08 Agosto 2026 - 17:29

“Legalità in Gioco”, il sistema concessorio al centro del confronto: “La vera sfida è contro il mercato illegale”

“Legalità in Gioco”, è il titolo dell’evento che si è tenuto oggi a Roma  e dedicato al ruolo del sistema concessorio nel comparto del gioco pubblico. Il confronto ha riunito

14 Luglio 2026

“Legalità in Gioco”, è il titolo dell’evento che si è tenuto oggi a Roma  e dedicato al ruolo del sistema concessorio nel comparto del gioco pubblico. Il confronto ha riunito esponenti delle istituzioni e del settore per approfondire il valore del modello concessorio come presidio di legalità, strumento di contrasto al gioco illegale e garanzia a tutela dei giocatori, delle comunità locali, degli operatori economici autorizzati e degli interessi dello Stato.

Ad aprire i lavori Massimo Maria Amorosini di Fortune Italia che ha affermato: “Oggi la vera distinzione non è più tra chi è favorevole e chi è contrario al gioco, ma tra mercato regolato e mercato illegale. Da una parte c’è un sistema sottoposto a controlli, tracciabilità e responsabilità; dall’altra un mercato che sfugge alle regole, alimenta i circuiti criminali, sottrae ingenti risorse allo Stato e lascia i cittadini privi di ogni tutela.

Il sistema concessorio esce rafforzato da questa analisi, perché si conferma un presidio fondamentale di legalità. Non serve soltanto a garantire importanti entrate erariali, ma soprattutto a tutelare i giocatori, le comunità locali e gli operatori che ogni giorno investono per rispettare le regole del settore.

Abbiamo voluto dare voce alla politica, alle istituzioni, agli organismi di controllo, al mondo accademico e agli operatori economici, perché solo mettendo insieme competenze e punti di vista differenti è possibile restituire la complessità di un fenomeno che non può essere letto da un’unica prospettiva.”

Presenti all’evento, Elena Murelli, senatrice della Repubblica, Claudio Teodoro Costa di Sogei, Raffaele Gnazzi di Novomatic Italia e Maurizio Pimpinella, presidente dell’Associazione Italiana Prestatori Servizi di Pagamento (APSP).

Il contrasto al gioco illegale non può basarsi esclusivamente sulla repressione, ma richiede anche una maggiore consapevolezza civica dei cittadini e un sistema concessorio capace di rafforzare la fiducia nelle istituzioni. È questo uno dei messaggi lanciati da Luigi Caramiello, professore ordinario di Sociologia dei processi culturali e comunicativi dell’Università Federico II di Napoli.

“Il gioco è una componente connaturata alla natura umana e un fenomeno sociale che non può essere semplicemente vietato. Proprio per questo è fondamentale che sia lo Stato a governarlo attraverso il sistema concessorio, evitando che venga lasciato alla sregolatezza”, ha affermato Caramiello.

“Il gioco illegale rappresenta un danno per l’intera comunità. Tuttavia, il contrasto non può limitarsi al solo meccanismo della repressione. È necessario rafforzare il senso civico, affinché ogni giocatore sia consapevole di quando opera all’interno del circuito legale e scelga responsabilmente di farlo. È anche una questione di coscienza individuale.” Secondo il sociologo, il sistema concessorio svolge una funzione essenziale non solo sul piano regolatorio, ma anche su quello istituzionale. “Il gioco legale contribuisce a rafforzare la credibilità delle istituzioni. La legge non interviene con l’illusione di eliminare completamente determinati fenomeni, ma per contenerne le derive e ridurne gli effetti negativi sulla collettività. È come una diga: può non essere perfetta, ma abbatterla significherebbe lasciare campo libero a conseguenze ben più gravi.”

Caramiello ha infine ricordato come il gioco, al pari di altri fenomeni sociali complessi, presenti elementi di criticità che richiedono regole e controlli: “Non può essere considerato una merce qualsiasi. Senza un quadro normativo e un presidio pubblico efficace, il rischio è quello di favorire dipendenze, criminalità e costi sociali che ricadrebbero sull’intera collettività”.

Claudio Teodoro Costa, di Sogei, ha evidenziato il valore del patrimonio informativo costruito negli anni grazie al modello di regolamentazione italiano e le prospettive offerte dall’intelligenza artificiale per rendere ancora più efficaci le attività di controllo e prevenzione.

