14 Luglio 2026 - 23:11

Lo scudo maltese è illegale, ma respinge il primo attacco della Cge

Lo scudo maltese per proteggere gli operatori di gioco dalle cause intentate dai giocatori è assolutamente contrario al diritto comunitario, ma non è questa la sede per dirlo. È un

16 Giugno 2026

Lo scudo maltese per proteggere gli operatori di gioco dalle cause intentate dai giocatori è assolutamente contrario al diritto comunitario, ma non è questa la sede per dirlo.

È un po’ questo però il senso del parere che ha emesso l’avvocato generale della Cge Nicholas Emiliou sul caso Spielerschutz Sigma. E anche se i pareri degli avvocati generali non sono vincolanti, e la Corte di Giustizia è sempre libera di prendere una decisione completamente diversa, il ragionamento di Emiliou è abbastanza granitico. Insomma, sebbene la controversa norma maltese da tempo sembri destinata a cadere, potrebbe spuntarla ancora. Del resto anche la Commissione europea – che un anno fa ha aperto una procedura di infrazione – è intenzionata a prendersi tutto il tempo necessario prima di decidere.

Quella delle cause intentate dai giocatori per farsi restituire le somme perse è una vicenda che si è allargata a macchia d’olio: ne sono state intentate a decine da Germania, Austria, Paesi Bassi e Svezia. La tesi di fondo è che bookmaker e casinò online hanno raccolto le giocate servendosi della sola licenza maltese, ma senza aver ottenuto nessun titolo negli altri Stati europei. I contratti stipulati con i giocatori devono quindi ritenersi nulli, e di conseguenza gli utenti hanno diritto a farsi rimborsare.

L’iter legale è un po’ farraginoso, perché i giocatori devono prima intentare causa all’operatore nel proprio Paese di residenza e poi, una volta ottenuta una sentenza, rivolgersi a un giudice maltese per farla eseguire. Questo però non ha frenato i ricorsi, anzi a quanto pare ha alimentato una serie di business paralleli. Alcuni studi legali infatti si sono specializzati su questo tipo di controversie, e ci sono addirittura delle compagnie che acquisiscono i presunti crediti dai giocatori e poi fanno causa all’operatore. È una guerra senza esclusione di colpi, e questo fa capire che gli interessi in gioco siano enormi. Non c’è un conteggio ufficiale ma, secondo alcune stime, gli operatori maltesi coinvolti potrebbero essere costretti a risarcire una somma vicina al miliardo di euro.

Nel 2023 Malta ha provato a risolvere il problema alla radice, con lo scudo appunto, una norma che vieta ai giudici maltesi di dare esecuzione alle sentenze estere di questo tipo. E la Commissione ha risposto avviando la procedura di infrazione.

Già da una quindicina di anni, infatti, l’Ue ha varato il regolamento Bruxelles I-bis che punta a facilitare la libera circolazione delle sentenze in ambito civile e commerciale, e appunto prevede che i giudici di ciascuno Stato siano tenuti a far eseguire le pronunce emesse dai colleghi di altri Paesi. Secondo La Valletta però in questo caso il Bruxelles I-bis non si applica: gli operatori maltesi raccolgono gioco negli altri Paesi Ue in virtù del principio della libera prestazione dei servizi, e se vengono bloccati, si mina uno dei pilastri dell’Unione. La procedura tuttavia sembra giunta in una fase di stallo, anche perché sono intervenuti diversi altri Stati membri che evidentemente hanno complicato il quadro. Insomma, è necessario esaminare la questione “nel pieno rispetto del diritto dell’Unione europea e sulla base di tutti gli elementi di diritto e di fatto pertinenti”, e al momento “non è possibile indicare un termine entro il quale la procedura verrà completata” ha chiarito la stessa Commissione a marzo, rispondendo a un’interrogazione parlamentare.

Intanto però le richieste di risarcimento sono finite a più riprese di fronte alla Corte di Giustizia.

Oltre alla causa su cui adesso l’Avvocato Generale ha emesso il parere, ci sono già due sentenze. La prima è di gennaio e riguarda una vicenda molto particolare – il giocatore in quel caso aveva addirittura fatto causa ai dirigenti della compagnia – la seconda è di metà aprile. E i giudici comunitari hanno affermato che il giocatore, o chi per lui, ha tutto il diritto di chiedere il rimborso. Peraltro, la Corte ha respinto in poche righe tutte le possibili obiezioni. A iniziare da quelle che bollavano come pretestuosa la richiesta del giocatore visto che sapeva perfettamente di essere entrato in un sito illegale: “una questione del genere può essere risolta solo sulla base del diritto nazionale applicabile”. E ha risolto in maniera lapidaria anche un’altra questione controversa: visto che nel caso del gioco online l’utente si trova in un Paese e l’operatore in un altro, non era ben chiaro quale normativa nazionale applicare. Ma secondo la Cge, “il diritto che disciplina il contratto … è quello tedesco”, ovvero quello del giocatore. E di conseguenza, una normativa nazionale che considera nulle quelle giocate, e consente all’utente di chiedere il risarcimento, è perfettamente in linea con il diritto Ue.

La Corte però si è fermata qui, non ha esaminato lo scudo visto che quella norma era appena entrata in vigore. E adesso, nella nuova causa potrebbe rifiutare di pronunciarsi, come ha chiesto l’Avvocato Generale nel suo parere.

Emiliou infatti ritiene che lo scudo maltese violi palesemente il diritto comunitario e il regolamento Bruxelles I-bis, il problema però è che questo aspetto è irrilevante per risolvere la questione principale. Anche in questo caso, la vicenda di partenza è molto singolare: una società austriaca che finanzia le istanze dei giocatori ha chiesto una consulenza a un avvocato sullo scudo maltese che era appena entrato in vigore. Il legale era giunto alla conclusione che la norma fosse contraria al diritto comunitario e che i giudici maltesi avrebbero fatto rispettare le sentenze emesse negli altri Paesi Ue che accordavano i risarcimenti. In realtà è andata diversamente, i tribunali de La Valletta hanno fatto quadrato attorno agli operatori, e la società a quel punto ha pensato di rivalersi nei confronti dell’avvocato. Ma come sottolinea Emiliou, affannarsi a decidere se lo scudo sia legittimo non serve a molto. Il problema di fondo è un altro: stabilire se l’avvocato abbia commesso qualche errore di valutazione. E anche questa non è una cosa facile da capire.

 

Gioel Rigido – PressGiochi MAG