26 Settembre 2020 - 04:10

Le nuove frontiere del gioco online: la liquidità condivisa. Di Stefano Sbordoni

Con il decreto legge n. 66/15 il Portogallo ha finalmente  regolamentato il gioco on line; a far data dal 28 giugno p.v. la commercializzazione del gioco on line non sarà

06 Maggio 2015

Print Friendly, PDF & Email

Con il decreto legge n. 66/15 il Portogallo ha finalmente  regolamentato il gioco on line; a far data dal 28 giugno p.v. la commercializzazione del gioco on line non sarà più illegale nello stato della penisola iberica.  Secondo le previsioni dell’esecutivo – spiega l’avvocato Stefano Sbordoni – le prime licenze potranno essere assegnate nell’ultimo trimestre dell’anno e si stima di incassare circa 25 milioni di euro sempre entro la fine del 2015. Non viene individuato un   tetto di assegnazione delle licenze, che potrebbero essere illimitate; la  tassazione sul gioco online dovrebbe essere compresa tra il 15% e il 30% degli incassi lordi degli operatori.

Sembrerebbe poi che  sia contemplata la liquidità condivisa, aspetto questo importante perché se veramente attuato sarebbe il primo Paese dell’Unione Europea ad autorizzare  la  possibilità di far giocare anche cittadini – maggiorenni si intende – di altri Stati membri.  Anche la Francia sembra lanciata ad autorizzare la liquidità condivisa. Ed infatti sembrerebbe che l’Arjel, “Autorité de Régulation des Jeux En Ligne” stia  studiando un emendamento da inserire nel progetto di legge francese sull’agenda digitale. L’idea dunque è quella di permettere ai siti di poker francesi di condividere ‘players pool’ con siti legali in altri mercati europei.

E’ la  seconda volta che in Francia si  prova a far passare un emendamento relativo alla liquidità condivisa; due anni fa, nel 2013, le Autorità non furono in grado di fare questo atto di coraggio. La nuova legge permetterebbe all’ARJEL di concludere accordi con altri mercati regolamentati. Lo scorso anno il mercato del gioco online in Francia ha raccolto 8 miliardi di euro: il poker cash ha incassato giocate per 4,3 miliardi di euro mentre 1,5 miliardi sono andati sulla modalità torneo, per un totale di oltre 5,8 miliardi. Il disegno  di legge dovrebbe  rafforzare la tutela dei giocatori con l’introduzione di nuovi controlli. Nel progetto è previsto che  i giocatori abbiano accesso ai dati raccolti da ARJEL in modo che possano verificare le proprie abitudini di gioco e valutare se siano in pericolo di sviluppare dipendenza dal gioco d’azzardo. Sarà inoltre possibile creare un nuovo organismo di mediazione per risolvere le controversie minori tra i giocatori e le società, spunti interrssanti anche per noi.  Riguardo poi gli altri paesi che hanno già regolamentato il gioco on line, sembrerebbe che la Spagna abbia mostrato interesse alla liquidità condivisa, anche se il suo mercato presenta notevoli problemi,  interni tra uno Stato e l’altro (le Comunidades) ed a livello generale.

Mentre l’Italia (ADM) ha sempre dichiarato di essere pronta ad offrire la liquidità condivisa a livello comunitario. Del resto il nostro Paese, ed è bene ricordarlo, è stato il primo a lanciare il poker on   line già da circa cinque anni con il Decreto del  Ministero delle Finanze  del  17 settembre 2007 “Disciplina dei giochi di abilità a distanza con vincita in denaro”.

La liquidità condivisa potrebbe costituire un’occasione per il rilancio del poker on line e per combattere l’offerta illegale; ed infatti con la modalità condivisa i servizi offerti dagli operatori legali nell’ambito della Comunità sarebbero più competitivi ed allettanti rispetto a quelli offerti dai siti illegali. Si pensi solo al valore dei montepremi nell’ambito di tornei offerti in liquidità condivisa, con numeri interessanti  per i giocatori.  Gli Stati quindi potrebbero  ottenere maggiori risorse dai volumi di raccolta.  Tutti gli operatori, però dovrebbero essere in grado di offrire questo servizio; in questo momento si ritiene che siano in pochi che a livello europeo potrebbero operare in modalità condivisa. L’esempio  degli Usa – tra Nevada e Delaware –   dice che  la condivisione e’ facilitata dalla presenza di pochi operatori. Sul fronte italiano potrebbe essere utile pensare al modello di liquidità condivisa, da introdurre magari con la delega – ma forse i termini non ci sono più -, oppure con la scadenza delle prime concessioni bersani – adeguate alla comunitaria – al 30 giugno 2016.

La liquidità condivisa  insieme ai social games potrebbe essere la nuova frontiera del gioco pubblico a livello europeo, con tutte le conseguenze del caso e non solo per il gioco fine a se stesso. Non regolamentando si potrebbe perdere (qualora questo non sia già avvenuto..) rispetto ai ns partners europei il vantaggio competitivo sul gioco on line, ottenuto precorrendo i tempi.

PressGiochi