“Nel lungo percorso di regolamentazione del settore del gioco, realizzato da Sogei al fianco dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e degli operatori del comparto, il modello concessorio italiano ci ha consentito di creare un enorme patrimonio informativo. Si tratta di un sistema alimentato costantemente attraverso una complessa architettura tecnologica che collega i sistemi dei circa 230 concessionari autorizzati, operativi 24 ore su 24, 7 giorni su 7, e che gestisce ogni anno circa 27 miliardi di transazioni.

Sono memorizzate tutte le informazioni sugli operatori, sui punti di gioco e sui dati relativi alle giocate. Questo patrimonio informativo rappresenta l’elemento distintivo e strategico del gioco regolamentato, perché consente allo Stato di svolgere attività di controllo e governo del settore.

Oggi sono censiti nei nostri sistemi circa 50 mila operatori tra concessionari, produttori, gestori ed esercenti. Per il gioco online sono registrati circa 17 milioni di conti di gioco attivi, dei quali circa la metà è effettivamente movimentata, riconducibile a poco più di 4,5 milioni di giocatori.

Questo patrimonio informativo consente all’Agenzia e allo Stato di monitorare l’andamento della raccolta, della spesa dei giocatori e delle entrate erariali con un livello di dettaglio che arriva fino al singolo Comune. Regioni ed enti locali possono così osservare il fenomeno sul proprio territorio e conoscere anche la distribuzione dei punti di offerta di gioco.

Se vogliamo comprendere la differenza tra gioco legale e mercato non regolamentato, è utile ricordare l’indagine conoscitiva della Commissione Finanze e Tesoro del Senato del 2002. All’epoca si parlava di circa 800 mila videopoker distribuiti sul territorio, completamente sconosciuti allo Stato, di infiltrazioni della criminalità organizzata e di un’offerta di gioco illegale stimata in circa 100 mila miliardi di lire.

Questo dimostra che lo Stato non ha creato l’offerta di gioco: ha regolamentato un fenomeno già esistente, rendendolo conoscibile, controllabile e governabile. Oggi il comparto rappresenta una realtà di grande rilievo sia sotto il profilo economico sia sotto quello occupazionale.

Viviamo inoltre una fase di profonda trasformazione tecnologica. Dopo l’informatizzazione e la diffusione delle reti, siamo entrati nell’era dei dati, del cloud e dell’intelligenza artificiale. La sfida della pubblica amministrazione è riuscire a stare al passo con questa evoluzione. Per questo Sogei ha istituito un laboratorio dedicato all’intelligenza artificiale e un centro di competenza nel quale sviluppiamo, insieme alle amministrazioni, soluzioni che non sono più soltanto sperimentali, ma già operative o prossime all’entrata in esercizio. L’intelligenza artificiale ci permette di analizzare grandi quantità di documenti, supportare i funzionari con assistenti virtuali, interpretare immagini per individuare prodotti contraffatti e, nel settore del gioco, rafforzare i sistemi antifrode.

Stiamo integrando i sistemi esistenti con modelli di intelligenza artificiale capaci di individuare comportamenti anomali dei giocatori online, possibili fenomeni di riciclaggio, utilizzi impropri dei conti di gioco, attività illecite da parte degli operatori e potenziali manipolazioni nel mondo delle scommesse. La sfida è dotare la pubblica amministrazione di strumenti sempre più evoluti per effettuare controlli mirati, prevenire gli illeciti e utilizzare in modo più efficiente le risorse dello Stato.”

A parlare di compliance e del rischio di una concorrenza sleale tra operatori legali e mercato illegale è stato Raffaele Gnazzi, di Novomatic Italia. “Gli operatori – ha detto – sostengono molteplici costi di compliance, sia formali, come le certificazioni ISO, quelle sulla parità di genere e sul gioco responsabile, sia sostanziali, legati agli investimenti per il contrasto al riciclaggio e alla prevenzione del gioco patologico. Il costo della compliance, però, non deve essere considerato un semplice costo aziendale, ma il prezzo necessario per operare nella legalità. Il problema nasce quando chi rispetta le regole si trova a competere con chi, invece, opera senza alcun vincolo. In questo caso si crea inevitabilmente un doppio binario e una concorrenza sleale a danno degli operatori che rispettano la normativa. Gli operatori del gioco legale sono chiamati a rispettare numerose disposizioni finalizzate a garantire la legalità, il contrasto al riciclaggio e la tutela del giocatore, mentre il mercato illegale continua ad agire senza regole. È evidente che questa situazione genera inefficienze e penalizza il comparto autorizzato.”

