Il contrasto al gioco illegale non può basarsi esclusivamente sulla repressione, ma richiede anche una maggiore consapevolezza civica dei cittadini e un sistema concessorio capace di rafforzare la fiducia nelle
Il contrasto al gioco illegale non può basarsi esclusivamente sulla repressione, ma richiede anche una maggiore consapevolezza civica dei cittadini e un sistema concessorio capace di rafforzare la fiducia nelle istituzioni. È questo uno dei messaggi lanciati da Luigi Caramiello, professore ordinario di Sociologia dei processi culturali e comunicativi dell’Università Federico II di Napoli, intervenuto oggi a Roma nel corso dell’evento “Legalità in Gioco”, dedicato al ruolo del sistema concessorio nel comparto del gioco pubblico. L’iniziativa ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico e del settore per approfondire il valore del modello concessorio come presidio di legalità e strumento di contrasto al mercato illegale.
“Il gioco è una componente connaturata alla natura umana e un fenomeno sociale che non può essere semplicemente vietato. Proprio per questo è fondamentale che sia lo Stato a governarlo attraverso il sistema concessorio, evitando che venga lasciato alla sregolatezza”, ha affermato Caramiello.
“Il gioco illegale rappresenta un danno per l’intera comunità. Tuttavia, il contrasto non può limitarsi al solo meccanismo della repressione. È necessario rafforzare il senso civico, affinché ogni giocatore sia consapevole di quando opera all’interno del circuito legale e scelga responsabilmente di farlo. È anche una questione di coscienza individuale.”
Secondo il sociologo, il sistema concessorio svolge una funzione essenziale non solo sul piano regolatorio, ma anche su quello istituzionale. “Il gioco legale contribuisce a rafforzare la credibilità delle istituzioni. La legge non interviene con l’illusione di eliminare completamente determinati fenomeni, ma per contenerne le derive e ridurne gli effetti negativi sulla collettività. È come una diga: può non essere perfetta, ma abbatterla significherebbe lasciare campo libero a conseguenze ben più gravi.”
Caramiello ha infine ricordato come il gioco, al pari di altri fenomeni sociali complessi, presenti elementi di criticità che richiedono regole e controlli: “Non può essere considerato una merce qualsiasi. Senza un quadro normativo e un presidio pubblico efficace, il rischio è quello di favorire dipendenze, criminalità e costi sociali che ricadrebbero sull’intera collettività”.
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