14 Gennaio 2026 - 04:11

Legge di Bilancio. Emendamenti sui giochi, una lista di desideri difficile da realizzare

Sono due gli emendamenti segnalati alla Commissione Bilancio del Senato, dove in queste settimane si discute la Legge di Bilancio 2026. I gruppi parlamentari hanno presentato complessivamente 5.742 emendamenti, e

24 Novembre 2025

Sono due gli emendamenti segnalati alla Commissione Bilancio del Senato, dove in queste settimane si discute la Legge di Bilancio 2026. I gruppi parlamentari hanno presentato complessivamente 5.742 emendamenti, e i lavori su queste proposte sono iniziati il 18 novembre 2025. La discussione si concentra ora su una selezione di circa 450 emendamenti considerati prioritari.

Tra questi ne compaiono due riferiti al settore dei giochi.

Nel fascicolo iniziale erano circa sedici le proposte che, in un senso o nell’altro, chiedevano interventi sul settore dei giochi, dei videogame e dei contenuti digitali, sul contrasto alla ludopatia e sulla riduzione della pubblicità.

Il primo emendamento segnalato, a firma di esponenti di Fratelli d’Italia, Ambrogio, Mennuni, Russo, Gelmetti e Nocco, prevede l’inserimento di un nuovo articolo, il 28-bis, relativo alla definizione delle pendenze del versamento una tantum ai sensi dell’articolo 1, comma 649 della legge 23 dicembre 2014, n. 190, e delle controversie in materia di scommesse ippiche. L’emendamento stabilisce che ciascun concessionario della rete telematica del gioco mediante apparecchi da intrattenimento è obbligato, nei confronti dell’Erario, al versamento della riduzione del compenso annuo dovuto agli operatori del gioco lecito, con possibilità di agire in regresso pro quota nei confronti degli altri operatori della filiera. L’importo non ancora versato allo Stato alla data di entrata in vigore della norma può essere corrisposto in tre rate di pari importo, senza interessi, a condizione che i concessionari prestino acquiescenza alle pronunce giurisdizionali e rinuncino all’instaurazione di ulteriori contenziosi. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli dovrà definire entro trenta giorni l’importo dovuto dai concessionari, ridotto in relazione al grado di assolvimento del dovuto, con una riduzione complessiva non superiore al 20 per cento. In caso di mancato pagamento di una rata, il concessionario decade dai benefici e scattano le procedure di riscossione dell’intero importo dovuto. La norma prevede inoltre la possibilità per l’Agenzia di definire transattivamente le controversie anche risarcitorie, con rideterminazione del minimo annuo garantito e riconoscimento proporzionale dei risarcimenti in base al fatturato dei concessionari.

Il secondo emendamento, a firma di Cristina Tajani del Partito Democratico, propone l’istituzione di un Fondo per il contrasto delle ludopatie presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con uno stanziamento annuale di 150 milioni di euro, destinato a finanziare attività volte a promuovere il gioco responsabile e a contrastare fenomeni ludopatici.

Il testo prevede che sugli apparecchi di cui all’articolo 110, comma 6, lettera a) del TULPS, il prelievo erariale unico è fissato al 19,25% delle somme giocate; sugli apparecchi di tipo b) la misura è del 6,25%; sulle vincite del lotto si applica una ritenuta dell’8,25%; infine, sulle vincite eccedenti i 500 euro previste dai decreti dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, sia ai sensi dell’articolo 5, comma 1, lettera a), sia dell’articolo 6, il prelievo è fissato al 12,25%. Entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge, un decreto interministeriale tra il Ministero del Lavoro e il Ministero della Salute definirà le norme attuative del fondo.

Di fatto, l’emendamento prevede una riduzione del PREU sulle AWP, dagli attuali 24% al 19,25%, mentre per le Videolotterie la percentuale di prelievo passa dall’8,6% al 6,25%. Anche la ritenuta sul Lotto viene modificata, fissandola all’8,25%.

Viene inoltre ritoccata la tassa sulla fortuna, applicata alla parte delle vincite superiori a 500 euro, la quale scende al 12,25%.

Con la presentazione dei vari emendamenti volti a sostenere il settore degli apparecchi da intrattenimento – l’unico comparto del gioco pubblico a vivere ancora una fase di difficoltà dopo le chiusure del periodo pandemico, aggravata dalla concorrenza del gioco online e da una riforma ancora ferma – le opposizioni hanno subito gridato all’allarme, evocando rischi di ludopatia e presunte perdite per le entrate erariali.

Tuttavia, gli oppositori dovrebbero rassicurarsi: nessuna delle proposte oggi sul tavolo prevede perdite per lo Stato.

La possibilità che uno dei due emendamenti possa ottenere il via libera della Commissione Bilancio risiede nel fatto che siano a invarianza di gettito, cioè compatibili con le regole di copertura finanziaria.

Dovremmo ricordare che il Parlamento dispone di una “dote” limitata, un margine di manovra stimato in circa 100 milioni di euro per il 2026, da destinare alle modifiche e agli emendamenti, da dividere tra maggioranza e opposizioni. Una cifra minima se confrontata con i 18,7 miliardi complessivi della manovra, ma sufficiente a permettere interventi mirati senza compromettere il saldo complessivo.

Le modifiche possono essere approvate solo se ogni nuova spesa è coperta, tramite tagli ad altre voci o nuove entrate. Se invece gli emendamenti comportano un aumento del deficit – un vero e proprio “scostamento di bilancio” – servirebbe la maggioranza assoluta in ciascuna Camera, una soglia difficile da raggiungere e quindi un vincolo stringente che limita di fatto le ambizioni dei parlamentari.

Un limite, quello dei 100 mln, che difficilmente basterebbe a coprire le necessarie modifiche richieste nei vari emendamenti a sostegno del settore degli apparecchi da gioco.

Si tratta, dunque, di una questione tecnica, non politica, contrariamente a quanto spesso sostengono gli oppositori, che tendono sempre a trasformare il dibattito in un attacco ideologico al comparto.

PressGiochi