12 Agosto 2026 - 07:04

Il settore dell’intrattenimento a confronto oggi a Roma. Lollobrigida (ADM): “Il gioco fisico va rilanciato, cresce l’illegale”

Si è tenuto questa mattina, giovedì 17 luglio, presso il Palazzo dell’Informazione Adnkronos di Piazza Mastai a Roma, l’evento promosso dalla Sezione Concessionari ADI di AS.TRO Confindustria SIT dal titolo

17 Luglio 2025

Si è tenuto questa mattina, giovedì 17 luglio, presso il Palazzo dell’Informazione Adnkronos di Piazza Mastai a Roma, l’evento promosso dalla Sezione Concessionari ADI di AS.TRO Confindustria SIT dal titolo Il futuro dell’intrattenimento: mercato, regole e innovazione”. Un’occasione di confronto tra i principali attori del comparto per analizzare lo stato del settore del gioco pubblico – in particolare quello retail – a partire dai dati contenuti nel nuovo Report CGIA Mestre, che evidenzia una fase di forte contrazione, con ricadute pesanti soprattutto nel comparto degli apparecchi da intrattenimento.

All’incontro, moderato dal giornalista de Il Messaggero Andrea Bassi, sono intervenuti Armando Iaccarino (Vicepresidente AS.TRO Confindustria SIT ed ex Direttore ADM ADI), Gennaro Parlati (Presidente ACMI Confindustria SIT), Marco Piatti (Amministratore di Prisma ed esperto del settore giochi), Giuseppe Volpe (Managing Partner di CuiProdest, esperto in lobbying e business diplomacy) e Marco Zega (Coordinatore della Sezione Concessionari ADI di AS.TRO Confindustria SIT e Direttore Affari Istituzionali & Sviluppo Business di Codere Italia).

Uno dei passaggi centrali del dibattito è stato l’intervento del Direttore Giochi ADM, Mario Lollobrigida, che ha offerto un quadro aggiornato e realistico delle difficoltà che il comparto si trova ad affrontare.

“I dati relativi al periodo fino a maggio 2025 – ha spiegato il direttore Lollobrigida – purtroppo confermano un trend negativo: una perdita del 5% in termini di raccolta e del 6% per l’erario. Questo andamento è coerente con i dati del nostro bollettino trimestrale.

Un tema cruciale è quello della delega fiscale: il decreto di riordino del settore si è fermato non per responsabilità del regolatore, ma per problematiche legate alla richiesta delle Regioni di partecipare al gettito. Questo stallo ha portato al rinvio del termine per l’attuazione della delega ad agosto 2026. Noi abbiamo completato il nostro lavoro tecnico, rispondendo ai dettami della legge 111, ma il nodo politico rimane.

Il settore più colpito è quello degli apparecchi da intrattenimento, che soffre per la mancanza di regole chiare e univoche a livello nazionale. L’incertezza normativa, alimentata anche da disinformazione e da interventi locali contraddittori, ha generato un clima ostile che rischia di compromettere l’intera filiera. Alcune iniziative territoriali, come nel caso della provincia di Varese, sono state adottate senza una reale base giuridica. In sede tecnica avevamo anche proposto un periodo sperimentale per testare nuovi apparecchi e sistemi con pay-out più alto, ma non ci è stata data la possibilità. Inoltre, anche tra i grandi concessionari ci sono visioni differenti, perché cambiare le regole tecniche comporta un processo complesso, sia internamente che a Bruxelles.

Altro tema chiave è la cannibalizzazione del fisico da parte dell’online, che cresce a doppia cifra. Non possiamo ignorare che le nuove generazioni si rivolgono sempre più al digitale. Questa crescita, tuttavia, non è positiva per lo Stato, visto che l’online genera minori entrate rispetto al fisico. In parallelo, cresce anche il gioco illegale, soprattutto online: criptocasino, piattaforme su social come Instagram, realtà difficili da controllare. Le armi a disposizione dell’Agenzia e della Guardia di Finanza sono purtroppo limitate. Abbiamo difficoltà persino a inibire i pagamenti tra giocatori e operatori illegali, e a far rispettare i blocchi previsti dal regolamento. Abbiamo proposto nuove norme, lavorato su una circolare specifica e stiamo valutando un rafforzamento anche attraverso competenze digitali e strumenti più avanzati. Serve forse una vera e propria “unità hacker” all’interno delle istituzioni.

