I Mondiali di Calcio – scrive Gioel Rigido sulle pagine di PressGiochi MAG edizione luglio/agosto – sembrano destinati a consacrare definitivamente il successo dei mercati predittivi. Il Los Angeles Times
I Mondiali di Calcio – scrive Gioel Rigido sulle pagine di PressGiochi MAG edizione luglio/agosto – sembrano destinati a consacrare definitivamente il successo dei mercati predittivi. Il Los Angeles Times parla di un volume di transazioni di 5 miliardi di dollari nei soli USA, mentre le scommesse tradizionali secondo Deutsche Bank si dovrebbero attestare a 3,3 miliardi; intanto però il Wall Street Journal mette sotto inchiesta uno dei principali e più discussi operatori del settore, Polymarket. L’accusa è di aver pagato decine di creator per pubblicare sui social video e reel di false vincite. Peraltro, secondo il WSJ, la stessa compagnia avrebbe allestito delle piattaforme clone per aiutare i creator a realizzare le clip.
Un bel danno all’immagine – e la compagnia ha subito aperto un’inchiesta – che potrebbe avere pesanti ripercussioni legali. Ma bisogna riconoscere che da quando è sul mercato – non molto, 6 anni – ha affrontato tempeste ben peggiori tra casi di insider trading, accuse di offrire giochi d’azzardo senza alcuna autorizzazione e di non tutelare in alcun modo i giocatori problematici.
Semplificando il discorso, i mercati predittivi ricordano molto lo schema del betting exchange, perché l’operatore si limita a mettere a disposizione la piattaforma mentre gli utenti si scambiano le previsioni tra di loro. Alla fine però non c’è molta differenza nemmeno con il trading, e il linguaggio ricalca quello borsistico: quella che per il gambling è una scommessa, lì prende il nome di mercato, e invece di piazzare una puntata si acquista un contratto.
Si possono fare previsioni su qualunque cosa, dallo sport alle guerre in corso, passando per la politica, l’andamento delle criptovalute e il lancio di Grand Theft Auto VI. Nella forma più semplice, i contratti che si possono acquistare sono due: Sì e No, e gli utenti comprano a seconda di quello che pensano succederà. Il costo del contratto va da 1 a 99 centesimi, e varia principalmente in base all’andamento del mercato. Quindi, se la maggior parte degli utenti punta sul Sì, il prezzo sale, e quello del No scende. Poi però viene influenzato anche da altri fattori, come ad esempio articoli, ricerche o indiscrezioni. Fin quando il mercato è aperto si può fare trading, chi ha cambiato idea quindi può vendere i contratti acquistati o speculare sul prezzo. Quando l’evento si realizza, chi ha indovinato incassa un dollaro per ogni contratto, gli altri perdono le somme investite.
Per la maggior parte dei paesi europei – a iniziare da Spagna, Francia, Germania, Italia – è una forma di gambling. Negli Stati Uniti, invece, è un prodotto finanziario a tutti gli effetti, tanto che le compagnie devono ottenere una licenza della CFTC (Commodity Futures Trading Commission, che per inciso è un authority federale) e non dagli enti regolatori del gioco dei singoli Stati.
A prescindere dalla veste giuridica, questo prodotto sta letteralmente esplodendo. Secondo un report pubblicato da Pew Research Center a fine maggio, il volume complessivo dei soli Polymarket e Kalshi – l’altro colosso del settore – è passato dai 5 miliardi di dollari del settembre 2025, ai 24 miliardi di aprile 2026. I numeri assoluti sono da prendere con le pinze, la stessa Pew spiega che “il volume di scambio si riferisce (…) al numero di contratti negoziati dagli utenti. Ogni contratto viene conteggiato al suo valore nozionale di 1 dollaro, o al valore del contratto se la previsione è corretta, anziché al prezzo al momento della negoziazione”. In pratica, quando non si sa se il contratto sia stato acquistato a 5 centesimi o a 95 centesimi, viene contato come 1 dollaro. E in ogni caso parliamo del volume delle transazioni, non dei ricavi degli operatori. Ma al di là di queste considerazioni, il trend è quello di una crescita esponenziale, e l’ulteriore conferma arriva dal fatto che i due colossi USA delle scommesse tradizionali – DraftKings e FanDuel – si stiano lanciando anche in questo segmento.
La forza di questo prodotto però va oltre il mero valore economico, perché è diventato a tutti gli effetti uno strumento per influenzare le decisioni. Se un contratto è quotato 90 centesimi, vuol dire che il 90% degli utenti – e delle persone – è convinta che andrà in quel modo. Basti pensare a cos’è successo con le ultime presidenziali USA: nei giorni immediatamente prima del voto i sondaggi davano un testa a testa tra Donald Trump e Kamala Harris e i giornali scrivevano che fare previsioni era come lanciare una moneta in aria. Polymarket invece dava Trump al 58% e Harris al 42%. Il distacco in realtà è stato molto inferiore, nell’ordine di un punto e mezzo, e forse aveva ragione chi parlava di testa a testa. Ma il messaggio che è passato è che Polymarket aveva predetto il risultato del voto, mentre gli analisti più navigati annaspavano.
Polymarket ha adottato la stessa strategia anche in Italia dopo che i Monopoli hanno incluso la piattaforma nella black-list degli operatori illegali. La compagnia a quel punto ha chiuso l’attività di trading per gli utenti italiani, e si può solamente curiosare tra i mercati, come se fosse un sito di informazione. Ma nel mese di luglio, è tornata nella blacklinst dei Monopoli, con contestuale riapertura della battaglia legale presso il Tar Lazio.
E quel valore è talmente elevato che Polymarket è diventata main sponsor della SS Lazio: per un investimento di 9 milioni di euro a stagione più bonus, il logo dell’operatore era in bella vista sulla maglia del club già dalla fine dello scorso campionato. E peraltro, è solo il punto di partenza: “la Lazio sarà il primo club di Serie A a rappresentare il brand” si legge nella nota ufficiale. Anche in questo caso non sono mancate le polemiche, molti giornali hanno scritto che un bookmaker illegale poteva sponsorizzare una squadra di calcio, mentre i concessionari dovevano fare i conti con il decreto Dignità. Ma la Lazio ha immediatamente chiarito che “Nel mercato italiano, la collaborazione è focalizzata su attività di analisi e insight digitali, in coerenza con il quadro normativo vigente”. Alcuni hanno ipotizzato che il patron della Lazio, Claudio Lotito – in prima linea per allentare il divieto di sponsorizzazione – volesse anche lanciare un messaggio.
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