19 Aprile 2021 - 08:46

Istat. Lotterie e scommesse: il Covid mette a rischio il 53% delle imprese

Il 53% delle attività ricomprese da Istat nella categoria Lotterie e scommesse, alle quali si includono anche sale giochi e bingo, sono a rischio operativo secondo il Rapporto pubblicato oggi

07 Aprile 2021

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Il 53% delle attività ricomprese da Istat nella categoria Lotterie e scommesse, alle quali si includono anche sale giochi e bingo, sono a rischio operativo secondo il Rapporto pubblicato oggi dall’Istituto sulla Competitività dei settori produttivi – L’impatto della crisi sanitaria sulle imprese: effetti, reazione e fragilità strutturali.

 

Secondo i risultati delle indagini su “Situazioni e prospettive delle imprese nell’emergenza sanitaria COVID-19”, a fine 2020 oltre due terzi delle imprese registrava cali di fatturato rispetto al 2019 e il 62 per cento prevedeva ricavi in diminuzione anche nei primi sei mesi del 2021; il 32 per cento riteneva compromesse le proprie possibilità di sopravvivenza. Meno di una su cinque ha segnalato di essere stata sostanzialmente risparmiata dalla crisi.

La crisi ha colpito soprattutto le imprese di minore dimensione: a fine 2020 si ritenevano a rischio oltre il 33 per cento di quelle con meno di dieci addetti, il 26,6 delle piccole (10-49 addetti), il 10 delle medie (50-249 addetti) e il 15 per cento delle grandi (250+ addetti).

 

La crisi economica determinata dalla pandemia mostra una evidente connotazione dimensionale: in tutti i macro-settori la quota di imprese con fatturato in forte calo, così come quella di imprese a rischio operativo, tende a scendere all’aumentare della dimensione aziendale. In media più del 34 per cento delle unità con meno di dieci addetti ha segnalato seri rischi operativi; tale quota è pari al 26,8 per cento nel caso delle piccole imprese (10-49 addetti), scende tra il 10 e il 15 per cento nel caso di quelle medie e grandi (50 addetti e oltre), fino a costituire meno dell’8 per cento tra le grandi imprese industriali.

Riduzioni del fatturato superiori al 10 per cento, pur diffuse in tutti i macrosettori, caratterizzano in misura maggiore le unità dell’industria e degli altri servizi, ma l’impatto sull’operatività delle imprese è stato decisamente più incisivo nelle seconde: in queste attività la quota di unità a rischio è la più elevata in ogni classe dimensionale, con l’unica eccezione delle grandi imprese che segnano la situazione peggiore nelle costruzioni. Le maggiori difficoltà si osservano, ovviamente, nei settori più interessati dalle misure amministrative: la quota di imprese che ha segnalato seri rischi di chiusura è particolarmente elevata nelle attività delle agenzie di viaggio (oltre 73 per cento), in quelle artistiche e di intrattenimento (oltre 60 per cento), nell’assistenza sociale non residenziale (circa 60 per cento), nel trasporto aereo (59 per cento), nei servizi di ristorazione (circa il 55 per cento). Nell’ambito del comparto industriale risaltano, invece, le difficoltà della filiera della moda, in particolare nelle imprese dell’abbigliamento (oltre 50 per cento), delle pelli (circa 44 per cento), del tessile (circa 35 per cento).

 

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