Gnazzi ha quindi richiamato il ruolo svolto dagli operatori nella costruzione del sistema regolamentato. “Il settore del gioco non nasce con la normativa. Il gioco è sempre esistito e gli operatori autorizzati sono entrati, circa vent’anni fa, in un mercato già esistente e in larga parte non regolamentato, contribuendo insieme allo Stato a costruire un sistema di regole, controlli e tutele che ha progressivamente sottratto spazio all’illegalità. Gli operatori leciti partono però con uno svantaggio competitivo. Questo svantaggio dovrebbe essere compensato non con aiuti economici, ma con un quadro regolatorio equilibrato, che eviti un eccesso di vincoli nei confronti di chi opera nella legalità. In caso contrario si finisce per favorire chi continua a lavorare nell’illegalità.”

Sul rapporto tra gioco fisico e gioco online, Gnazzi ha evidenziato la necessità di un riordino che renda i due canali realmente complementari. “Le abitudini dei consumatori sono cambiate, ma non si sono sostituite: si sono ampliate. Così come il commercio online non ha eliminato i negozi e il food delivery non ha sostituito i ristoranti, anche il gioco online non è nato per sostituire il gioco fisico, ma per completarne l’offerta. Oggi, però, esiste una forte differenza regolatoria tra i due canali. Il gioco fisico è stato oggetto di numerosi interventi, spesso orientati ad aumentare il prelievo fiscale o a introdurre limitazioni che hanno inciso pesantemente sull’attività degli operatori. Al contrario, il gioco online ha beneficiato per anni di un quadro molto più favorevole sotto diversi profili.

Il riordino è fondamentale per riequilibrare la competitività tra i diversi prodotti e consentire al giocatore di trovare un’offerta complementare, scegliendo liberamente il canale più adatto alle proprie esigenze. L’alternativa è che una parte della domanda finisca per rivolgersi a circuiti meno regolamentati o addirittura al mercato illegale.”

Maurizio Pimpinella, presidente dell’Associazione Italiana Prestatori Servizi di Pagamento (APSP), ha evidenziato il valore della compliance, il ruolo dei soggetti vigilati dalla Banca d’Italia, l’importanza dell’identificazione del cliente e della tracciabilità delle transazioni come strumenti fondamentali per contrastare l’illegalità.

«Io sostengo da anni che la compliance è un valore per l’impresa, ma quando si parla di legalità nel mio mondo si parla di tracciabilità del denaro. Altrimenti non possiamo parlare di legalità se non c’è tracciabilità».

Pimpinella ha quindi distinto nettamente il comparto regolamentato da quello non vigilato: «Quando parliamo di soggetti vigilati e autorizzati dalla Banca d’Italia parliamo di tracciabilità completa 24 ore su 24: identificazione della persona, trasferimento del denaro, bonifici. Parliamo quindi di legalità a 360 gradi. Quando invece parliamo di strumenti che non sono tracciabili, per me non parliamo di legalità». Secondo il presidente dell’APSP, il sistema dei pagamenti digitali rappresenta un elemento essenziale dell’ecosistema regolamentato: «Il digitale è il punto di contatto che facilita il giocatore nell’operatività. Le segnalazioni effettuate dai soggetti vigilati alimentano quel mondo legale e consentono di rafforzare i controlli». Pimpinella ha poi affrontato il tema del contrasto al gioco illegale, spiegando le difficoltà legate ai sistemi di pagamento: «Quando ci chiedono di bloccare tutte le carte di credito che giocano sui siti illegali divento matto, perché noi non possiamo bloccare i sistemi di pagamento. Significherebbe bloccare la spendibilità di un cittadino, mentre i siti illegali cambiano URL continuamente».

