27 Settembre 2020 - 21:34

La Norvegia e il fallimento dell’abolizione delle slot nei locali generalisti

Dall’Europa dell’Est al cuore dei Paesi scandinavi, passando per uno spaccato significativo di “terra germanica”: tre culture diverse, tre realtà politiche e sociali assolutamente non accostabili, eppure eguale “fallimento” delle

13 Giugno 2016

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Dall’Europa dell’Est al cuore dei Paesi scandinavi, passando per uno spaccato significativo di “terra germanica”: tre culture diverse, tre realtà politiche e sociali assolutamente non accostabili, eppure eguale “fallimento” delle legislazioni “anti-slot” adottate nei Paesi per eliminare gli apparecchi da gioco dai pubblici esercizi di prossimità.

Dopo la Polonia, la Russia, l’Ungheria, la Repubblica Ceca, (l’est) e l’Austria, anche la Norvegia – dichiara l’avvocato Isabella Rusciano dello Staff legale As.Tro – annovera il fallimento dell’adottato proibizionismo all’interno dei locali “normalmente” frequentati dalla popolazione.

Il caso della Norvegia è tuttavia emblematico, in quanto a decretare la “erroneità” della scelta abolizionista non sono degli osservatori interessati, ma la stessa Autorità locale a cui si deve la scelta di vietare il “gioco diffuso tramite apparecchi” per concentrarlo esclusivamente su un numero ridotto di videoterminali (le nostre VLT). L’Autorità, infatti, denuncia che a seguito di detta strategia, adottata proprio per abbattere il numero delle persone a rischio – G.A.P., il fenomeno della dipendenza da gioco patologico è tornato esattamente a “quei” livelli del 2013 che suggerirono l’opzione “abolizionista”, a causa del dilagare dell’on line non autorizzato, ovvero piattaforme di gioco non controllabili a cui accede un giovane su due, e percentuali molto elevate della popolazione: più di sessantamila malati di gioco on line, infatti, costituiscono la metà dei “nuovi affetti da G.A.P.” oggi censiti in Norvegia (122.000), ai quali le Autorità locali non esitano ad aggiungere una “prognosi di infezione” di dimensioni “pandemiche”, grazie all’invasività di internet e la “irresistibilità” del marketing esercitato dagli operatori del gioco on line (soprattutto non autorizzato).

In Italia succede lo stesso nei Territori in cui le normative restrittive sono state introdotte (all’installazione e all’operatività degli apparecchi legali), prime tra tutte Alto Adige, Liguria, Lombardia, ma in luogo “di evidenziare” l’errore, la politica già artefice delle limitazioni rivendica la bontà delle scelte localmente assunte, evidenziando che solo la “nazionalizzazione” delle loro misure (e quindi l’abolizionismo su scala nazionale) potrebbe “attivare” l’efficacia delle restrizioni (ad oggi foriere di G.A.P. , n.d.a.).

Neppure il “fallimento” del Paese “icona” della lotta alle slot ha sortito effetti “revisionisti”, confermando l’Italica propensione a difendere ciò che è sbagliato semplicemente negando l’errore ed accusando chi lo eccepisce di insensibilità verso “il dramma” dei malati di gioco.

Un dato tuttavia si impone: nel momento in cui tutto il nord (est-ovest) d’Italia (tranne la Valle D’Aosta) è oramai interessato da restrizioni orarie e/o metriche all’installazione e all’esercizio delle new slot (cui si abbinano realtà territoriali importanti dell’Emilia Romagna, la Regione Toscana, l’Umbria, l’Abruzzo, la Puglia), come è possibile che neppure “un” malato gioco in meno sia stato “evidenziato” e che ogni giorno si “celebri ovunque” l’estensione epidemiologica del G.A.P. ?

Chi ha introdotto “il job act”, lo difende citando i numeri dei nuovi assunti a tempo indeterminato, e non lamentandosi che “nonostante” il job act la disoccupazione non si arresta. Nel gioco, invece, funziona alla rovescia: chi produce costantemente nuovi malati di G.A.P. (impedendo al gioco lecito e controllato di lavorare) afferma che le misure adottare per restringere o espellere il gioco legale sono “buone proprio” per combattere il G.A.P..

Su questo “percorso di logica impervia” si colloca la proposta del sottosegretario al MEF di bandire le new slot da tutti i locali generalisti, per concentrarli solo nelle sale dedicate, ma non nelle attuali, bensì in un futuro numero di ambienti dedicati pari a 2-3 volte gli esistenti (per bilanciare l’eliminazione di un circuito con l’estensione dell’altro), augurandosi altresì che i 18 milioni di persone che non sono mai entrate a contatto con il “gioco professionale e dedicato” affluiscano nei mini-casinò (al fine di mantenere l’utenza di gioco).

Logica “complessa”, dal fallimento “statisticamente” prevedibile sotto il profilo della tutela della legalità sul Territorio, e della prevenzione al G.A.P..

PressGiochi