02 Ottobre 2022 - 20:22

La proposta di Avviso Pubblico per la riforma del settore dei giochi

#Nosilenziosullemafie. È questo il titolo dell’Appello, rivolto alle candidate e ai candidati alle Elezioni politiche del 25 settembre, che Avviso Pubblico ha presentato questa mattina, mercoledì 7 settembre, nel corso

08 Settembre 2022

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#Nosilenziosullemafie. È questo il titolo dell’Appello, rivolto alle candidate e ai candidati alle Elezioni politiche del 25 settembre, che Avviso Pubblico ha presentato questa mattina, mercoledì 7 settembre, nel corso di una videoconferenza, insieme a Rosy Bindi, già presidente della Commissione parlamentare antimafia, Enzo Ciconte, storico delle organizzazioni criminali e Roberto Montà, Presidente di Avviso Pubblico.

Un Appello che vuole sollecitare i candidati e le candidate alle prossime elezioni a parlare di mafie e corruzione nel corso della campagna elettorale e ad impegnarsi, se eletti/e, a portare avanti cinque politiche e cinque proposte di impegno che l’Associazione ha elaborato, recependo le istanze di più di 500 enti locali e 11 Regioni attualmente associate, nonché monitorando costantemente i lavori di Camera e Senato tramite il suo Osservatorio parlamentare.

Ci sono politiche da perseguire e riforme da approvare, lavori che il Parlamento attualmente in carica non ha concluso, leggi che aspettano di essere emanate da tempo.

Tra le riforme da approvare, nella proposta di Avviso pubblico, compare anche il tema del gioco.

Gioco d’azzardo: la necessità di una legge-quadro

 

Il settore del gioco d’azzardo è caratterizzato da una diffusa frammentazione delle misure di limitazione del fenomeno adottate negli anni da Regioni e Comuni nell’ottica della prevenzione e del contrasto della diffusione dei disturbi da gioco d’azzardo. La cartina dell’Italia su questo tema è a macchia di leopardo, e spesso sensibili differenze si possono rintracciare anche rispetto a territori tra loro limitrofi: il rischio è di pregiudicare l’efficacia stessa di queste misure.

Negli ultimi mesi si è discusso a lungo di una legge delega di riordino del settore che, infine, non è stata approvata. È necessaria una riforma nazionale del gioco d’azzardo che dia certezze rispetto ad alcuni interrogativi ancora aperti.

Vanno definite, a livello statale, le concessioni per gli operatori del gioco, con bandi che consentano di superare l’attuale regime di continue proroghe, realizzando una pianificazione quantitativa e territoriale del gioco in Italia.

Tale pianificazione, in particolare, deve partire dall’assunto che la proliferazione dell’offerta di gioco a cui si è assistito negli ultimi anni è il primo elemento di rischio rispetto alla diffusione dei disturbi da gioco d’azzardo. Per questo, l’intervento statale sul tema dovrà partire dal principio della riduzione dell’offerta di gioco.

Serve poi definire una forma di regolamentazione di base rispetto ai due principali strumenti di contrasto ai disturbi finora adottati: distanziometro e limitazione degli orari di gioco. Si tratta di strumenti ideati per tutelare soprattutto quelle fasce di popolazione che, per condizione socio-economica o per età, si rivelano più fragili di fronte alle sirene del gioco d’azzardo.

L’obiettivo deve essere quello di garantire una maggiore omogeneità a queste misure, lasciando in ogni caso a Comuni e Regioni la possibilità di intervenire con misure più restrittive, cogliendo gli spazi di interventi che da almeno un decennio la giurisprudenza amministrativa riconosce agli enti territoriali, i primi a fronteggiare anche le conseguenze del gioco sulla salute.

In molte pronunce, i TAR e il Consiglio di Stato hanno ricordato, infatti, che di fronte all’espansione dei disturbi legati al gioco, per Comuni e Regioni, nei loro ambiti di competenza, è non solo possibile ma anche doveroso intervenire per ridurre e contrastare la diffusione di tali effetti.

Il prossimo Parlamento, intervenendo per riordinare il settore, dovrà tenere conto delle numerose risultanze che collegano le attività del gioco d’azzardo ad attività tipicamente oggetto della criminalità organizzata quali, ad esempio, prestiti a tassi usurari e riciclaggio di denaro proveniente da attività illecite.

Vanno poi implementate altre misure: anche con l’aiuto delle attuali tecnologie, va posta la priorità di rendere effettivo il divieto di gioco d’azzardo per i minorenni.

Il rapporto tra gioco e nuove generazioni è, del resto, un ambito particolarmente delicato anche alla luce dell’espansione del fenomeno del gaming, che dovrà essere oggetto di attenzione da parte del legislatore.

Il prossimo legislatore dovrà anche considerare gli effetti del gioco online: vanno in primo luogo raccolti dati certi per comprendere l’effettiva consistenza del fenomeno e, in ogni caso, va individuato il modo per intervenire anche rispetto a questo fenomeno.

Tra le proposte attualmente pendenti in Parlamento, si possono anche trarre alcuni spunti di lavoro per la prossima legislatura. Tra queste, ad esempio:

  • La proposta AS 2269, assegnata alla I Commissione Affari Costituzionali del Senato, contenente disposizioni in materia di rafforzamento delle misure di prevenzione del gioco minorile e della criminalità nelle sale, in cui si propone che l’accesso alle aree ove sono installati apparecchi di intrattenimento avvenga esclusivamente previa verifica della maggiore età e della non presenza nelle liste di un registro di autoesclusione di coloro che intendano essere inibiti dall’attività di gioco.
  • La proposta AC 3543, assegnataalla XII Commissione Affari sociali della Camera, contenente disposizioni per il contrasto delle forme di dipendenza dal gioco d’azzardo lecito mediante l’applicazione delle tecniche di “spinta gentile”, con cui si propone di promuovere, sostenere e finanziare azioni volte a favorire meccanismi di autoesclusione dei giocatori dal gioco e a contrastare la dipendenza dal gioco d’azzardo, anche semplificando le modalità di adesione al registro unico delle autoesclusioni dal gioco a distanza. La proposta di legge prevede inoltre l’istituzione di un tavolo tecnico, denominato “unità nudge giochi pubblici” (con un Fondo specifico di 3 milioni), composto da funzionari del MEF, da esperti con diversa preparazione in materia di scienze comportamentali, tra cui l’economia comportamentale, la psicologia, la sociologia, e in materia di ricerca sui consumatori.

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