09 Agosto 2020 - 19:02

La Sardegna festeggia la chiusura della vertenza entrate e i giochi da problema si trasformano in soluzione

La decennale “vertenza entrate”, che ha impegnato Regione Sardegna e Stato in un lungo braccio di ferro, si è chiusa ufficialmente qualche giorno fa con l’approvazione in Consiglio dei ministri

23 Maggio 2016

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La decennale “vertenza entrate”, che ha impegnato Regione Sardegna e Stato in un lungo braccio di ferro, si è chiusa ufficialmente qualche giorno fa con l’approvazione in Consiglio dei ministri del decreto legislativo di attuazione dell’articolo 8 dello Statuto sardo.

«La novità più significativa – è il commento ufficiale di Palazzo Chigi – è legata alla devoluzione alla Regione, nell’ambito delle entrate erariali, della raccolta di giochi con vincita in denaro sia di natura tributaria sia di natura non tributaria in quanto costituite da utile erariale».

In soldoni, e questi sono i conti di Viale Trento, «nelle casse della Sardegna entreranno tra i 130 e i 150 milioni in più all’anno, e tutti i 900 milioni di arretrati rivendicati saranno pagati in quattro anni». Un accordo definito dalla Regione «un risultato storico» – gran parte del quale arriverà dagli incassi dei “giochi con vincita in denaro”, un forziere inesauribile per lo Stato. Anche l’Isola fa la sua parte con una raccolta di oltre un miliardo e mezzo, cresciuta negli anni e trainata dal boom delle slot machine, che valgono due terzi del totale.

L’assessore alla Programmazione, Raffaele Paci, parla di «risorse finalmente certe che potranno essere utilizzate in totale autonomia dalla Regione per migliorare la qualità della vita dei cittadini, creando opportunità di sviluppo e lavoro».

Per il presidente Francesco Pigliaru si tratta di «un risultato straordinario, ottenuto grazie a un costante lavoro quotidiano con Palazzo Chigi, ministero dell’Economia e Ragioneria dello Stato». Non la pensa così il suo predecessore e oppositore Ugo Cappellacci, che si aspetta «una vertenza entrate 2 per riprenderci tutto il maltolto», punzecchiando un «Pigliaru borseggiato e soddisfatto». Ma questa, si dirà, è normale dialettica politica. Premettendo che, comunque la si pensi, è stato messo il sigillo a un’estenuante partita che si trascinava da troppo tempo recuperando risorse importanti e accelerando i tempi per la creazione di un’Agenzia sarda delle entrate. L’accordo – frutto come è ovvio di ragionamenti di natura strettamente tecnica e finanziaria – si presta comunque ad alcune considerazioni. Possono andare d’accordo la lotta contro azzardo (anche legale) e ludopatie – ci sono diversi sindaci sardi “no slot” e due proposte di legge di Pd e Sel in Consiglio – e un bilancio regionale che dipende in parte anche dagli incassi degli stessi giochi?

La domanda che viene da chiedersi è se c’è o meno incoerenza. Laddove il gioco lecito viene su tutti i fronti avversato, per poi tornare comodo quando deve essere utilizzato come “bancomat” per sanare arretrati, una discrepanza si avverte. E ora invece una questione complessa si è improvvisamente risolta, nel senso che il gioco non è più il problema del territorio, ma la soluzione ai problemi del territorio. Una scommessa davvero vincente.

PressGiochi