30 Gennaio 2023 - 02:54

La Conferenza episcopale del Lazio chiede alla politica di intervenire contro il gioco patologico

Stabilire orari limitati per accedere nelle sale da gioco e negli esercizi commerciali dotati di slot machine per ridurre al minimo la possibilità di ricorrere al gioco d’azzardo. È uno

05 Dicembre 2022

Print Friendly, PDF & Email

Stabilire orari limitati per accedere nelle sale da gioco e negli esercizi commerciali dotati di slot machine per ridurre al minimo la possibilità di ricorrere al gioco d’azzardo. È uno dei deterrenti all’azzardopatia individuati dalla Conferenza episcopale del Lazio che, tramite le Caritas diocesane, lancia un appello ai sindaci della regione per contrastare quella che è diventata la piaga dei nostri tempi. Il documento è stato diffuso questa mattina, 5 dicembre, durante il convegno “L’azzardo non è un gioco e sollecita le responsabilità” svoltosi nella Sala degli Imperatori del Palazzo Lateranense.

Nel testo commentato dal vescovo ausiliare di Roma Benoni Ambarus, delegato diocesano per la Carità, è evidenziato che i sindaci hanno il potere di intervenire in forza della legge regionale del Lazio n. 5 del 2013 emanata per contenere un fenomeno che nel 2021, ha visto, «nel solo Lazio, 11 miliardi e 568 milioni di euro scommessi, in media 2.019 a persona, con profitti per l’industria del settore per 839 milioni e 294mila euro». Le sale da gioco con ampie superfici nelle cinque province laziali sono 378 e gli esercizi che hanno installato al loro interno le slot machine sono 5.700.

La Conferenza episcopale del Lazio si impegna «a creare ancora più consapevolezza su questo dramma tra le comunità cristiane», ha aggiunto Ambarus, e al tempo stesso suggerisce agli amministratori locali di varare una serie di misure, tra le quali fasce orarie di apertura ridotte delle sale da gioco, l’interdizione dal gioco alle persone in evidente stato di ubriachezza e la separazione netta tra lo spazio dedicato alle slot e gli altri ambienti degli esercizi commerciali.

L’appello e il «grido di dolore» non è rivolto solo ai sindaci ma, come detto, anche alle comunità cristiane. «Ai sindaci chiediamo risposte necessarie e improcrastinabili che rientrano tra le loro possibilità, per regolamentare ed arginare questa deriva dell’economia e fabbrica di miseria che produce solo disgregazione sociale», ha detto il cardinale Angelo De Donatis, vicario del Papa per la Diocesi di Roma e presidente della Conferenza episcopale del Lazio. Le comunità cristiane devono interrogarsi sulle modalità «con le quali poter essere accanto a chi è nelle difficoltà», ha proseguito il porporato, rimarcando che «chi si rifugia in questa alienazione non cerca la fortuna economica, cerca di riempire la propria vita e arginare la solitudine». Il cardinale ha inoltre manifestato la «seria preoccupazione e il dispiacere» dei vescovi del Lazio perché «una legge regionale considerata di avanguardia, anche se mai entrata in vigore, come quella approvata nel Lazio nel 2013, sia stata pesantemente annacquata la scorsa estate».

L’azzardopatia – riporta Caritas di Roma -riguarda tutte le fasce d’età e per prevenire, sensibilizzare, formare e rendere i cittadini più consapevoli sui drammi che derivano dal gioco d’azzardo, nel 2013 la Caritas di Roma ha aperto l’Ufficio “No azzardo” che oggi ha, tra l’altro, intensificato gli incontri nelle scuole. Grazie al progetto “Game over” sono stati intercettati 966 studenti di 55 classi di 6 istituti superiori di secondo grado. Il 48%, tra i 14 e i 17 anni, ha dichiarato di giocare arrivando a sottrarre documenti e carte di credito ai familiari per accedere ai giochi online. È emersa anche la gravità di convivenza tra le pareti domestiche quando è presente il problema.

I dati aggiornati al 2018 dicono che in Italia i giocatori abituali sono 5milioni e mezzo e tra questi un milione e mezzo scommettono in maniera patologica. Il dato è stato ricordato dal sociologo Maurizio Fiasco, il quale ha annunciato che con la pandemia sono cresciuti in maniera «esponenziale» il gioco online che vede primeggiare le regioni del Sud. L’esperto ha anche spiegato che «tra le 51 modalità di gioco c’è la scommessa tra privati che non è compatibile con il codice penale. Tra l’altro un terzo di queste avvengono dall’estero facilitando così il riciclaggio di denaro».

Giustino Trincia, direttore della Caritas di Roma e presidente della Fondazione Salus Populi Romani, ha messo a fuoco «il legame esistente tra sovraindebitamento, azzardo e usura» e per arginare il problema ha lanciato alcune proposte: una più stretta collaborazione tra le fondazioni antiusura, la promozione di occasione di sensibilizzazione, di corsi di formazione ed educazione finanziaria, di una rete di sostegno per le famiglie coinvolte e forme di solidarietà più concrete per chi ha dilapidato il proprio patrimonio a causa dell’azzardo.

PressGiochi

Fonte immagine: caritas di roma