piattaforme digitali, dall’altro richiama l’attenzione sull’utilizzo crescente dei videogiochi online come strumenti di comunicazione difficilmente intercettabili. Secondo la Commissione, “si registra l’uso crescente, da parte della criminalità organizzata, dell’ecosistema dei videogiochi e delle piattaforme di gioco online come canale di comunicazione riservata”. La ragione è semplice: questi ambienti virtuali rappresentano spazi nei quali milioni di persone interagiscono ogni giorno, rendendo estremamente complesso distinguere le comunicazioni ordinarie da quelle riconducibili ad attività criminali.
La relazione sottolinea inoltre che videogiochi e piattaforme online “sono diventati ambienti in cui la comunicazione criminale si nasconde proprio perché si confonde con la comunicazione di tutti, e in particolare con quella dei più giovani”. Un elemento che pone nuove sfide investigative, considerando la diffusione capillare di chat vocali, messaggistica integrata e sistemi di comunicazione presenti nei moderni videogame multiplayer.
Per la Commissione antimafia, il fenomeno impone un adeguamento degli strumenti investigativi e normativi. La conclusione della relazione è netta: “non possiamo accettare che esistano zone della vita economica e relazionale in cui le organizzazioni criminali si muovano indisturbate semplicemente perché lo Stato non ha gli strumenti per vedere. La legalità non può fermarsi davanti a una soglia tecnologica”.
Il richiamo della Commissione non riguarda quindi il settore del gioco pubblico regolamentato in sé, ma l’utilizzo improprio delle piattaforme digitali e degli ambienti di gaming come infrastrutture di comunicazione da parte delle organizzazioni criminali. Un tema che si inserisce nel più ampio quadro delle nuove frontiere del contrasto alle mafie nell’era digitale, dove le tradizionali attività investigative devono confrontarsi con tecnologie sempre più sofisticate e con spazi virtuali caratterizzati da elevati livelli di anonimato e da un enorme volume di traffico dati.
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