In sintesi, serve un riordino urgente, soprattutto per il settore apparecchi. L’auspicio è che la Legge di Bilancio possa sbloccare il confronto finanziario tra Stato e Regioni, permettendo al decreto di vedere la luce nel 2026. Nel frattempo, il nostro lavoro tecnico prosegue, in collaborazione con concessionari e produttori” ha concluso.

Nel corso dell’incontro è stata anche presentata la nuova campagna di comunicazione “2500 cmq di legalità”, promossa da CuiProdest, che intende rilanciare – attraverso un linguaggio chiaro e diretto – il valore legale, sociale ed economico dell’offerta regolamentata.

«2500 cmq rappresentano una slot, ma anche un presidio di legalità sul territorio – ha spiegato Giuseppe Volpe –. La campagna vuole raccontare cosa significa davvero questo spazio, in termini di sicurezza per i giocatori, tutela per i minori, e garanzie per lo Stato. Il numero delle slot può essere ridotto, ma chiediamoci cosa prenderà il loro posto: campi fioriti o qualcosa di diverso, magari illegale?».

Una riflessione che ha trovato ampia condivisione anche tra i rappresentanti istituzionali presenti al tavolo. Armando Iaccarino, vicepresidente di AS.TRO Confindustria SIT, ha posto l’accento sul valore dell’analisi quantitativa come base per comprendere davvero l’evoluzione del comparto.
«I numeri ci parlano di una contrazione strutturale, soprattutto sul fronte delle AWP – ha osservato –. Dal 2019 ad oggi, la raccolta e il gettito si sono ridotti di circa il 30%, con un impatto da un miliardo e mezzo per l’erario. La rete distributiva si è drasticamente ridotta, specie nei bar e nei tabaccai, e i dati del primo trimestre 2025 confermano questo trend negativo. È il segnale che il comparto ha raggiunto la maturità e richiede ora un approccio nuovo, che superi le logiche difensive e tenga conto dei nuovi modelli di consumo, della concorrenza online e dei cambiamenti sociali».

Marco Zega, Coordinatore della Sezione Concessionari ADI di AS.TRO e Direttore Affari Istituzionali & Sviluppo Business di Codere Italia, ha richiamato l’attenzione sulle conseguenze dell’ennesimo rinvio del riordino. «La delega fiscale è stata prorogata ad agosto 2026, ma il comparto fisico non può permettersi di aspettare ancora. Il rischio è che l’assenza di interventi urgenti comprometta definitivamente la tenuta del settore. Serve una rivitalizzazione immediata del prodotto, anche attraverso l’aumento del payout minimo. Dove non c’è gioco legale – ha avvertito – cresce l’illegale. E senza regole chiare, nessun operatore può garantire una pianificazione credibile. ADM e politica devono fare la loro parte per evitare che un’intera filiera venga sacrificata all’inerzia decisionale».

Gennaro Parlati, presidente di ACMI Confindustria SIT, ha ribadito la necessità di pensare oggi all’apparecchio del futuro, pur riconoscendo quanto sia difficile farlo in un contesto di continua incertezza normativa. «Ogni volta che ci proviamo – ha affermato – ci rendiamo conto che è quasi impossibile immaginare l’apparecchio del 2035, perché nel frattempo tutto cambia: il settore, l’utente, le regole. Ma nonostante anni di dubbi e difficoltà, siamo ancora qui, a difendere il diritto del giocatore consapevole. Gli apparecchi da intrattenimento sono oggi il prodotto di gioco più sicuro, il più controllato. L’Italia è stata pioniera in Europa nel creare un sistema così evoluto per contrastare l’illegale».

Marco Piatti, amministratore di Prisma ed esperto analista del settore giochi, ha offerto un’analisi strutturata delle dinamiche economiche che attraversano il comparto, partendo dall’articolo 15 della legge delega n. 111 del 2023. «Il sistema ha bisogno di un riequilibrio – ha spiegato – che tenga insieme ordine pubblico, sostenibilità e competitività. Ma serve anche una svolta culturale: il prodotto regolamentato è ormai percepito come obsoleto, soprattutto tra i più giovani, attratti da forme di gioco alternative, anonime e spesso illegali. Per non disperdere il patrimonio del comparto, dobbiamo pensare già oggi all’apparecchio del 2035, quando scadranno le concessioni. Non basta adeguarsi, bisogna anticipare».

 

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