Un ulteriore giro di vite sulla pubblicità del gioco d’azzardo è quanto chiedono i senatori Bevilacqua, Turco, Pirro e Damante, con un ampliamento significativo del divieto di comunicazione commerciale previsto
Un ulteriore giro di vite sulla pubblicità del gioco d’azzardo è quanto chiedono i senatori Bevilacqua, Turco, Pirro e Damante, con un ampliamento significativo del divieto di comunicazione commerciale previsto dal “Decreto Dignità”, estendendo la norma anche ad attività e piattaforme finora non esplicitamente contemplate.
L’intervento modificherebbe l’articolo 9, comma 1, del decreto-legge 12 luglio 2018, n. 87, quello che nel 2018 ha imposto lo stop totale alla pubblicità del gioco d’azzardo su media tradizionali, affissioni, internet e social network. Con la nuova formulazione, il divieto si estenderebbe anche a una categoria sempre più diffusa di contenuti, spesso al confine tra informazione e promozione.
L’emendamento introduce, dopo l’elenco dei mezzi di comunicazione già soggetti al divieto, un nuovo passaggio che include:
Nella pratica, a rientrare nel perimetro del divieto sarebbero siti, portali e pagine social che comparano quote di bookmaker, confrontano bonus, mostrano classifiche delle offerte, oppure producono contenuti informativi o di intrattenimento che rimandano implicitamente a brand e piattaforme di scommesse.
Secondo i proponenti, l’obiettivo è chiudere una serie di “zone grigie” emerse dopo l’entrata in vigore del Decreto Dignità. Sebbene la pubblicità esplicita sia stata vietata, molti operatori del settore hanno continuato a presidiare il mercato tramite forme indirette di promozione, come portali di comparazione quote, siti di consigli e pronostici, contenuti “editoriali” sponsorizzati e canali social mascherati da infotainment sportivo.
L’emendamento mira dunque a impedire che messaggi promozionali continuino a raggiungere il pubblico attraverso percorsi indiretti, spesso difficili da individuare e regolare.
PressGiochi
Fonte immagine: https://depositphotos.com/it






