11 Giugno 2026 - 09:19

Le lotterie come possibile avamposto del gioco “buono e giusto”

Una domanda che ci si pone troppo poco all’interno del settore è: come riabilitare l’immagine del gioco a vincita, al fine di renderlo più accettabile a livello sociale? Perché in

18 Maggio 2026

Una domanda che ci si pone troppo poco all’interno del settore è: come riabilitare l’immagine del gioco a vincita, al fine di renderlo più accettabile a livello sociale?

Perché in realtà, tutte le iniziative che i singoli concessionari prendono in tale direzione, vengono viste dall’opinione pubblica perlopiù come campagne pubblicitarie “alternative”, piuttosto che come sincere forme di supporto a onlus e organizzazioni no profit in genere.

Quindi, vi è ancora un diaframma culturale consistente, che le aziende non possono abbattere da sole.

Ci vorrebbe un intervento diretto, deciso e senza equivoci da parte dello Stato, che del resto è anch’esso considerato colpevole per la sempre crescente raccolta del gioco pubblico. E questo intervento dovrebbe riguardare le lotterie tradizionali: tutto ciò che resta all’erario dopo le vincite pagate e le remunerazioni alla filiera dovrebbe essere destinato al sostegno di opere assistenziali.

Come sappiamo, la lotteria, da secoli è considerata ovunque strumento di finanza pubblica, ed è un gioco che va oltre il gambling in senso stretto, qualificandosi perlopiù come un fatto di tradizione, dove tanti utenti acquistano il biglietto a titolo scaramantico, senza che questo possa mai condizionare le proprie finanze. Anche perché è comprovato che non esiste metodo per aumentare le proprie speranze di vincita in maniera più che infinitesimale.

Dunque, la lotteria è il gioco più lontano dal vortice del gioco d’azzardo patologico e, al tempo stesso, il più vicino alle più antiche forme di intrattenimento, nelle quali le estrazioni sono quasi sempre abbinate ad eventi di grande richiamo popolare. Quel che si è perso del tutto, invece, è il concetto di “lotteria di scopo”, ovvero di raccolta fondi per opere pubbliche, religiose e benefiche.

Oggi più che ieri, infatti, la gente mostra sensibilità nei riguardi delle iniziative di fundraising, che è anche il sintomo di un risveglio sociale che prescinde da possibili ritorni materiali. Siamo certi che una lotteria nazionale dedicata alla raccolta fondi per combattere il cancro, o per potenziare la lotta alle violenze sulle donne, o anche per rafforzare il fondo per le vittime della strada avrebbero successo. Molto più di una stantia Lotteria Italia (già di Capodanno) – che proprio quest’anno festeggia i 70 anni di attività – che dal record assoluto di biglietti venduti del 1995 (32 milioni) è scesa a una media recente di 5,8 milioni.

E’ evidente che l’abbinamento ai giochini televisivi (Affari Tuoi da ultimo; I soliti ignoti; La prova del cuoco, ecc.) non reggono più; così come appare un po’ indigesta al pubblico la formula di assegnazione dei premi giornalieri.

Ci vuole qualcosa di più agile e immediato ma, soprattutto, è necessario trasferire la lotteria (o le lotterie) su temi sociali rilevanti. Perché, insomma, non è un caso che Telethon abbia fatto, dal 1990 ad oggi, un percorso in crescita importante in termini di raccolta fondi: dai 10,2 mln di euro (cifra estratta dalla conversione da Lira) ai 70,8 mln del 2025.

Ed è inutile pensare che lo stesso ruolo possa essere svolto dalle lotterie istantanee, la cui concezione è completamente diversa, tant’è vero che il famoso Gratta Quiz del 2009 per sostenere i terremotati dell’Abruzzo fu un fallimento totale.

Una o più lotterie di scopo (non più di 3 o 4 per cominciare), potrebbero invece, ben servire le nobili cause e portare nelle casse dello Stato benefici indiretti, cioè appunto quelli di disporre di nuove risorse per finanziare determinati progetti, senza doverli estrarre dal proprio bilancio.

In ogni caso, si tratterebbe di dare una svolta socio-culturale, che deve essere accompagnata da una adeguata campagna di comunicazione e di marketing, basata sulla sincerità e la trasparenza assoluta.

Per una gradita coincidenza, la European Lotteries – organizzazione presente in 41 paesi europei, con un totale di 71 membri. 50 dei quali operano in uno Stato membro dell’Unione Europea (UE), che si avvale del supporto di circa 30 fornitori del settore delle lotterie – ha recentemente indetto a Lipsia uno workshop per focalizzare le nuove strategie da mettere in atto per la loro valorizzazione.

Il messaggio emerso con forza è che in un mondo caratterizzato da restrizioni sempre più stringenti e da un contesto sociale complesso, le lotterie rimangono salde nei loro valori e in messaggi chiari. Devono però adattarsi, agendo con resilienza in un ambiente in cui la fiducia e la reputazione del marchio siano più importanti che mai. I canali digitali in continua evoluzione e le nuove tecnologie, come l’intelligenza artificiale, stanno ridefinendo il modo in cui le lotterie interagiscono con i giocatori. Se ben utilizzate, offrono nuove opportunità, ma non possono sostituire l’importanza di un’autentica connessione umana. Ecco allora che una eventuale emigrazione delle lotterie verso la cosiddetta ‘economia sociale’ sarebbe uno straordinario passo evolutivo, trasformando esse stesse in strumento positivo per il miglioramento del benessere collettivo.

E nessuno venga a dire che le lotterie tradizionali possano, in tal modo, fare concorrenza agli altri prodotti. Esse viaggiano su binari diversi e sono l’esatto opposto dei giochi oggi più gettonati, basati dalla rapidità di svolgimento e remunerazione, né si può sostenere che la loro intrinseca ‘antichità’ potrà attecchire solo sulle fasce di popolazione più elevate.

La buttiamo lì, non come una provocazione bensì come un suggerimento, sperando che dall’arco istituzionale possa arrivare qualche feedback positivo.

PressGiochi

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