Nel suo intervento ha richiamato anche le nuove sfide poste dall’evoluzione tecnologica: «Oggi abbiamo uno scenario completamente nuovo, basti pensare al mondo delle stablecoin. Quando parliamo di legalità dobbiamo parlare di sistemi informatici e di operatori che garantiscono al 100% l’identificazione del cliente». Per il presidente dell’APSP, l’identificazione rappresenta il punto di partenza di ogni attività di prevenzione: «Partendo dall’identificazione del cliente gestiamo il flusso del denaro. Ma non posso tracciare denaro proveniente da attività criminali se non esiste un’identificazione, neanche nella fase di cash out».

Pimpinella ha ricordato come gli obblighi di identificazione riguardino anche la rete fisica dei punti vendita: «Quando effettuiamo un’operazione presso un tabaccaio viene effettuata un’identificazione. Il punto vendita è censito attraverso un flusso informativo inviato alla Banca d’Italia proprio perché la compliance e l’antiriciclaggio rappresentano il massimo livello di tutela». Un altro passaggio è stato dedicato agli investimenti sostenuti dagli operatori vigilati: «Nei sistemi di pagamento si investono milioni di euro in compliance e sicurezza e non abbiamo criticità rilevanti sul fronte delle frodi. Questo è il risultato degli investimenti nella protezione dei consumatori».

Infine, Pimpinella ha posto l’accento sulla necessità di rafforzare la consapevolezza dei cittadini: «Spesso manca la consapevolezza e si finisce su siti che sembrano perfettamente legali ma non lo sono. Bisogna investire nell’educazione e nell’informazione dei consumatori».

A chiudere il dibattito, l’intervento della senatrice della Lega Elena Murelli che ha richiamato l’importanza della riforma del settore e della costruzione di una rete composta da istituzioni, operatori, famiglie e sistema sanitario per garantire la protezione dei giocatori.

«Siamo intervenuti regolando il gioco online e presto arriverà anche la riforma del gioco fisico. La questione fondamentale è, da una parte, tutelare il gioco legale e, dall’altra, fare in modo che il cittadino possa giocare per divertirsi. Questo è l’aspetto fondamentale».

Secondo Murelli, il contrasto al mercato illegale rappresenta una priorità perché il sistema non autorizzato non offre alcuna garanzia ai giocatori: «Dobbiamo tutelare il giocatore dal mercato illegale, perché il mercato illegale non ha la possibilità di proteggere il giocatore dal punto di vista del gioco patologico, non consente di tracciarlo e quindi non permette di mettere in campo tutti gli strumenti di tutela». La senatrice ha poi evidenziato il ruolo della prevenzione sanitaria, ricordando il lavoro svolto in Senato: «Quest’anno, in Commissione Sanità, Lavoro e Affari Sociali del Senato, abbiamo affrontato anche il tema della ludopatia. Non è una patologia che dobbiamo nascondere: esiste e deve essere gestita attraverso un sistema che permetta di intercettare il giocatore quando il gioco diventa un problema». Per Murelli, la rete degli operatori rappresenta uno strumento essenziale per individuare tempestivamente le situazioni di rischio: «Grazie alla filiera, alle associazioni di categoria e agli operatori abbiamo strumenti come l’autoesclusione nel gioco online e, nel gioco fisico, sistemi che consentono di controllare il gioco quando diventa problematico. È fondamentale che gli operatori siano formati e sappiano intercettare il giocatore anche fisicamente quando il suo comportamento diventa preoccupante».

L’attenzione, ha aggiunto, deve coinvolgere anche il contesto familiare: «Dobbiamo essere preparati come rete sociale. Le famiglie devono riuscire a intercettare i casi in cui il gioco diventa patologico e provoca problemi economici e sociali». Particolare preoccupazione è stata espressa per il fenomeno che coinvolge i più giovani: «Soprattutto nel gioco online, spesso i genitori non si accorgono che il figlio o la figlia iniziano a scommettere sempre di più e che il comportamento può evolvere in un problema di gioco patologico».

In conclusione, la senatrice ha ribadito la necessità di un approccio condiviso: «La rete deve essere composta dagli operatori della filiera, dalle famiglie, dai giocatori stessi, che devono essere informati, ma soprattutto dal Servizio sanitario nazionale, con operatori pronti a offrire supporto ai giocatori patologici. È questo il lavoro che stiamo portando avanti nei diversi tavoli, per costruire una risposta concreta attraverso una rete forte di operatori».

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